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Il treno dei bambini
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Ardone, Viola

Il treno dei bambini

Torino : Einaudi, 2019

Abstract: È il 1946 quando Amerigo lascia il suo rione di Napoli e sale su un treno. Assieme a migliaia di altri bambini meridionali attraverserà l'intera penisola e trascorrerà alcuni mesi in una famiglia del Nord; un'iniziativa del Partito comunista per strappare i piccoli alla miseria dopo l'ultimo conflitto. Con lo stupore dei suoi sette anni e il piglio furbo di un bambino dei vicoli, Amerigo ci mostra un'Italia che si rialza dalla guerra come se la vedessimo per la prima volta. E ci affida la storia commovente di una separazione. Quel dolore originario cui non ci si può sottrarre, perché non c'è altro modo per crescere.

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Utente 10581
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Questa è una delle tante storie vere che, se non raccontate, nessuno ne verrebbe mai messo a conoscenza.
Il libro è diviso in tre parti.
La prima racconta la storia di Amerigo, Tommasino e Mariuccia, del rione nel quale vivono, della povertà che li circonda e della vita di strada. E' una Napoli molto povera quella che viene raccontata, così povera che si pensa di organizzare un treno per mandare i bambini al nord dove, alcune famiglie, si prenderanno cura di loro per tutto un inverno.
La seconda parte racconta la storia di questo viaggio, dell'accoglienza e dell'integrazione di come questi bambini hanno reagito ad alcuni fatti climatici. “Fumano assai, qua sopra! Non si riesce manco a vedere la strada. Non è fumo, è nebbia, dice lei”. Ogni bambino viene accolto come un altro figlio e trattato nella stesso modo ed i bambini del sud hanno così modo di provare tutti quei sentimenti e tutte quelle agiatezze che nella loro vita al sud sono spesso mancate. Purtroppo però non tutti i bambini riescono poi a riadattarsi alla vita di tutti i giorni, fatta di fatica, di stenti, di continua lotta alla sopravvivenza. Amerigo, una volta tornato a casa, farà una scelta drastica che lo porterà lontano da quella vita.
La terza e ultima parte è un tripudio d'amore e nostalgia. Amerigo ormai adulto farà ritorno a Napoli e stenterà a riconoscerla. Il suo sarà un viaggio dei ricordi e riuscirà pure ad incontrare alcune delle persone che facevano parte della sua cerchia familiare. L' incontro poi con Tommasino è stato davvero toccante.
Finito il libro avrei voluto ricominciare a leggerlo di nuovo. E' scritto benissimo, talmente bene che ti sembra di essere anche tu assieme a tutti quei bambini sul treno.
Consigliatissimo!

Letto qualche mese fa. Storia vera, ne avevo sentito parlare nei racconti dei miei genitori che hanno vissuto la guerra e quindi conoscevano queste storie. Il libro è scritto molto bene. Triste ma fa anche sorridere

Libro scoperto per caso....seguendo i consigli dei nostri angeli bibliotecari.
Un pezzo di storia di persone che hanno fatto la differenza ...passi dal pianto alla risata ...ma fa capire la differenza tra solidarietà e carità

Spunti di riflessione del gruppo di lettura del Giovedì - Biblioteca Parco Sempione

Il treno dei bambini è un romanzo che è piaciuto alla maggior parte dei partecipanti: un libro che arriva dritto alla pancia. É stata riconosciuta la buona capacità di scrittura di Viola Ardone, professoressa di italiano e latino: dal ritmo serrato, con un buon incipit, coinvolgente e senza pause. Gradita anche la presenza di elementi dialettali che non hanno appesantito la lettura, come avviene in altri scrittori.
Qualcuno ha notato un cambiamento di registro tra la prima parte, dove il linguaggio è più ricco e immediato, e l’ultima dove invece lascia maggior spazio alla riflessione. Ed è proprio in quest’ultima parte che il protagonista Amerigo “mette in sospensione i sentimenti del suo mondo” (mamma e il quartiere in cui abita) per abbracciare il “desiderio” di suonare il violino e recuperare quella parte di sè che aveva congelato.
Molti non conoscevano l’iniziativa dei cosiddetti Treni della felicità - portata avanti dal Partito Comunista ma voluta fortemente dalle donne partigiane dell’UDI - di regalare alcuni mesi di serenità ai bambini poveri del centro-sud Italia. Questa è stata anche l’occasione per riflettere su come sia illogico che oggi, in una società benestante e “idilliaca”, soprattutto se raffrontata con quella del Dopoguerra, sia più difficile “accogliere” chi è in difficoltà.
Alla fine della serata ci si è chiesti se in Amerigo il senso di colpa abbia caratterizzato la sua vita oppure no?

Spunti di riflessione del gruppo di lettura Voci nel Parco - Biblioteca Parco Sempione

Il romanzo è stato molto apprezzato dal gruppo sia per la tematica affrontata, sconosciuta alla maggior parte dei presenti, sia per la scrittura scorrevole e fresca con alcune incursioni dialettali che hanno alleggerito la lettura.
L’intento pedagogico della scrittrice è evidente : “fare memoria” ma anche sottolineare il valore “rivoluzionario” della solidarietà.

Riportando le parole di una partecipante del gruppo: ”Ancora una volta Viola Ardone prende spunto da un fatto vero per parlare di solidarietà, di relazioni umane, della sua città devastata dalla guerra, di attaccamento alla propria cultura e alle proprie radici, prima attraverso la voce di Amerigo bambino la cui parlata con intonazioni dialettali rende il libro vivace e divertente e poi con la sofferenza mai sopita di un Amerigo ormai adulto che solo con la morte della madre, provata dalla miseria per tutta la vita, ma anaffettiva, riesce a far pace con lei e con se stesso.”

Emblematica del rapporto tra la madre e il figlio è la frase di congedo di Amerigo davanti alla tomba: "Quello che non ci siamo detti non ce lo diremo più, ma a me è bastato saperti dall’altra parte di quei chilometri di strada ferrata, per tutti questi anni, con le braccia strette a croce sul mio cappottino. Per me è lì che resti. Aspetti, e non vai via“.

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