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1Q84
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Murakami, Haruki

1Q84

Torino : Einaudi, 2011

Abstract: 1984, Tokyo. Aomame è bloccata in un taxi nel traffico. L'autista le suggerisce, come unica soluzione per non mancare all'appuntamento che l'aspetta, di uscire dalla tangenziale utilizzando una scala di emergenza, nascosta e poco frequentata. Ma, sibillino, aggiunge di fare attenzione: Non si lasci ingannare dalle apparenze. La realtà è sempre una sola. Negli stessi giorni Tengo, un giovane aspirante scrittore dotato di buona tecnica ma povero d'ispirazione, riceve uno strano incarico: un editor senza scrupoli gli chiede di riscrivere il romanzo di un'enigmatica diciassettenne così da candidarlo a un premio letterario. Ma La crisalide d'aria è un romanzo fantastico tanto ricco di immaginazione quanto sottilmente inquietante: la descrizione della realtà parallela alla nostra e di piccole creature che si nascondono nel corpo umano come parassiti turbano profondamente Tengo. L'incontro con l'autrice non farà che aumentare la sua vertigine: chi è veramente Fukada Eriko? Intanto Aomame (che pure non è certo una ragazza qualsiasi: nella borsetta ha un affilatissimo rompighiaccio con cui deve uccidere un uomo) osserva perplessa il mondo che la circonda: sembra quello di sempre, eppure piccoli, sinistri particolari divergono da quello a cui era abituata. Finché un giorno non vede comparire in cielo una seconda luna e sospetta di essere l'unica persona in grado di attraversare la sottile barriera che divide il 1984 dal 1Q84. Ma capisce anche un'altra cosa: che quella barriera sta per infrangersi.

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SARA MANINI
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Allora, da come si può notare, overall non è stato un bel libro, ma come mi ha detto il mio amico Delli: leggere i libri brutti è un grande esercizio di stile.

Partiamo quindi dalle cose che si salvano:
1) L'idea che sta alla base del libro è molto interessante.
2) La scena iniziale spacca, è molto misteriosa e cinematografica, si concentra su alcuni dettagli pazzi come quando tarantino fa lo zoom sui piedi e ti chiedi perché? Ma poi il film te lo godi soprattutto per quei fotogrammi dei piedi. Insomma ci sono delle scelte di stile che sembrano fighe, nella prima scena.
3) In alcuni punti del romanzo vengono citati e riportati altri racconti, alcuni tratti da altri autori e altri inventati, che danno quella sensazione di star parlando con la tartaruga saggia di kung fu panda, salvo poi (questo però andrebbe negli aspetti negativi ma va be che ci frega di essere schematici qui) non avere niente o quasi niente a che fare con la storia. Tipo il racconto dei Giliachi di Checov o quello sul paese dei gatti o ancora quello del bimbo che scolpisce topi.
4) In un altro punto specifico appare un personaggio caratterizzato in modo molto interessante, che tiene un dialogo molto misterioso, veramente scritto bene. Praticamente il presupposto è che questo sia tipo un mafioso che non può incriminarsi dicendo che sa cose, ma fa capire che ha tante informazioni con cui poi manipola l'interlocutore, che per qualche motivo, pure se è il personaggio più inetto e blando del libro, reagisce smascherando il tipo e rifiutando le proposte. Beh comunque, quel dialogo specifico è molto figo.
5) un'altra cosa riguardo allo stile che ho apprezzato è l'alternarsi del punto di vista dei due prataginisti ogni capitolo. Dà un certo ritmo alla narrazione e tiene alto l'interesse perché ogni capitolo sembra quasi di star cambiando libro. Anche i titoletti dei capitoli sono una di quelle scelte letterarie riuscite del libro. Una delle due, tipo.
6) Per quanto questo sarà un grande aspetto tra quelli negativi, a volte, in alcune occasioni, sembra parlare di sesso in maniera abbastanza onesta e affascinante. Alcune volte. Tipo 2 in tutto il libro. Poi diventa super creepy.

Okay ora ci siamo, posso iniziare a rantare sulle robe negative. Inizio dal sesso e robe annesse perché è veramente una questione fondamentale.
1) L'autore è un cazzo di maniaco inquietantissimo con la fissa per le ragazzine quando lui c'ha tipo 70 anni. Che schifo madonna. All'inizio come dicevo sembra ok, c'è un racconto di intrallazzi tra donne omosessuali e dici boh ok è l'inizio, avrà un senso. Spoiler: il senso è che è un uomo che scrive libri per uomini, chè, non ce le vuoi mettere due adolescenti che sforbiciano? Palese. Comunque le scene proprie di sesso non sono l'unico problema.
2) L'autore è un cazzo di maniaco inquietantissimo con la fissa per le ragazzine quando lui c'ha tipo 70 anni, parte due. La fissazione per le poppe è estremamente insopportabile. So la forma di tette e capezzoli di tutte i personaggi femminili. Ovviamente dai 7 anni in su. Cringe porcatroia.
3) Passando a caratteristiche che istigano leggermente meno al vomito, parliamo delle scelte di contenuto. Senza rinnegare il primo punto degli aspetti positivi, purtroppo la realizzazione di questa idea, che appunto sembrava davvero molto intrigante, risulta essere una catastrofe. No, non esagero. Solitamente man mano che leggi dovresti capire di più, aggiungere dettagli che ti facciano capire il tipo di mondo in cui la storia è immersa (quello che chiamano world building per i fantasy sostanzialmente). Bene, qui ogni 30 pagine (di ripetizioni, ma di questo ne parliamo nei punti successivi) compare un dettaglio nuovo che non c'entra nulla con quello precedente, rende solo più confusa l'ambientazione e, ovviamente, non ha nessuno spessore, non rimanda a nessuna metafora politica o sociale, niente, il mondo di whinnie the pooh ha più rilevanza semantica.
4) la trama. Ho letto solo i primi due libri, ce ne sarebbe anche un terzo, ma considerando la fatica che ho fatto per finire questi due non so se avrò mai le batterie cariche abbastanza per proseguire col terzo. Comunque, in questi primi due libri la trama è talmente casuale che ti chiedi se le varie scene abbiamo un collegamento. Ci sono 3 personaggi in croce e fanno robe determinate esclusivamente da 2 motivi:
- appagare la perversione sessuale dell'autore;
- sembrare misteriosi e enigmatici senza nessuno scopo.
Tutte le scene più oscure e intriganti poi si rivelano enormi fiaschi, senza conseguenze sensate sullo sviluppo della trama. Tra l'altro, anche il "come iniziano" queste scene è assurdo, stanno succedendo robe normali e di colpo arriva un elemento mistico/fantastico/immaginario senza senso che non ti aspettavi mai.
5) lo stile: che schifo. Frasi ripetute mille volte invertendo di posto le parole. Emozioni raccontate per filo e per segno senza nessuna metafora evocativa. Apparte le scene che ho salvato negli aspetti positivi, il 95% restante è una palla disumana. Una tortura giapponese, appunto. Qui non so se è un problema di traduzione, lasciamogli il beneficio del dubbio, però davvero, quasi nessun flavour in queste 700 pagine.
6) la lunghezza. Fra, non è come i temi in classe che devi fare almeno due facciate, o come i romanzi ottocenteschi che ti pagano a parola (almeno spero). Se una roba l'hai già detta, e baaaaaasta, abbiamo capito, passa alla roba successiva, che cazzo allunghi a fare senza aggiungere niente. Poteva essere un bel libro di 100 pagine, onestamente, così è solo una cagata pazzesca di 700.

Come ultima considerazione generale vorrei parlare dei personaggi. C'è una bella varietà, lo ammetto, non sono personaggi stereotipati e a modo loro, alcuni, vanno in contro ad una leggera e onesta evoluzione. Purtroppo il mio personaggio preferito (l'editore) a un certo punto scompare in circostanze misteriose e niente, sparito, adios. Infine, ovviamente la fissazione perversa per le caratteristiche sessuali è inquietante e, per me, insopportabile, ma i personaggi femminili sono complessivamente abbastanza interessanti. Si mostrano con le contraddizioni, la rabbia, le iniziative di donne vere, con esperienze realistiche e sentimenti comprensibili. Non dico che sia un romanzo femminista, ma un paio di personaggi penso che lo siano. Ovviamente nel libro non si definiscono e anzi lo negano pure, ma anche questa cosa non è così assurda, fa incazzare, ma è una di quelle cose che fanno incazzare in modo amaro anche nella vita reale.

È stata un'esperienza tutto sommato, spero abbiate apprezzato lo sforzo per questa recensione. A vostro rischio e pericolo

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