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Gli ultimi messaggi del Forum

Arcipelago N - Vittorio Lingiardi

Una bella panoramica sul mito e sul concetto di narcisismo; più teorico che pratico, di taglio molto psicanalitico, interessante ma le aspettative indotte dalla copertina sono state un po' disattese, o forse ero io che mi aspettavo erroneamente uno sguardo più concreto.

X - Valentina Mira

Estate 2010, Valentina è fresca di maturità e pronta per godersi le vacanze precedenti all'esordio all'università.
In una calda serata romana partecipa ad una festa con il fratello di un anno minore e alcuni amici, tra i quali il miglior amico del fratello: G.
... e proprio da G. viene violentata durante la festa.
G. è un ragazzo "normale", di una famiglia "normale", di un quartiere "normale".
Denuncia? No silenzio.
Valentina confessa profondamente ferita quanto accaduto solo all'amatissimo fratello - e lui le volta le spalle, si schiera dalla parte di G.
Questo è forse il dolore più profondo provato da Valentina: il non avere l'appoggio del fratello, che continua a frequentare G., e non credendole sbriciola l'autostima di Valentina, la annienta, e fa di lei una donna chiusa, insicura, persa.
Finchè la rabbia cresce talmente che Valentina decide di scrivere X e confessare apertamente al fratello, ai genitori, al mondo quello che ha subito, e quanto dolore, rabbia ed odio covano dentro di lei - persino sul posto di lavoro il suo responsabile pronuncia e mette in atto oscenità vergognose, e Valentina nuovamente subisce.
Questo è un romanzo di terribili confessioni - forse unico strumento per rinascere e tornare a vivere. Solo attraverso X Valentina può riscattarsi e liberarsi, in un percorso di sofferenza in cui da vittima diventa carnefice apprendendo l'odio per poi trasformarlo in forza positiva.

“Pensavo che quando ti succede una cosa brutta come uno stupro, l’iceberg della tua vita è quello lì. E invece no. L’iceberg della mia vita è stato vedere mio fratello che mi voltava le spalle mentre affondavo. E’ stato allora che ho capito che a ucciderti non è quasi mai l’urto, né il naufragio; è vedere quando scappa via veloce chi ha una zattera e nessuna intenzione di condividerla”.

“Una che è passata dalla parte del torto. Una che è diventata tutto quello che odiava di più al mondo. Una violentata che è diventata violenta. Una morsa da un lupo mannaro che diventa una lupa, e senza neanche la luna piena”.

Nel nome del figlio - Björn Larsson

Una riflessione introspettiva nella quale l'autore parte dall'elemento autobiografico, la morte prematura di un padre giovanissimo, per indagare i motivi della propria indifferenza nei confronti di questo lutto. Una reazione che viene subito stigmatizzata dalla comunità di appartenenza e, soprattutto, dalla madre, spingendo l'autore a nascondere per sempre agli altri questo suo sentimento non accettato. Tuttavia, pur nella convinzione di non poter provare un sentimento diverso, il dubbio di qualcosa che non abbia funzionato nei rapporti familiari e una nostalgia di qualcosa che è mancato, lo spingono ad interrogarsi lungo tutta la sua vita. L'indagine porta l'autore a ipotizzare alcune cause per le quali il rapporto con il padre non si sarebbe sviluppato, ma anche a confrontarsi con coloro che l'avevano conosciuto, nel tentativo di recuperare dei pezzi di vita persa. Un altro tentativo di indagine e confronto è il dialogo ideale con alcune grandi figure del mondo letterario dal vissuto analogo, riversato in qualcuna delle loro opere.
Durante il suo percorso, l'autore si rende conto dell'impatto che, ad onta del suo primario sentimento di "indifferenza", questa figura mancante della propria vita ha avuto nelle sue scelte e nei suoi comportamenti e rilegge la propria vita alla luce di questa assenza, facendo intravedere una "nostalgia" e un nuovo bisogno di confronto prima sconosciuto.

Fame d'aria

Fame d’aria di Daniele Mencarelli.
Titolo azzeccatissimo, anche perché, leggendolo, senti la necessità di fermarti per respirare.
Il tema è quello dell’autismo e di come questo impatti sulla vita di una famiglia.
Padre e figlio iniziano un viaggio che li dovrebbe portare a Marina di Ginosa, ma, durante il tragitto la macchina si ferma. Soggiorneranno in un paesino abitato da persone semplici, dove la vita scorre tranquilla e dove, parole come autismo, spesso non si conoscono.
“E’ autistico, a basso funzionamento, bassissimo”.
“L’autismo l’ho sentito, anche qui in paese c’era un ragazzo, ora vive in un istituto perché i genitori sono morti, ma il funzionamento… basso… non l’avevo mai sentito”.
“Significa che non parla, non sa fare nulla, si piscia e si caca addosso”.
In questa ultima frase c’è tutta la rabbia, la frustazione, il dolore, la non accettazione che il padre prova nei confronti del figlio.
Continui a leggere il libro, ma poi ti devi fermare di nuovo.
“Lo Scrondo ha riempito il pannolone di merda”.
“Schifoso”.
Chi? Pensi tu! Ma non si chiamava Jacopo il figlio? Si, ma questo soprannome glielo ha affibiato il padre Pietro per ricordare quel personaggio degli anni ‘80 che sembra un mostriciattolo.
Continuo a leggere e mentre tutti i personaggi ti entrano nel cuore, perché in loro vedo una semplicità ed una generosità unica, inizi a provare un certo fastidio nel comportamento di Pietro, mentre simpatizzi per Jacopo.
Poi arriva Gaia, che è la felicità fatta in persona e che riesce a trovare un varco nel duro cuore di Pietro. Ma Gaia non è una persona qualunque…
Il colpo di scena finale e la sua conclusione ti lasciano spiazzata.
Ho letto tutti i libri di Mencarelli, ma questo non fa sconti a nessuno!

L'Antonia - scelte e raccontate da Paolo Cognetti

Cognetti, con percepibile amore e cura, ripercorre la vita dell'Antonia contestualizzando i suoi scritti (poesie, lettere, più raramente stralci di diario) e donandoci uno sguardo intimo e sincero sulla poetessa prematuramente scomparsa. La voce dell'autrice arriva potente, insieme alle sue fotografie, e il libro vale davvero la lettura se si vuole iniziare a conoscere quest'intelligenza sensibile e profonda.

La famiglia Aubrey - Rebecca West

Scritto con stile impeccabile e ironia pungente, questo romanzo racconta la vita di una singolare famiglia inglese, povera di denaro ma tanto ricca di talento, intelligenza e sensibilità.

“Era lampante per noi che nostro padre fosse nuovamente caduto in preda della disperazione per la situazione in cui versava il mondo, e che ancora una volta aveva deciso di mettere da parte uno strumento inutile come l’intelletto e affidarsi al caso, che immaginava essere alla base del successo di coloro che avevano un tipo di intelligenza diversa dalla sua.”

“È davvero incredibile vedere come quella sua mente semplice abbia escogitato questo stratagemma per difendersi dalla disperazione. Le menti più complesse invece non godono di queste difese. Un pensiero che sia degno di essere chiamato tale non ha pietà di se stesso: questa, per quanto spaventosa, è la prova del suo valore.”

Olle - Guus Kuijer

Bellissimo ritratto di un cane speciale, capace di parlare (come tutti i cani, del resto, se sappiamo ascoltare) e di conquistarci con la sua delicatezza. Kuijer è sempre un ottimo autore, per tutti, grandi e piccoli; in questo caso, consigliato (molto consigliato) dagli 8 anni in su.

Brave ragazze, cattivo sangue - Holly Jackson

Questo romanzo è il seguito di "Come si uccidono le brave ragazze" e i due romanzo vanno necessariamente letti in ordine temporale.

Ritroviamo i protagonisti della precedente vicenda, cioè Pip e Ravi - ancora profondamente scossi e turbati per quanto loro accaduto e per la triste perdita del fratello di Ravi; insieme a lui, Pip aveva cercato in ogni modo di investigare per chiarirne la morte e renderne a tutti chiara l'innocenza.
Stanca per i pericoli vissuti, Pip ha promesso alla propria famiglia che mai più "giocherà alla detective" - finchè nella cittadina in cui vive scompare Jamie, il fratello maggiore del suo carissimo amico Connor.
Pip non può proprio tirarsi indietro, deve indagare e cercare Jamie - anche perchè la polizia locale non dà alcuna importanza alla sua scomparsa, essendo lui più che maggiorenne.
Il podcast di CULBR diventa il meccanismo chiave della nuova indagine, anche stavolta Pip correrà seri pericoli ma dimostrerà quanto la sua intelligenza ed il suo intuito siano utili alle ricerche del disperso.
Romanzo molto piacevole, scorrevole, letto tutto d'un fiato!

"Avevo fatto una promessa. A me stessa, A tutti quanti, Avevo detto che non lo avrei più fatto, non avrei mai più giocato alla detective, non mi sarei più smarrita nel mondo di segreti di una piccola città. Non io, non più. E l'avrei mantenuta; so che l'avrei mantenuta.
Ma è successa una cosa e ora devo infrangere quella promessa."

Crimini e misteri per la stanza da bagno - M. Diane Vogt

L'idea è molto simpatica, la realizzazione non pienamente riuscita. Troppi dei crimini proposti richiedono conoscenza dettagliata e specialistica dell'argomento risolutivo, alcuni sono invece poco convincenti; ce ne sono di davvero belli, ma sono una minoranza.
Non lo consiglio a meno che non siate proprio dei patiti del genere.

Nomadland - scritto, diretto e montato da Chloé Zhao

Colpito e affondato! Una riflessione sulla morte, sulla natura, sulla natura delle cose, l'abbandono, la perdita, gli affetti veri, la ricerca della propria identità, non ultimo: il lavoro. Einaudi non mi è mai piaciuto e resta debole anche qui, si poteva scegliere di meglio. Frances è perfetta. Ennesimo film sugli americani e il loro amore per la poesia oltre che per la natura: sembra che ancora sopravvivano spazi di wilderness, cosa che in Europa e soprattutto in Italia, vista la densità di abitanti o l'invadenza di controlli legalisti, è sempre più impossibile. "Non perdere tempo", "siamo plasma delle stelle".

Spare. Il minore

Difficile fare la recensione di un libro così corposo, ma ci provo ugualmente.
Sicuramente molti di noi ricordano ancora quel bambino dai capelli rossi, con la testa china, dietro la bara di sua mamma, e sicuramente abbiamo provato tutti una stretta al cuore per una perdita così grande in tenera età. Quello però che nessuno immagina è, che a quel bambino, nessuno ha dato conforto ed aiuto. Crescendo Harry ha provato a colmare quel vuoto con altro, ma quell’altro non è stato capace di farlo in quanto sbagliato. Solo in età adulta è riuscito a risolvere in parte i suoi problemi affidandosi ad una brava terapeuta.
Il libro è diviso in tre parti: la prima molto confusionaria, non c’è un filo logico e i passaggi temporali tra passato e presente non rendono facile la lettura. Filo conduttore la stampa, l’alcol, la droga e quel senso di inadeguatezza in quanto secondo che per certi versi ti crea paranoia. Troppi vuoti di memoria e troppi non ricordo fanno di Harry un ragazzo sicuramente fragile, immaturo e per certi versi poco credibile.
La seconda parte riguarda la sua missione in Afganistan, dove pare che la disciplina militare un pochino sia riuscito a raddrizzarlo, ma rimangono comunque la stampa, l’alcol e la droga. Esilarante la parte della sua visita al Polo Nord dove, oltre ai geloni a guance e orecchie, gli si sono gelate pure le parti basse. Leggere poi che ha dovuto chiedere aiuto ad un’amica che gli ha consigliato la crema da viso di sua mamma, mi ha fatto veramente ridere, però mi chiedo anche se quella parte non si poteva saltare.
Terza e ultima parte, forse quella che mi è piaciuta di più, dove Harry racconta di Megan e di tutto quello che ne è seguito dopo.
Il libro però è anche altro. Prima di tutto ne esce un quadro di una famiglia reale molto rigida a tradizioni secolari. Assurdo chiedere ad un bambino di undici anni di non piangere al funerale della propria mamma perché così vuole il protocollo. Assurdo non prendere posizione con una stampa così pressante perché “così è sempre stato e va accettato”. Assurdo nel 2023 dover sottostare a protocolli così rigidi a discapito anche della propria salute.
Sono molto rimasta colpita dal fatto che la moglie di Willy si chiami Chatherine, ma che abbia dovuto cambiare il suo nome in Katerine in quanto, la moglie di Carlo si chiama Camilla e tre nomi con la C non potevano convivere assieme. Ma questo chi non ha letto il libro non lo saprà mai e penserà che Kate sia il suo nome.
Il principe Carlo è la figura che meno mi è piaciuta. Imbragato in un ruolo che forse non sente suo, sembra interessarsi poco o nulla delle sorti dei propri figli, nonostante Harry, per tutto il libro parli sempre bene di lui. Assurdo leggere che alla morte della regina Carlo abbia deciso di condividere questo momento solo con i figli e non con le rispettive mogli. E’ per caso anche questa la prassi? Non lo so e nel libro non viene detto. Certo è che alla morte della regina c’erano Carlo, Harry e William.
Finito il libro ti rendi conto che la famiglia reale che siamo abituati a vedere in tv, sorridente e allegra, di certo non lo è e che alla fine Harry abbia fatto benissimo a distaccarsene.
Un consiglio. Non credete a tutto quello che racconta la stampa inglese, perché spesso non è così.

Lamurusanza - Tea Ranno

Romanzo corale: più di 80 personaggi, un cane magico e un fantasma che si rende visibile per realizzare le vicende della trama ,sull’onda del buonismo irreale che tutto sana e porta a buon fine.
Come in una fiaba per adulti.
Tanti dialoghi in siciliano abbastanza stretto, una sola frase tradotta in italiano.