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Storia di un corpo
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Pennac, Daniel

Storia di un corpo

Milano : Feltrinelli, 2012

Abstract: 3 agosto 2010. Tornata a casa dopo il funerale del padre, Lison si vede consegnare un pacco, un regalo post mortem del defunto genitore: è un curioso diario del corpo che lui ha tenuto dall'età di dodici anni fino agli ultimi giorni della sua vita. Al centro di queste pagine regna, con tutta la sua fisicità, il corpo dell'io narrante che ci accompagna nel mondo, facendocelo scoprire attraverso i sensi: la voce stridula della madre anaffettiva, l'odore dell'amata tata Violette, il sapore del caffè di cicoria degli anni di guerra, il profumo asprigno della merenda povera a base di pane e mosto d'uva. Giorno dopo giorno, con poche righe asciutte o ampie frasi a coprire svariate pagine, il narratore ci racconta un viaggio straordinario, il viaggio di una vita, con tutte le sue strepitose scoperte, con le sue grandezze e le sue miserie: orgasmi potenti come eruzioni vulcaniche e dolori brucianti, muscoli felici per una lunga camminata attraverso Parigi e denti che fanno male, evacuazioni difficili e meravigliose avventure del sonno. Con la curiosità e la tenerezza del suo sguardo attento, con l'amore pudico con cui sempre osserva gli uomini, Pennac trova qui le parole giuste per raccontare la sola storia che ci fa davvero tutti uguali: grandiose e vulnerabili creature umane.

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"Storia di un corpo" è, a mio avviso, una delle idee più geniali che siano mai venute in mente a uno scrittore.
Il libro prende la forma di un rigorosissimo diario scritto da un uomo nell'arco della sua vita, a partire dall'adolescenza fino a pochi giorni prima della morte. Il defunto farà in modo che il diario della sua esistenza "corporea" venga consegnato alla figlia maggiore il giorno stesso del suo funerale.
Passano così tante sensazioni e vicende per queste pagine che è difficile esprimersi sulla sua bellezza e sul suo grado di coinvolgimento (certamente molto alto). È un piccolo capolavoro della letteratura mondiale contemporanea, che lascerà il segno anche nelle prossime generazioni, perché in questa cronaca della corporeità di un uomo qualunque si nascondono, in realtà, anche preziosi riferimenti alla storia novecentesca, soprattutto nel modo in cui è stata condotta l'educazione dei giovani o combattuta la seconda guerra mondiale.

Di seguito la mia citazione preferita:
"Piangendo si fa molta più acqua che pisciando, ci si pulisce infinitamente meglio che tuffandosi nel lago più puro, si posa il fardello dello spirito sul marciapiede del binario d'arrivo. Una volta che l'anima si è liquefatta, si può celebrare il ricongiungimento con il corpo".

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