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Cose di cosa nostra
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Falcone, Giovanni <1939-1992>

Cose di cosa nostra

Milano : BUR Rizzoli, 2017

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'A megghiu parola è chidda ca 'un si dici.

Falcone conosce(va) la mentalità mafiosa, così bene che la rispettarla.
Un rispetto che nasce dalla capacità di capire questo temibile nemico e soprattutto impenetrabile, il cui senso dell'onore, però, lo rende accessibile per vie traverse.

Falcone nasce in Sicilia, la vive e la respira, sa che la Mafia non esiste è un pericoloso, per quanto umano, atteggiamento autoconservativo ma ancor di più autodistruttivo.
Sa che in Sicilia le parole non dette hanno un peso maggiore di quelle dette, sono azione silenziosa.

Con la sua onestà intellettuale e umana, riesce a essere riconosciuto uomo d'onore da molti mafiosi, un onore formalmente uguale ma profondamente diverso, schierato sul versante opposto a quello di Cosa Nostra.
Due nemici che si rispettano, insomma, ed è grazie a questo aspetto così apparentemente 'assurdo' che il giudice trova la chiave giusta per dialogare apertamente con i pentiti e ottenere testimonianze attendibili, sempre verificate e mai date per scontate.

Non so quanti possano riuscire a capire, i delitti e il sangue delle stragi mafiose sono ancora nei nostri occhi, provocano reazioni che poco hanno a che fare con il rispetto.
Invece Falcone ce l'aveva, e grazie a esso è riuscito ad avvicinare e a rendere più chiari i meccanismi strategici dell'organizzazione mafiosa, credeva in questo tipo di lavoro, credeva nella forza che deve avere lo Stato.

Poi il 23 maggio 1992 l'hanno fatto saltare in aria con 1000 chili di tritolo.

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