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Una casa in fiamme
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Forti, Laura <1969- >

Una casa in fiamme

Milano : Guanda, 2022

Abstract: Manuela ha quarantacinque anni e una vita come tante, alle prese con il lavoro, il marito, i figli, i suoceri. Sua la voce narrante di questo intenso romanzo, una voce che colpisce da subito perché chiara, energica, sfaccettata, ironica. Manuela all'inizio di questa storia deve fare i conti con una diagnosi di malattia, la prima scintilla di un incendio devastatore che travolge tutto: il matrimonio va in crisi, la figlia adolescente si allontana in una sua personale ricerca di identità, il figlio più piccolo sembra prigioniero delle sue difficoltà scolastiche, e dal passato riemerge il dolore per la perdita di un bambino mai nato. Sullo sfondo, i fantasmi provenienti dal complicato retaggio familiare: quella di Manuela è una famiglia «diversa», ma nella sua diversità simile a tante del nostro tempo. Una famiglia di ebrei italiani che rilegge strutture antiche alla luce della propria fragilità, alle prese con la malattia ma anche con la crescita, che rivela nella sua peculiarità meccanismi universali di una sfida molto contemporanea. Solo accettando le ambivalenze, imparando ad aprirsi alla gioia e al dolore nella loro intensità, riuscirà a dire che la vita forse non è sempre facile ma che è il nostro cammino: e soprattutto che è unica e insostituibile. Che è preziosa, nonostante tutto.

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La protagonista di questo romanzo è Manuela, una madre di famiglia che riceve la diagnosi di cancro al seno - è la goccia che fa traboccare il vaso nel precario equilibrio di una famiglia di ebrei italiani in lento disfacimento.
La casa (cioè la famiglia intera) va in fiamme (cioè si sgretola definitivamente): il marito di Manuela - Sergio - ha una seconda vita virtuale in cui sfoga desideri che forse non riesce ad esprimere in casa: Elias, il figlio più piccolo, ha grosse difficoltà a scuola e si sta chiudendo a riccio; la figlia maggiore Lea si apre a fare esperienze circa la sua identità di genere.
Manuela assiste al rogo della sua famiglia ma non può accettarlo - con un imprevisto finale circa la propria malattia, che qui non spoilero.

Il romanzo è scritto in modo molto ironico e chiaro, con tante pagine in discorso diretto che mi hanno catapultata in casa di Manuela a vivere le fiamme accanto a lei.

"Ormai era chiaro come il sole. Il cancro stava distruggendo la mia famiglia. Stava facendo del male non solo a me, anche ai miei figli. Eravamo tutti in qualche modo esposti, malati per osmosi, in seguito alla sua irradiazione maligna".

"Parlavano a volume troppo alto, con un'isteria sospetta, un'allegria forzata che tradiva tensione. Quando mi affacciavo, le voci si trasformavano in bisbigli prudenti.
Il cancro mi aveva fatto diventare un'estranea. O meglio, una suora di clausura.
Ero diventata prigioniera a casa mia".

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