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Tra loro
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Ford, Richard <1944- >

Tra loro

Milano : Feltrinelli, 2017

Abstract: Nel profondo Sud degli Stati Uniti, tra i ruggenti anni venti e gli anni desolati della Grande depressione, una strana coppia batte le strade assolate del Mississippi e dell'Arkansas su una Ford a due porte del 1927. Lui è il rappresentante di una ditta che produce amido per il bucato. Lei è sua moglie. Si sono conosciuti giovanissimi, si sono sposati, si amano e hanno deciso di fare insieme quel lavoro che altrimenti li costringerebbe a una dolorosa separazione. E cosi, per una ventina d'anni, passeranno da un grossista all'altro, da un albergo all'altro, da un ristorante all'altro (festeggiando ogni tanto con qualche bevuta, alla faccia del proibizionismo), felici di una vita che non potrebbe essere migliore. La prima non prevista gravidanza della moglie cambia tutto. L'arrivo di un figlio inatteso divide inevitabilmente quella coppia così unita, condannando l'uno a un pesante lavoro solitario, l'altra a lasciare la strada per una fissa dimora in città...

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Chiuso fisicamente il libro, il primo pensiero che è emerso è stato: “Che bel libro!”
E poi: piano ma intenso.
E con “piano ma intenso” intendo una scrittura piana (non drammatica) in grado comunque di far(mi) percepire l’intensità.
Quella intensità generata da quello che è stato e che non è più (e non tornerà mai più), dai ricordi, dai non detti (che avresti voluto dire).
Richard Ford scrive un “memoriale” (una memoria) sui genitori.
Vissuto nell’America degli anni Cinquanta (poco prima e molto dopo).
L’America dei grandi stati, delle lunghe strade, dei nomadismi e dei commessi viaggiatori (figure spesso presenti nei racconti scritti in quegli anni). L’America dei sobborghi. L’America dei sacrifici e degli entusiasmi.
E dentro questa realtà la vita di queste due persone: un uomo e una donna, con le loro storie e il loro essere nei ricordi di un ragazzo (prima) e di un uomo adulto (poi). Che stato - appunto - “tra loro”.
Quando leggi questi libri e incontri questi scrittori, ti rendi conto di quanto la letteratura americana (un certo tipo di letteratura) viaggi una spanna sopra tutte le altre.
Nella sua semplicità che non è impoverimento, bensì capacità di comunicare ricchezza.
Di storie. Di vite. Di quotidianità.
Bello davvero.
Mi è piaciuto molto.
(E - aggiungo - siccome ho l’abitudine di leggere ad alta voce, anche e soprattutto in solitudine, mi sono resa conto che l’intonazione istintiva che davo era quasi un “sussurro”. Come una riflessione fatta a se stessi, nel ripercorrere i [propri] ricordi.)

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