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Un lutto insolito
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Omotoso, Yewande

Un lutto insolito

66THAND2ND, 07/06/2022

Abstract: Yinka non c'è più. Quella sua figlia di una magrezza feroce, alta, bella, la stessa che da piccola passava ore a disegnare, concentrata in modo quasi innaturale sul foglio, è morta. Eppure Mojisola cosa sa davvero di lei, della donna che era diventata? Dopo che era andata via da Città del Capo, mesi prima, si erano sentite a malapena, telefonate brevi, le solite domande, le medesime risposte: "Sì, ho mangiato. Sì, ho fatto la spesa. Sì, mi copro bene. Il lavoro va bene. Io sto bene". Troppo poco per una madre. E allora Mojisola va a Johannesburg, si aggira per l'appartamento della figlia, dorme nel suo letto, segue le tracce che ha lasciato sul computer, sul cellulare, come un detective in un poliziesco. Spuntano persone – il misterioso D-Man, con cui Yinka chattava in un sito di incontri, PM, due iniziali dietro cui si cela chissà chi, Zelda Petersen, la brusca padrona di casa con cui instaura un'amicizia a base di tè e marijuana. E dettagli – i disegni di Yinka, le sue abitudini, i suoi segreti. Calandosi nei panni della figlia, vivendo letteralmente la sua vita, Mojisola riesce a comprendere meglio sé stessa, scavando a fondo nel dolore della perdita e nelle varie forme che assume, ma anche esplorando territori sconosciuti come il risveglio dell'erotismo in età matura, una nuova consapevolezza di sé e dei propri desideri. Una libertà, insomma, che non può cancellare la sofferenza ma può regalarle un futuro.

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Quanto può essere profondo il dolore di una madre che perde la figlia?
Yinka si è suicidata, non esiste un dolore più profondo di questo per un genitore.
Lei e sua madre Mojisola si erano allontanate l'una dall'altra da tempo - solo qualche breve e stentata telefonata fra di loro, divise dalla distanza delle città ma soprattutto da incomprensioni complesse, immense, radicate.
Mojisola si reca allora a casa della figlia e cerca di viverne la vita (a volte facendosi passare per lei), inserendosi in quella che era la quotidianità di Yinka, ricostruendo abitudini della figlia (per una madre così assente sconosciute), amicizie e rapporti.
Questo è un romanzo profondamente intenso e pieno di sofferenza - ma qua e là anche di spunti buffi e situazioni bizzarre e al limite del comico - mi è piaciuto molto, è la prima volta che leggo un romanzo ambientato in Sudafrica.

"I ricordi sono una droga. Mojisola si aggira per la casa strafatta (..) Il gatto di Yinka. Il computer di Yinka. Il cellulare di Yinka. I vestiti di Yinka. I disegni di Yinka.
E' strano fare l'inventario degli averi dei propri cari defunti.
Le cose più banali, altrimenti trascurabili, si caricano all'improvviso di significato.
Mojisola si ritrova a provare i vestiti della figlia.
C'è un asciugamano appeso dietro la porta del bagno. Sembra incartapecorito, ma Mojisola vuole portarselo nel letto.
Vasetti di crema mezzi vuoti; orecchini spaiati; una scatola di salviette; una compressa di paracetamolo residua in un blister; una valigia vuota, quella (piena) con cui Yinka era partita da Città del Capo.
Tra le sue cose l'assenza - completa, assoluta - della persona in sè è insondabile.
Mojisola guarda verso la porta d'ingresso, non può farne a meno, immagina che da un momento all'altro Yinka entri: "Ciao mamma, scusa se ho fatto tardi".

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