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La sorellanza
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Dalcher, Christina

La sorellanza

[Milano] : Nord, 2022

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Sono un'appassionata lettrice dei romanzi di Christina Dalcher - di cui ho già letto i precedenti VOX e LA CLASSE.
I romanzi distopici sono decisamente il terreno su cui l'autrice ama cimentarsi ... e lo fa con successo.
Confermo il giudizio positivo anche per LA SORELLANZA - in questo romanzo il mondo è ormai completamente devastato dalla crisi economica: le famiglie oppresse dai debiti non hanno più modo di far fronte alle necessità quotidiane, le città sono preda di vandali e ladri che cercano di sopravvivere rubando ciò che trovano nei negozi o nelle case abbandonate, non vi è più sicurezza per le strade.
Miranda, la protagonista, non sa più come proteggere se stessa e la figlia Emma, nè come tirare avanti di giorno in giorno - decide quindi di raggiungere Femlandia, una comunità di sole donne sorta molti anni prima e creata da sua madre Win con l'intenzione di salvaguardare le donne; Win, femminista fanatica, era convinta che una società costituita da sole donne potesse progredire ed aveva abbandonato Miranda per creare la comunità dei suoi sogni, basata su sorellanza, odio verso gli uomini, solidarietà fra donne ed autogestione.
Di malavoglia, pur covando in sè l'odio nei confronti della madre, cresciuto in tanti anni di abbandono, ma riconoscendola come unica possibilità di salvezza, Miranda raggiunge Femlandia insieme alla figlia adolescente; ma una volta lì, superati i primi giorni di stupore per quanto dalla madre realizzato, Miranda inizia ad avere seri dubbi sulla società in cui si trova a vivere.
Come è possibile che cresca e progredisca una società senza uomini?
Come è possibile che, pur in totale assenza di uomini e di contatti con il mondo esterno alle mura di Femlandia, ci siano all'interno della comunità donne incinta?
E come mai a Femlandia nascono solo femmine?
L'atroce verità sulla comunità creata dalla madre porta Miranda a lottare per far sopravvivere la "vecchia" società in cui maschi e femmine sono regolarmente mescolati; perché se nel vecchio mondo le donne erano spesso vittime di soprusi e violenze perpetrate loro dagli uomini, ora a Femlandia le vittime si sono trasformate in orrende carnefici.

“Noi non facciamo parte degli Stati Uniti. Non da quando siamo qui. Non rispettiamo le loro leggi, non paghiamo le tasse e non riceviamo nulla da loro. Questa non è una comunità intenzionale qualsiasi, popolata di hippy che giocano a fare i vegani finchè non si stufano. Noi siamo una comunità seria”.

“Dicevano che il tasso di suicidi nazionale si fosse impennato tra il 1929 ed il 1930, nell’anno che era seguito al Giovedì nero. Dicevano che la gente facesse la fila per il pane e che gli insegnanti non avessero ricevuto lo stipendio per quasi un anno. Dicevano che i soldi bastassero ad assicurare il sostentamento solo di una famiglia su quattro.
Dicevano che la Grande Depressione non si sarebbe mai ripetuta. Non so che cazzo avesse di grande, ma una cosa è certa: si è ripetuta”.

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