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Tiro mancino
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Willeford, Charles - Willeford, Charles

Tiro mancino

Milano : Feltrinelli, 2018

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Giro di vita

Il Noir riempie le pagine e la vita di molti autori, anche quando credono di scrivere altro, perché è un'atmosfera, un mood.
Come il Blues. Due colori.

Willeford ci gira intorno a modo suo, in maniera molto personale e con l'indolenza di chi, al pari del suo sergente Hoke Moseley, non ha nulla da dimostrare. Non gli interessa.
In particolare qui, nel terzo capitolo della saga di Miami, imbastisce una storia dividendola in due dando il meglio proprio in quella senza il suo Moseley, che nel frattempo è andato fuori di testa e vuole lasciare la Polizia per fare l'amministratore di condominio. Che tipo.

Così, mentre il suo protagonista vive questo cambiamento, Willeford imbastisce una trama parallela partendo da un fatto che oserei dire comico se non fosse serio come quello dell'abuso di minori, e ci presenta il pensionato Stanley, il 'pittore' James, la sfigurata Dale, e soprattutto Troy, uno psicopatico con tendenze criminali che merita il posto d'onore, una personalità spiccata, seducente e pericolosa.

Quando le trame si uniscono, il Noir richiama Willeford tra le sue braccia e scatena le forze in poche efficaci pagine, come quei temporali brevi ma intensi che mica me l'aspettavo.
Poi torna la quiete, e il respiro.

Per il modo di incedere con cui è stato concepito, il romanzo può apparire lento, o addirittura noioso. Mica vero.

Willeford ha avuto una carriera militare ventennale e:
“Una buona metà degli uomini che si incontrano sotto le armi sono psicopatici. Esistono molti punti in comune fra la popolazione carcerarie e quella militare. È così che ho conosciuto tanti uomini come Troy”

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