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Gli ultimi messaggi del Forum

Enzo Jannacci - Enzo Jannacci

Forse poco motivato nel concepire un disco di inediti (l'ultimo, del 2003, per altro, non era andato benissimo) si rifugia nelle proprie, antiche, canzoni, riarrangiandole con l'aiuto del figlio Paolo. Al netto di alcune mancanze, i pezzi migliori del repertorio jannacciano ci sono tutti, e spesso i nuovi arrangiamenti aggiungono, quasi mai tolgono, qualcosa agli originali. "Vengo anch'io no tu no" è rifatta in stile Duke Ellington; "Giovanni telegrafista" diventa una irresistibile bossanova; "Vincenzina e la fabbrica" è strascinata e dolente come mai si era sentita; "Sei minuti all'alba" mette i brividi, fors'anche più della versione del 1966, solo per fare alcuni esempi. L'opera è titanica, 2 CD per due ore e mezza di musica, 35 pezzi scelti da papà Enzo in persona più tre inediti, "Rien ne va plus", ottimo, "Il ladro di ombrelli" e "Mamma che luna che c'era stasera".

Tutto il bello che ci aspetta

Di questa autrice avevo letto "la felicità è una storia semplice" e "Le cose che ci salvano" e mi erano piaciuti tantissimo.
Questo libro purtroppo mi ha delusa. Forse un po' troppo Zen per i miei gusti. La protagonista mi è stata antipatica fin da subito, il libro l'ho trovato lento, noioso, paranoico. Peccato!

A quiet place 2. - regia John Krasinski

Una porcata pazzesca come si dice in inglese? Crazy bullshit? forse fa più fine... Sceneggiatura piena di contraddizioni, ripetizioni inutili e noiose della vaga aracnofobia originaria e soprattutto la faccia della Blunt sudata e col solito mento a terra non meritano che ci si dilunghi troppo... E ci sarebbe pure un prequel/spin-off?!

Razionalità - Steven Pinker

Il sottotitolo originale del libro è "What It Is, Why It Seems Scarce, Why It Matters", ed infatti il libro è un bellissimo excursus sugli elementi fondanti della razionalità: logica, probabilità, causalità, utilità attesa. teoria dei giochi e delle decisioni, correlazione, causazione... e il loro contario, con un approccio che mette il lettore di fronte a come questi elementi vengano ogni giorno messi in discussione.

L'ultima Thule - Guccini

Più interessato alla sua figura di romanziere piuttosto che a quella di cantautore, Guccini s'impone l'ultimatum: "L'ultima Thule" (titolo più che mai azzeccato) sarà il mio ultimo album di inediti. E, per l'occasione, ritorna alla forma-disco tipica degli anni '70: non più di otto pezzi. Registrato interamente nell'antico Mulino di Pavana, adibito per l'occasione a studio di registrazione, con il solito gruppo di lavoro (Marangolo, Tavolazzi, Biondini), è un album cupo e volutamente notturno, in cui, forse, non tutto è a fuoco, ma molto lo è. Se la prima facciata vede gli episodi meno convincenti (l'ennesima canzone di notte, oltretutto lunga più di 8 minuti, e "Su in collina", tratta da una poesia bolognese) va detto che episodi come "L'ultima volta" restano nella memoria. Meglio la seconda facciata, con la circense "Il testamento del pagliaccio", una combo intrisa di nostalgia ("Notti", "Gli artisti", bellissima) e la title-track che vede i "musici" gucciniani prodursi in un mix di suoni simil-arabeggianti intensi quanto imprevedibili (forse, il pezzo migliore dell'album). Un lavoro di grande cesello artistico, superiore agli ultimi album gucciniani (almeno da fine anni '80) con il quale il cantautore si congeda con indiscussa classe. Inutile dire che se questo è il suo ultimo album di inediti non è il suo ultimo album, ne seguiranno altri in cui interpreta canzoni popolari emiliane e italiane (con esiti, ahimé, non esaltanti).

Lorenzo negli stadi - Lorenzo Jovanotti Cherubini

Che dire, e live fu. Finalmente a San Siro eccolo snocciolare tutto il proprio repertorio, da "Gimme five" a "Tensione evolutiva", bilanciando con sapienza i classici del passato (belissima "Gente della notte" in versione quasi unplugged) e brani più moderni ("Ora", "Il più grande spettacolo dopo il big bang"). Il pubblico lo segue con energia, anche quando, ahimè, tende a sbrodolare (vedasi alla voce "Bella") ma la band è nella forma migliore, lui anche e allora amen, lo spettacolo è garantito. Il suo più bel live, fino ad ora. A tratti irresistibile, come nella vocina in falsetto e le chitarre a passo di carica della rinnovata "La mia moto" o il funky scatenatissimo di "Non m'annoio".

Birth, io sono Sean - directed by Jonathan Glazer

Bella l'impostazione, la trama iniziale, il soggetto diciamo, ma come in tutte queste storie originali il difficile è continuare con altrettanta efficacia: e infatti alla fine rimane lo sconcerto sul quid, che cosa ho visto? di cosa parla? qual è la morale? cioè, solo perché c'è stata la rivelazione del trascorso tradimento... crolla tutto? Mah, sono un po' deluso, brava la protagonista, bruttino il bambino sì spazzolato, tanto Wagner incalzante.

L'alba di tutto - David Graeber, David Wengrow

Un testo lungo e impegnativo ma che mi ha appassionato. Leggere le ipotesi di processo storico elaborate da Graeber e Wengrow è una lezione importante. Mettere in discussione ciò che troviamo normalmente nei libri scolastici. La storia vista come un susseguirsi di guerre, sovrani e imperi mi ha sempre lasciato insoddisfatto. Gli autori analizzano gli elementi archeologici soprattutto del periodo neolitico, con l'avvento dell’agricoltura, per aiutarci a comprendere come possiamo essere giunti a un periodo dell’evoluzione umana in cui ci troviamo bloccati in un assetto sociale/politico che sembra essere senza via d’uscita. Scopriamo che il procedere dell’umanità non è stato lineare e prestabilito ma ci sono stati sbalzi ed esperimenti di secoli mentre varie forme di “civiltà” si sviluppavano. Si sono manifestate le gerarchie e la violenza ma non è sempre stato così. Nella parte finale del libro in cui arriviamo alle conclusioni, ci dicono: qual è lo scopo di questo nuovo sapere, se non rimodellare le nostre concezioni di chi siamo e di cosa potremmo ancora diventare? Se non, in altre parole, riscoprire il significato della terza libertà fondamentale: quella di creare nuove e diverse forme di realtà sociali? Rimango ancora con tante domande ma con un orizzonte più ampio e la sensazione che sono fatto di tutto questo.

L'artista - Enzo Jannacci

Progetto lungamente accarezzato da Paolo Jannacci che vedrà la luce solo nel 2013 dopo la scomparsa del padre Enzo, a seguito di una lavorazione travagliata iniziata nel 2011 e proseguita fino a fine 2012. Undici brani, tra i più dimenticati e sofferti del repertorio dell'artista milanese, cantati con voce rotta e sofferente e arrangiati dal figlio in un mix riuscitissimo di jazz, (timido) rock e perfino incursioni dance. Alcuni passaggi sono esagerati e un po' fuori luogo (l'album venne lanciato grazie ad un video, strazeppo di star, da Ligabue a Marracash, da Fedez a Jovanotti, in cui J-Ax rappa, e duetta, con Jannacci sulle note della modesta "Desolato"), ma alcuni momenti sono poesia pura, dalla toccante "La sera che partì mio padre" fino a riscoperte intrise di malincoia, e indolente milanesità, come in "Il tassì" o la meravigliosa "Maria me porten via". Da segnalare una bella, invero un po' tirata via, versione di "Io che amo solo te". Un album postumo che racconta un Jannacci lontano nel tempo, dimenticato ma, a tratti, persino moderno (alcuni bozzetti della Milano che fu non sono distanti dalla realtà attuale).

Ducks - Kate Beaton

Ducks : due anni nelle sabbie bituminose, di Kate Beaton - Bao Publishing, 2023

Una graphic novel autobiografica e carica di argomentazioni attuali, come possono esserlo solo le storie vissute in modo intenso.
Disegnata con uno stile non esageratamente curato, almeno per i miei personali gusti, ma sicuramente efficace a definire i tempi e le situazioni, a volte complesse, che vengono raccontate.
Una storia "vera" che merita l'attenzione del lettore, delineando problematiche attualissime nei tempi che viviamo: come il precariato, le drammatiche difficoltà comunicative interpersonali...sulle tematiche di genere, soprattuto, una tendenza ineludibile a giustificare sempre il "profitto", la solitudine (o l'alienazione) dell'individuo rispetto a un meccanismo "produttivo" che prescinde da un elemento che credo fondamentale per la vita sociale, cioè la "felicità".
Parole di un lessico che, forse, abbiamo pensato più adatto a definire concetti e situazioni di un passato che il pensiero comune pensava di aver superato...ma è solo stato coperto da uno strato di indifferenza e risentimento.
Il fumetto di Kate Beaton in questo senso è un capolavoro, riesce a riportare a galla una qualche umanità in situazioni all'apparenza irrisolvibili...Non voglio svelare altro della trama, solamente mi preme aggiungere che è una lettura che, anche nella sua cruda contemporaneità, mi ha appassionato e che consiglierei a tutti. Le storie disegnate hanno, sempre di più, un grande futuro.