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Disegnare il vento
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Ferrero, Ernesto <1938- >

Disegnare il vento

Torino : Einaudi, 2011

Abstract: Il padre degli eroi, Emilio Salgari, è lo scrittore che ha infiammato generazioni di italiani creando centinaia di personaggi avventurosi sospinti dalla forza travolgente d'una eterna giovinezza. Ma il vero eroe è lui, il giornalista veronese appassionato di ciclismo e di scherma, pessimo scolaro e lettore onnivoro, che insegue tormentosi sogni di rivincita scrivendo romanzi d'appendice. Nominato cavaliere dalla Regina Margherita perché sa istruire dilettando, vive con la moglie, quattro figli e una pittoresca corte di animali in un caseggiato popolare ai piedi della collina torinese, sfiancato dai ritmi di un lavoro forsennato. Chi è davvero l'uomo che tiene ad essere chiamato capitano, sostenendo d'aver navigato tutti i mari del mondo? Da dove prende il favoloso repertorio di piante e animali con cui ricrea l'essenza stessa dell'esotismo? Perché i suoi personaggi sono agitati da una ossessiva sete di vendetta? A cent'anni dalla sua morte il romanzo di Ernesto Ferrerò va oltre la biografia accostando documenti autentici e d'invenzione, e orchestrando le voci di un coro di testimoni: la moglie Ida, l'ex attrice da lui chiamata Aida, minacciata dalla follia; i figli, i vicini di casa, i pochi amici, i compagni di una bohème più sognata che praticata, esploratori, medici, giornalisti, pittori; ma soprattutto un'intrepida ragazza, Angiolina, che vorrebbe farsi insegnare da lui i segreti della scrittura e lo accompagna nell'ultimo viaggio con una tenera pietà tutta femminile.

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Ernesto Ferrero tratteggia un ritratto di scrittore a cavallo tra diciannovesimo e ventesimo secolo con una biografia eterogena, in cui realtà e fantasia concorrono ad evocare una suggestione di verità.
Pagine di diario di personaggi fittizi che raccontano i loro (verosimili) incontri con Emilio Salgari sono alternate a capitoli più canonici (in terza persona), citazioni di romanzi, appunti (anch'essi immaginati) dei figli dello scrittore...
Navigatore da biblioteca, viaggiatore della fantasia, bugiardo, evocatore di mondi, Salgari visse sfruttato dagli editori, ignorato dal mondo letterario, intrappolato in una situazione familiare gravosa (moglie malata psichiatrica, quattro figli da sfamare, padre morto suicida).
Nei suoi melodrammi avventurosi e violenti, carichi di esotismo, sentimenti assoluti e accecanti, prosa barocca, Salgari ampliava gli orizzonti di un mondo che, con la modernità meccanica e implacabile, stava diventando sempre più opprimente e asfittico. Viaggiando sulle pagine di atlanti e reportage di viaggio e immaginandosi una improbabile carriera da marinaio, Salgari appagava il suo, e il nostro, desiderio di fuga, di giustizia, di riscatto, di amore…
L'Africa in giardino, le tigri della fantasia, i duelli in punta di bastone da passeggio. Nell'inarrestabile ed ingenua eccitazione dinamica delle sue storie, Salgari dava corpo all'inquietudine dell'uomo moderno, all'ansia dello studente, all'irrequietezza del bambino, alla noia del borghese, alla frustrazione dell'operaio.
È questo il riscatto definitivo della narrativa di genere. La capacità di sublimare i nostri slanci e le nostre cadute, libera da maglie ideologiche e stilistiche. Evocare tempi, spazi, sentimenti nel rassicurante recinto di moduli narrativi conosciuti. Sublimare le tossine dell'esistenza in un mondo fittizio ma fondato su di un sistema di valori condivisi e rassicuranti.
"Ma per viaggiare su barche di carta costruite in quell’arsenale dei folli che sono le biblioteche, per viaggiare senza muoversi di casa, con la sola compagnia di un pacchetto di tabacco e di una bottiglia di marsala, bisogna avere talento, una pazienza, una tenacia, una rabbia che non ce l’ha nemmeno Yanez. Gloria al mio viaggiatore immobile".

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