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Leggere Lolita a Teheran
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Nafisi, Azar

Leggere Lolita a Teheran

Milano : Adelphi, 2007

Abstract: Nei due decenni successivi alla rivoluzione di Khomeini, mentre le strade e i campus di Teheran erano teatro di violenze barbare, Azar Nafisi ha dovuto cimentarsi nell'impresa di spiegare a ragazzi e ragazze, esposti in misura crescente alla catechesi islamica, una delle più temibili incarnazioni del Satana occidentale: la letteratura. È stata così costretta ad aggirare qualsiasi idea ricevuta e a inventarsi un intero sistema di accostamenti e immagini che suonassero efficaci per gli studenti e, al tempo stesso, innocui per i loro occhiuti sorveglianti. Il risultato è un libro che, oltre a essere un atto d'amore per la letteratura, è anche una beffa giocata a chiunque tenti di proibirla.

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PAOLO SCHIANCHI
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Fama a mio avviso immeritata di un libro noioso in cui si mischia letteratura e vicende iraniane anni ‘80

Mi ha emozionato molto il passaggio in cui l’insegnante si arrabbia pensando che le studentesse avessero copiato il compito.

“Ma i colleghi sostenevano che succedeva spessissimo: le ragazze imparavano a memoria tutto ciò che gli insegnanti dicevano e poi lo ripetevano senza cambiare una virgola.

Mi presentai a lezione furibonda; è stata una delle poche volte nella mia carriera in cui non mi sono sforzata di nascondere la rabbia. Ero giovane e inesperta, pensavo che su certi criteri non ci fosse nemmeno da discutere. Ricordo che esordii dicendo alle ragazze che sarebbe stato meglio se avessero copiato – almeno, copiare richiedeva una certa inventiva -, ma ripetere le mie stesse, identiche parole, senza metterci niente, dico niente di loro… Insomma, più parlavo, più mi convincevo di esser nel giusto. La mia era quel tipo di proba indignazione di cui si finisce per andare fieri, che si porta con sé a casa per mostrarla ad amici e familiari.

Mi ascoltarono tutte in silenzio, anche quelle innocenti. Le congedai prima del tempo, ma qualcuna rimase in aula a difendersi. Erano docili anche nelle loro suppliche: volevano essere perdonate, non sapevano come comportarsi in altro modo, quello era ciò che la maggior parte degli insegnanti si aspettava da loro. Due scoppiarono a piangere. Che cosa ci potevano fare? Le avevano abituate così. Fin dal primo giorno di scuola erano state educate a imparare tutto a memoria, perché le loro opinioni non contavano niente.”

Piantato a metà. Non sembra un romanzo ma una cronaca, peraltro noiosa.

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