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Le tentazioni di Girolamo
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Cavazzoni, Ermanno

Le tentazioni di Girolamo

Torino : Bollati Boringhieri, 1991

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BARBARA PELATI
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Ode!

Se sulla porta che conduce all'Inferno c'è scritto "lasciate ogni speranza o voi ch'entrate" - più o meno - sulla copertina di questo libro dovrebbe esserci una di quelle targhe commemorative che si trovano sui muri: "di qui passò Hieronymus Bosch". l'ho letto due volte, la storia non importa, è bello il viaggio, i posti, gli spazi tra le parole e l'energia immaginativa.
questo romanzo per me è imperdibile per le immagini che sprigiona, nel senso che le libera davanti ai tuoi occhi. Si percepiscono gli strati di libri letti, le incrostazioni di parole lette in felice abbondanza da Cavazzoni, pile di frasi lette ovunque e poi buttate sotto il tappeto, a far lievitare muffe, batteri e tutta la vita invisibile.
E' passato del tempo anche dalla seconda rilettura, dunque non scendo nei particolari, oltre a Bosch mi fa pensare al Nautilus e a 20.000 leghe sottoi mari, cose così...
Sto leggendo il suo ultimo libro, "Il limbo delle fantasticazioni" e per riconoscenza ho deciso di scrivere questa specie di ode al romanzo che mi ha tanto divertito e avvolto da testa a piedi; in nell' ultimo libro-saggio su cosa è arte (almeno credo, sono a pag.30!) ritrovo la felicità che ho provato allora... e allora cito:
"se potessi legiferare, decreterei che la questione dell'arte sia d'ora in poi trascurata, e che la cosiddetta letteratura coi suoi generi (poesia, romanzo eccetera), le sue figure (l'autore, l'opera, l'Opera Omnia) ..... decreterei che la letteratura sia un caso particolare, piccolo (anche se supponente e aggressivo), del più vasto, vastissimo e libero limbo delle fantasticazioni. Dico limbo perchè, come si sa, nel limbo sostavano i non battezzati; e dico fantasticazioni per sottrarre le scritture all'apparato ministeriale della letteratura.
Le fantasticazioni invece comprendono tutti quei ribollimenti di pensieri che vengono trascritti e che hanno qualche possibilità di far ribollire chi legge, in misura diversa da persona a persona, ma come se il lettore riconoscesse qualcosa, quindi entrasse in uno stato di intesa (di seconda fantasticazione), come dice Platone quando si riconosce un affine".

Un affine, sì: che bello! Mi piace la lingua che germoglia schizzata da pozzanghere, non quella che sta composta sotto l'ombrello e fa il bel temino... insomma lo consiglio, si intuisce?

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