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La banalità del male
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Arendt, Hannah

La banalità del male

Milano : Feltrinelli, 2001

Abstract: Otto Adolf Eichmann, figlio di Karl Adolf e di Maria Schefferling, catturato in un sobborgo di Buenos Aires la sera dell'11 maggio 1960, trasportato in Israele nove giorni dopo e tradotto dinanzi al Tribunale distrettuale di Gerusalemme l'11 aprile 1961, doveva rispondere di 15 imputazioni. Aveva commesso, in concorso con altri, crimini contro il popolo ebraico e numerosi crimini di guerra sotto il regime nazista. L'autrice assiste al dibattimento in aula e negli articoli scritti per il New Yorker, sviscera i problemi morali, politici e giuridici che stanno dietro il caso Eichmann. Il Male che Eichmann incarna appare nella Arendt banale, e perciò tanto più terribile, perché i suoi servitori sono grigi burocrati.

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Utente 18436
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Un opera imprescindibile per comprendere l'essere umano.
Scritto e tradotto divinamente.
Invito ad approcciarsi alla lettura senza timore di trovarsi tra le mani un "mattone". Nonostante l'argomento è assai scorrevole

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