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Gli ultimi messaggi del Forum

R: Le quattro casalinghe di Tokyo - Natsuo Kirino

Un buon libro scritto in maniere avvincente e con un ritmo incalzante per tutte le oltre 650 pagine. Consigliato non solo a chi piace il genere thriller/giallo ma anche a chi fosse interessato a uno spaccato della realtà giapponese non scontata. Molto belle queste quattro figure femminili, ognuna diversa dalle altre ma tra loro accomunate da un'unico senso di rivalsa verso un mondo (a mio parere) particolarmentre maschilista come quello giapponese contro il quale si "affrancano" ognuna a modo proprio a seconda del loro carattere e personalità.

Spasimo ; Crisi ; Sete / [1. film regia di Alf Sjöberg, sceneggiatura di Ingmar Bergman ; 2. e 3. film regia di Ingmar Bergman]

Il tempo passa e tu sarai in grado di ripensare a tutto questo senza dolore: ecco, bastano poche righe, poche battute, a immortalare questo "Hets" e a smascherare la firma di Bergman per un film del dimenticato Alf Sjöberg. Un film didattico su un insegnante sadico e una ragazza masochista autolesionista, un film sulle crisi adolescenziali girato lucidamente, sinceramente, come pochi se ne sono visti in questi ultimi 77 anni (Varda? Weir? Altman? Malle?). Con "Kris" invece entriamo nel territorio del genio Ingmar e infatti adesso più ci ripenso, più lo rimastico, e più mi piace e lo amo e vi riconosco gli ingredienti classici del suo cinema migliore, in tutta la sua crudezza e spietatezza seppur dolce e tenero. Basta dire: Sono così felice, ora... E già non sei più felice. Emergevi da malattia, sofferenza, timori e tremori e ahimè già ti ci rituffi, il sogno di un attimo. Il primo film, siamo nel 1946, siamo in Svezia dove insomma non si mangiano marmotte crude! No, anzi, c'è un regista che ci fa ascoltare, nell'orgasmo finale, la musica ossessiva di un teatrino vicino, fino all'immancabile morte catartica esiziale.

Impiegati... male! - written for the screen and directed by Mike Judge

Le matte risate! Un classico film comico da ridere a crepapelle, giocato ovviamente su clichés impiegatizi, una specie di "Smetto quando voglio" americano ante litteram con in più l'aggiunta alleniana dell'ipnosi che rende il tutto ilarmente surreale... Ah, che bello sarebbe far quel che si vuole! e infatti liberare l'es ai tempi dei floppy disk non può che concretizzarsi in un bell'incendio. Bello Ron Livingston.

La biblioteca di mezzanotte

Nora, tentato il suicidio, si risveglia in una grandissima biblioteca deserta salvo che per la presenza della "bibliotecaria" Mrs Elm, che le spiega che quella biblioteca è una sorta di terra di mezzo tra la vita e la morte in cui Nora potrà scegliere fra i tanti libri presenti la vita che vorrebbe ora tornare a vivere.
Le molte scelte che effettuiamo ogni giorno indirizzano il corso della nostra vita, ogni altra scelta non fatta costituisce una vita diversa che avremmo potuto vivere - e ce ne sono quindi migliaia in attesa di essere vissute.

"Tra la vita e la morte c'è una biblioteca" disse.
"E all'interno di questa biblioteca, scaffali e scaffali di libri che si rincorrono all'infinito. Ogni libro offre la possibilità di vivere un'altra delle vite che avresti potuto vivere. Di vedere come le cose avrebbero potuto essere, se avessi fatto altre scelte ...
Avresti agito diversamente, se ti fosse stata concessa l'opportunità di gettarti alle spalle i rimpianti?"

Uno strano paese - Muriel Barbery

terribile! mi sto sforzando per portarlo a termine ma sono spesso sul punto di chiedermi: perchè voglio farmi del male?
libro noioso prolisso sconclusionato, trama esile e inconsistente. d'accordo, ha immagini poetiche ma vale davvero la pena di perdersi altri 'viaggi' nella fantasia sacrificando il proprio tempo su quest'opera?

Ils se sont tus - di Khaled Lakhdar Benaissa

The project ha tutti gli ingredienti dell'orizzonte fenomenologico arabo-tunisino: tutti che fumano, dicono parolacce, danno un calcio alla palla, non mettono il velo, parlano francese con le guardie, quella che io posso immaginare sia la vita quotidiana al di là dello stretto di Sicilia... Il tutto condito con estremo realismo crudo (però ci potrebbe anche essere un realismo romantico, o no?). Alla fine è una bella metastoria sui meccanismi di censura e produzione cinematografica. Waramutsého invece è il Ruanda visto dalla Francia, Kigali da Tolosa: che cosa è successo nel 1994 nel mondo, agli africani emigrati che chiamavano casa e che dovevano continuare a confrontarsi faccia a faccia tra loro? Ils se sont tus, infine, è un film surreale dove vediamo sventolare rumorose bandiere pakistane a Namur, in Belgio.

Harakiri - regia Masaki Kobayashi

Una volta non si davano le dimissioni... Qui siamo nel Giappone del 17° secolo e il suicidio era proprio un rituale codificato, spettacolarizzato. Kobayashi è stupefacente, non solo Kurosawa insomma. Più di due ore, un po' impegnativo (è solo in lingua giapponese coi sottotitoli) ma ne vale la pena. Anche la struttura è interessante, una storia nella storia e poi un'altra storia. Musiche contemporanee di Takemitsu. Pensare che Mishima abbia potuto vedere questo film fa un po' accaponare la pelle...

Dimmi che non può finire

Amanda vive una complicata esistenza "guidata" dai numeri: ne è completamente schiava, li vede ovunque e regola di conseguenza ogni attività quotidiana.
In particolare i numeri le hanno insegnato a non aspettarsi nulla di buono dalla vita, e soprattutto a tenersi lontana e a rifuggire da tutto ciò a cui potrebbe eventualmente legarsi (che sia il posto di lavoro, o una persona) perchè questi legami non le porteranno altro che dolore e sofferenza.
Ma un bambino a cui accetta di fare da baby sitter riesce a farla ricredere e a darle fiducia in se stessa e negli altri.

C'era una volta adesso

La pandemia ed il lockdown vengono raccontati con intelligenza e grande ironia da un bimbo, Mattia, che vive questa situazione all'età di 9 anni con la pesante presenza in casa di un padre sino ad allora assente e lontano.
Piacevolissimo e divertente!

"Sono diventato grande da piccolo, quando un virus mi costrinse a chiudermi in casa con una persona che detestavo.
(...) Non ero solo. Tutto il mondo affrontava la stessa prova. Qualcuno ne approfittò per cambiare. Qualcun altro non ci riuscì.
(...) Prima che io nascessi, il mondo era già impazzito per un programma televisivo intitolato "Grande Fratello", dove alcuni sconosciuti venivano rinchiusi in una casa sotto lo sguardo petulante delle telecamere ed uscivano uno alla volta quando il pubblico li eliminava. La clausura imposta dal virus replicò l'impazzimento nella vita reale, ma con due differenze decisive: i concorrenti si conoscevano tutti benissimo, o almeno così credevano, e non era possibile sbattere fuori di casa nessuno".

Il dossier Rachel - Martin Amis

Un diciannovenne, un adolescente davvero narcisista e preso da fissazioni erotiche/letterarie, è colpito dal fatto di essere sull'orlo dei vent'anni e decide che gli manca l'esperienza della seduzione di Una Donna Più Grande, trovando il suo obiettivo in una ragazza di pochi mesi più grande di lui, e per 250 pagine Amis ci fa entrare in dettaglio microscopico di questa affaire. Una specie di "Diario di Adrian Mole" in versione scatologica. Non si sa se l'autore vuole descrivere la propria esperienza, oppure se pensa di descrivere, in maniera caustica e assai irreverente l'esperienza universale, ma alla fine il risultato è noioso e banale. Amis è famoso per questo suo stile e tono da iconoclasta ma c'è da chiedersi se basta ciò per scrivere qualcosa che valga come letteratura.

Il quaderno dell'amore perduto - Valérie Perrin

Così come per "Cambiare l'acqua ai fiori", della stessa autrice, anche questo è un romanzo delicatissimo e per me indimenticabile, lieve e molto dolce.
Mi ha incuriosito moltissimo il passato della vecchina Helen e la tenerezza nei confronti degli anziani, così come ho amato la sensibilità della giovane Lucien.
Scorrevole commovente e delicato.

Renzusconi - Andrea Scanzi

Scanzi in questo titolo, come anche nei libri "I cazzari del virus" e "Il cazzaro verde" dà il meglio di sè in quanto a verve e spirito irriverente e comico nello stesso tempo. Frasi brevi, battute fulminanti, non le manda certo a dire, ed espone in maniera più che chiara i suoi "gusti" politici (che non sono certo verso la Lega o la destra in generale). Il libro è piccolo, si legge in poche ore, ma l'esposizione è talmente concisa e "pregna" che necessiterà una rilettura per essere assimilata al meglio. Una satira così originale, con battute praticamente memorabili, val bene la pena di essere riletta più volte.