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A proposito di niente
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Allen, Woody

A proposito di niente

Milano : La nave di Teseo, 2020

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PAOLO SCHIANCHI
163 posts

Divertente autobiografia di un genio della comicità voto 7,5

Utente 29570
16 posts

Ho dato una stella a questo libro, non perché non sia ben scritto (tutt'altro), né perché non mi interessasse l'argomento (c'è forse qualcosa di più affascinante della vita di un grande autore ed artista del Novecento?).
Tuttavia, ho subito avuto delle "riserve" a causa della struttura narrativa, che immagino vada di pari passo con la linea editoriale originaria. Mi riferisco al non ovvio tentativo del narratore di esercitare un vero e proprio soliloquio ininterrotto, con il rischio che il lettore non possa interrompere la lettura neanche una volta.
Non un capitolo, non una o più sottoparti: l'autobiografia non prevede nessuna distinzione tra giovinezza ed età adulta o altri parametri ancora (e ce ne sarebbero stati, considerata la densità dell'opera e la ricchezza della vita di questo regista) anche solo per consentire al lettore di scandire la narrazione e poter posare il libro qualche volta.
Non so dire se anche nell'edizione originale in lingua inglese sia stato adottato lo stesso criterio, però ritengo che almeno l'editore italiano - La nave di Teseo - avrebbe potuto apportare una serie di accorgimenti per facilitare la lettura e dare al lettore gli strumenti per cogliere appieno la specificità dei singoli momenti letti, senza riproporre quella sorta di "flusso di coscienza" un po' pesante.
Pertanto, si ha come l'impressione che l'autobiografia non decolli mai: benché non manchino affatto le battute umoristiche o le rivelazioni toccanti, siano essere di natura comica o tragica, e nonostante il tono adottato sia molto apprezzabile, quasi che fosse una chiacchierata faccia a faccia, le digressioni di Allen e la minuziosità con cui affronta ogni singola tematica possono rendere poco interessante anche un momento di riflessione acuta ed esistenziale che, considerato il suo tipo di personalità, permeano comunque il racconto.
Suggerisco, per chi ne volesse davvero conoscere il pensiero e la "poetica", di leggere "Conversazione con Woody Allen" di Jean-Michel Frodon, che grazie a una lunga intervista riesce a restituire al lettore tutte le visioni della vita di questo signore, anche se mancano gli aneddoti privati che ci sono, invece, nell'autobiografia.

Utente 35548
139 posts

A letto con il Dormiglione

L'Allen cinematografico a cui sono più affezionato è quello degli inizi, diciamo fino a metà anni settanta, tra lo slapstick e il filosofico. Era buffissimo.
Apprezzo anche il resto della sua filmografia, sia chiaro, ma gongolo di più quando la mimica di Allen e i suoi discorsi strampalati prendono il sopravvento. Ma non solo, ovviamente: Match Point, ad esempio, un film che di comico non aveva nulla, mi piacque molto quando uscì nel 2005.

In questa autobiografia Woody ci racconta un po' della sua infanzia e dei suoi tentativi di far ridere che lo videro avere successo come autore già intorno ai vent'anni, per poi proseguire macinando film dopo film, soffermandosi più sull'umore che lo ha portato a realizzarli che al tecnicismo con cui li ha realizzati - in fondo non è un tecnico, e neanche vuole esserlo, è uno che diverte e ci tiene a concentrarsi su quello.

Non poteva mancare, come alcuni ricorderanno - io sì, ma in maniera assolutamente superficiale -, la vicenda con la sua compagna di allora Mia Farrow agli inizi degli anni '90, una tempesta mediatica non indifferente per tutte le implicazioni del caso tra loro e i loro figli.

Non ero interessato più di tanto alla vicenda in sé, sono questioni che vanno gestite nelle aule di tribunale, ma Allen la riporta comprensibilmente per svariate pagine avendo inciso sulla sua vita pubblica e privata, ammesso che a quei livelli di popolarità ci sia una differenza tra l'una e l'altra. Senza volerlo, quindi, mi ritrovo coinvolto in uno scenario drammatico, seppur stemperato qui e là dall'ironia di Allen, che calamita curiosità, ma non gossippara, quella non mi interessa, ma legata ai comportamenti di manipolazione psicologica e alle ripercussioni che riverberano intorno.

Ovviamente questa è la versione dell'autore, manca quella di Mia, ma per diritto di cronaca bisogna ricordare che in quel periodo sia Yale-New Haven Hospital che la polizia del Connecticut fecero delle relazioni in cui affermarono che Allen "non aveva compiuto violenza sessuale sulla figlia Dylan. [...] Mentre possiamo concludere che Dylan non abbia mai subito abusi sessuali, non possiamo sapere la verità sul resto", dove il resto riguarda eventuali manipolazioni da parte della Farrow sui figli.

Una vicenda amara che lo ha investito in pieno sotto i riflettori di tutto il mondo, e che ancora oggi lo investe per vie traverse che spiega nel libro, una 'parentesi allargata' parte integrante di una autobiografia altrimenti spensierata.

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