Come sugli alberi le foglie - Guanda, 2016

Milano nei primi anni del '900 è una città in pieno rinnovamento, un grande laboratorio in continua evoluzione, dove il progresso sembra a portata di mano. Per una generazione di ragazzi cresciuta all’Accademia di Brera è tempo di rivoluzionare l’arte e buttarsi nel futuro. Seguono le idee avanguardiste di Filippo Tommaso Marinetti e si ritrovavano a casa di quest'ultimo, la famosa «casa rossa» di corso Venezia 61, a scrivere i manifesti futuristi: Boccioni, Erba, Sironi, Carrà, Russolo. Fra loro c’era anche Antonio Sant’Elia, architetto comasco geniale e visionario.
Capitolo dopo capitolo, gli scenari cittadini si alternano a quelli sul fronte della Grande Guerra, alla quale i nostri giovani aderirono con entusiastico spirito intervista, dapprima come volontari del Battaglione Lombardo Volontari Ciclisti Automobilisti, poi chiamati alle armi per leva. Ma il conflitto, lungi dall'essere una guerra lampo, futurista e artistica, si rivela per quello che è: una lunga, faticosa guerra di trincea.

«La guerra era fatica, sudore, fango e merda. Altro che igiene del mondo. Non che il suo patriottismo fosse venuto meno. Di certo la sua idea romantica della guerra s’era sgretolata. Quello che aveva capito era che vita e arte erano cose differenti» - Umberto Boccioni, che morirà a soli 33 anni per una caduta da cavallo.
«La trincea, questo budello paleolitico, è il luogo dell’incoscienza. Della bestialità, del caos. Il nemico siamo noi. Nessuno è davvero innocente in una trincea. E nessuna guerra sarà mai giusta» - Antonio Sant'Elia, prima di sferrare l'attacco alla trincea nemica, dove perderà la vita ventottenne, lui che da architetto si sentiva un costruttore e che nella distruzione non trovava nulla di creativo.

Come sugli alberi le foglie, che ha vinto nel 2018 il Premio Nazionale di Narrativa Bergamo, racconta i sogni e le speranze di questi giovani italiani, illusi dalla retorica dannunziana che li portò sul campo di battaglia a cercare la bella morte, e lo fa usando proprio le loro parole, reperite dall'autore consultando diari, epistolari e memorie.


GIANNI BIONDILLO è architetto e scrittore, scrive per il cinema e la televisione, pubblica su quotidiani e riviste nazionali. Con Guanda ha pubblicato la serie dedicata all’ispettore Ferraro, romanzi gialli che raccontano Milano, quella dei quartieri dove la città vive e soffre. L'ultimo titolo, appena uscito, è I cani del barrio, dove il barrio è il quartiere di via Padova. Sempre per Guanda sono usciti anche i saggi Metropoli per principianti, Manuale di sopravvivenza del padre contemporaneo, scritto con Severino Colombo e con Michele Monina TangenzialiDue viandanti ai bordi della città.
Nel 2021 ha curato per EuroMilano il volume Miracolo a Milano. Un omaggio a un film e a una città, che si può scaricare gratuitamente in pdf