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New York 1941. Forse
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Giribone, Luca <1975->

New York 1941. Forse

[Roma] : Europa, 2017

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Secondo romanzo che leggo del bravissimo Luca Giribone, che qui imbastisce una trama spiazzante, inaspettata, che mi ha sorpreso per originalità.

Frank Logan è un giornalista di denuncia (“Un segugio tenace ed incosciente”) che sta conducendo una pericolosa indagine circa le oscure attività del sindaco della NY degli anni ‘40: abituato a muoversi in una città marcia‎ e‎ corrotta,‎ con l’aiuto‎ della‎ fidanzata‎ Dorothy‎ e‎ dell’amico‎ detective‎ Jim, Frank riconosce come unico‎ scopo‎ del suo lavoro‎ denunciare il male della città, benchè ne stia per attaccare l’uomo più potente – e questo ovviamente metterà lui e gli altri due che lo appoggiano in pericolo di vita: “Vale la pena rischiare la vita per un articolo?”

Bellissima anzitutto l’ambientazione che mi ha ricordato L.A. Confidential di James Ellroy per il fascino fumoso delle gang di strada, del proibizionismo e di un mondo a me totalmente estraneo.
Eppure la trama riesce a sviluppare qualcosa in più del previsto perché, ‎con‎ una‎ struttura‎ particolare e molto‎ ben‎ congegnata, l’autore intervalla i capitoli circa l’indagine in corso a quelli con le riflessioni dei personaggi - che ben presto si intuisce hanno tutti qualcosa di oscuro, inquietante, terribile.
Tutto parte dagli interrogativi che chiudono questi capitoli, identificati da un differente carattere tipografico: “Frank che volto aveva tua sorella?”, “Quale è il nome di tua sorella Dorothy?”, “Come si chiama tua madre Frank?”.

E’ a questo punto che sono stata completamente coinvolta dal romanzo, affascinata dalla vicenda, persa nelle deliranti allucinazioni dei personaggi.
Perché‎ i‎ tre‎ protagonisti‎ soffrono di questi assurdi ed inspiegabili‎ vuoti di memoria?‎ Perdo l’orientamento sprofondando in un mirabile incubo che mi travolge, e solo sul finale scopro cosa sta realmente accadendo nella mente dell’autore e quindi ai personaggi del romanzo.
Con una trama a dir poco spiazzante e totalmente originale mi sono trovata a chiedermi dove sono e cosa stia succedendo – perché la peculiarità della vicenda non mi ha permesso in nessun momento di trovare equilibrio e punti di riferimento.
L’autore gioca con astuzia e capacità con la mente del lettore in una sconcertante spirale in cui l’apparenza inganna, stupisce e poi chiude con un colpo di scena davvero imprevisto.

“Primo: l’indagine stava colpendo nel segno.
Secondo: Frank si trovava ad un passo dal più grande scoop della sua carriera.
Terzo: i nomi coinvolti erano ingombranti.
Quarto; come spesso capita in questi casi, qualcuno si stava preparando ad ucciderlo”.

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