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Una mamma lo sa
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Santarelli, Elena

Una mamma lo sa

Milano : Piemme, 2019

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Utente 10581
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Premetto che questa recensione sarà molto impopolare perchè a me questo libro non è piaciuto per nulla. Premetto anche che a me la Santarelli non è mai piaciuta. Forse, e dico forse, il mio errore è stato quello di leggerlo il giorno dopo aver letto quello della Toffa, che è un libro che ti lascia tantissima energia. Questo invece te la toglie tutta.
Troppo dolore, troppi pianti che, moltiplicati per 170 pagine alla lunga ti levano il fiato. Non c'è la benchè minima traccia di una reazione, di quella molla che ti fa in qualche modo reagire. Mi è arrivata tanta negatività, e poca speranza. Inoltre ci sono alcune frasi del libro che mi hanno lasciata perplessa. Pag. 100 " le mie amiche che lavorano in altre città possono usufruire della legge 104, che noi artisti non abbiamo". Sicuramente le sue amiche, come noi tutti non abbiamo il suo stesso tenore di vita. Forse la gente comune nemmeno può permettersi di pensare di portare il figlio a Londra per farlo visitare oppure operare. E' vero che poi nelle pagine successive in qualche maniera cerca di raddrizzare il tiro, però scusatemi, ma questa sua riflessione ho proprio fatto fatica a digerirla. Nel libro poi scrive che ci sono genitori che dormono in macchina, perchè venendo da altre città non hanno la possibilità di un albergo. Questo dovrebbe farla riflettere su quanto sia fortunata lei.
"Ci avete mai pensato? Se una moglie perde un marito viene chiamata vedova, se un figlio perde un genitore viene chiamato orfano, ma che nome si da a un genitore che perde un figlio?" Amputato! Si trova in internet. Una frase simile si trova in rete! Almeno metterla tra le virgolette e non scopiazzarla così!
Unica consolazione è che l'intero ricavato del libro andrà al progetto Heal.

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