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Non dire notte
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Oz, Amos

Non dire notte

Milano : Feltrinelli, 2007

Abstract: A Tel Kedar, una tranquilla cittadina israeliana nel deserto del Negev, abitano Noa e Theo. Dopo sette anni di felice convivenza, sono in una fase stagnante del loro rapporto. Theo, urbanista sessantenne di successo, appare sempre più introverso e sembra aver perso energia, voglia di fare e di mettersi in gioco. Noa, frenetica professoressa di lettere di quindici anni più giovane che insegna nella scuola locale, è sempre alla ricerca di nuovi traguardi e nuove sfide. In seguito alla morte di uno degli studenti di Noa, le viene affidato il compito di dare vita a un centro di riabilitazione per giovani tossicodipendenti. Aiutata da Muki, agente immobiliare, da Linda, una timida divorziata, e da Lumir, un pensionato, Noa si dedica al progetto con entusiasmo e idealismo, pronta a lottare contro l'opposizione di tutta la cittadina che teme che un simile centro possa portare droga e criminalità. Non vuole mostrare le sue debolezze e chiedere l'aiuto di Theo, e lui non vuole interferire se non è richiesto. Se per un verso la vicenda sembra mettere a dura prova la loro relazione, dall'altro dimostra lo struggente affetto, l'infinita tenerezza e il profondo amore che ancora li lega. La storia è narrata dai due protagonisti in prima persona. Un libro che esplora l'animo umano, che racconta la realtà quotidiana di una comunità lontana da Tel Aviv o Gerusalemme, protetta da filo spinato e guardie, che cerca di vivere una vita normale come qualsiasi altra cittadina del mondo.

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Utente 2246
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Il romanzo non mi ha coinvolto molto emotivamente, né l'ho trovato convincente, i protagonisti Theo e Noa sono pieni di ambiguità e contraddizioni, ma forse l'intento dell'autore è proprio quello di raccontare personaggi vivi, realistici. Se nella prima parte del romanzo Theo valido urbanista , ma incompreso, appare come un uomo chiuso, deluso e disilluso,(partito x il Sudamerica nel '71 sceglie di allontanarsi dalla realtà del suo paese per vivere nel presente e senza sofferenza), è remissivo nei confronti di Noa, mentre lei impiegata e insegnante a Caracas appare una donna determinata, intraprendente, intuitiva ed impulsiva; nella seconda parte mi sembra che i ruoli si invertono quasi: Noa inizialmente convinta sostenitrice del progetto suggerito da Avraham padre di Immanuel morto x droga, di fronte alle difficoltà esterne, ai dubbi di Avraham sulla fattibilità di un progetto si defila , cambia traiettoria, forse si sente impotente rispetto a problemi di cui non conosceva la grandezza, mentre Theo inizialmente contrariato (geloso di Avraham?) e scettico una volta convintosi della bontà del progetto, cerca un compromesso con la sindaca per costruire comunque qualcosa di concreto; in lui rimane una fiammella di luce. Riguardo al titolo del libro credo che Oz può riferirsi al beduino che vive di notte e nel silenzio, ma potrebbe riferirsi proprio a Theo che fino alla fine lascia uno spiraglio sul progetto, sulla possibilità di cambiare in meglio la realtà. Noa fa un percorso diverso, comunque ridimensiona i suoi sogni e si dedica a piccole azioni, a piccoli progetti, attraverso la conoscenza di Tal matura come donna (madre mancata) e come insegnante; ho apprezzato la visione laica di Oz della storia e della realtà israeliana .

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