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Piazza Gourmand
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Schira, Roberta

Piazza Gourmand

Milano : Ponte alle Grazie, [2007]

Abstract: Immaginate una grande piazza, affollata di umanità, negozi, ristoranti, taxi, automobili. Molte case vi si affacciano, molte vite la attraversano e il denominatore comune è il cibo: cibo-amore, cibo-ossessione, cibo che cura o cibo che uccide. Un grande chef passa dalle cucine al marciapiedi; coniugi ricchi e annoiati litigano rumorosamente al ristorante; due coppie restano bloccate in ascensore mentre vanno a una festa e iniziano a mangiare i piatti che avevano preparato; amanti golosi si incontrano in un motel per un appuntamento erotico-gastronomico; un insignificante e grigio ragioniere nasconde un segreto: storie diverse che confluiscono in un finale collettivo, a tavola naturalmente. Amore, sesso, gelosia, passione, ossessioni, segreti, doppie vite, desideri mai espressi: ecco i temi eterni che muovono i fili dei personaggi di questo romanzo corale, costruito con perversa precisione attorno al mito della tavola imbandita, che unisce, mette in comunione, pacifica. E un rito antico di cui, proprio come dell'amore, non possiamo fare a meno.

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Roberta Schira scrive per mangiare e mangia per scrivere, letteralmente.
Non deve quindi sorprenderci il suo amore per la penna, sia quella tradizionalmente legata al calamaio, che l'eccellenza culinaria tutta italiana consacrata a tavola nel classico "piatto di pasta".

Il suo "romanzo culinario" rappresenta quindi un intreccio tra le sue due più importanti passioni e si propone "da manuale" come una bizzarra ricetta nouvelle cuisine in bilico sul piatto di una pièce teatrale, dove i personaggi sono ingredienti e la scenografia di sfondo è una anonima piazza "come se non si fosse a Milano, ma in un posto dove il tempo è buono", un perimetro anonimo, circondato da edifici e da un'enorme pubblicità.
Un non-luogo (citando l'antropologo Marc Augé) in cui come in un teatro a cielo aperto (o un'enorme pentolone) confluiscono vite, tradimenti, bugie e verità inconfessabili.
Il tutto accade sotto l'occhio di Pierre, (ex) chef di haute cuisine e clochard, che in attesa di ricevere il Segno e il proprio riscatto sociale partecipa in disparte come osservatore silenzioso dalla sua panchina nel centro dell'agorà.
"Quella storia fatta di poche parole, di cose mangiate, di cose imboccate / di spese segrete, di cose annusate" come dice la stessa Schira.

Piazza Gourmand è un romanzo frammentato nelle sue microstorie, tutte interdipendenti e allo stesso tempo tutte legate tra loro.
In questa mistery box ogni personaggio ha un ingrediente misterioso, un segreto inconfessabile o una perversione che conferisce una nota di gusto particolare al mélange d'insieme e - ciliegina sulla torta - al termine di ogni petite histoire ritroviamo un rimando concreto al cibo sotto forma di una o più ricette culinarie e all'occorrenza alcune considerazioni sulla nascita, l'impiego e il diffondersi di determinati alimenti.
Il minimo comun denominatore è il rapporto col cibo, che sia nella ricerca della perfezione attraverso l'esecuzione maniacale, nell'amorevole riproporre pietanze famigliari e familiari come comfort food, al cibo erotizzato, piccante e sensuale della trasgressione, dal cibo strumentalizzato e ingoiato compulsivamente nel disturbo alimentare a quello che nasconde il principio di un avvelenamento.. o le verdure ai bambini più esigenti.

Scorrevole nella lettura, a volte fin troppo semplicistico, non è un libro eccezionale. È tuttavia indubbiamente originale.

Particolarmente piacevoli gli intermezzi culinari a latere dei singoli episodi narrativi, da alcune preparazioni molto specifiche, come les escargots de Bourgogne o il risotto perfetto (rigorosamente giallo e con scaloppa di fegato grasso), ai piatti della tradizione (le uova al burro di Fernard Point e della signora Teresa o il puré a regola d'arte e la torta di pane della signora Matilde del terzo), bizzarri appetizer da ascensore o elaboratissime ricette "stellate" come il quadro fiammingo di Ferran Adrià, le seduttive ostriche in crosta di fave di cacao e cachi di Cracco o il gelato della riconciliazione di Heinz Beck, a base di castagne, ragoût di pere e tartufo bianco di Alba.

Un libro che - se prima non ci farà venire voglia di mangiare - saprà sicuramente riaccendere in noi la fiamma per la (buona) cucina.

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