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La mafia non deve fermarvi. Una vita dedicata alla lotta per la legalità, attraverso il racconto della vedova Schifani
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Costa, Rosaria

La mafia non deve fermarvi. Una vita dedicata alla lotta per la legalità, attraverso il racconto della vedova Schifani

RIZZOLI, 09/05/2023

Abstract: Per ultimo, Vito mi disse il nome di Giovanni Falcone. Mi ricordai del fallito attentato nella sua villa dell'Addaura e, come in un flashback, sentii le sirene. In quel momento alzai lo sguardo verso l'orizzonte, come in cerca di qualcosa che potesse convincere Vito a lasciar perdere quell'incarico così pericoloso, e notai delle nuvole nere che avevano oscurato il cielo azzurro. Con queste parole, Rosaria Costa, vedova dell'agente Vito Schifani, caduto con Falcone a Capaci, rievoca il momento in cui il suo giovane sposo le disse orgoglioso che sarebbe entrato nella scorta del giudice. La storia è poi tragicamente nota e tutta l'Italia ricorda il suo grido di dolore che ai funerali di Stato scosse universalmente le coscienze. Come racconta per la prima volta in questo libro toccante, Rosaria Costa all'inizio rimase in Sicilia, lei che, provenendo da una famiglia modesta e onesta, era cresciuta nello spietato contesto della "Palermo di un morto al giorno". Voleva lottare, reclamare il proprio diritto ad avere Giustizia, e per questo si avvicinò a Borsellino legandosi a lui, ma la strage di via D'Amelio rinnovò presto lo stesso dolore. Gli anni successivi, segnati dall'arresto di Totò Riina, la videro sempre in prima fila in quella che, da allora e ancora oggi, lei interpreta come una missione di testimonianza. Arrivò anche un giorno in cui per Rosaria rimanere in Sicilia non fu più sostenibile e si trasferì in Liguria per costruirsi una nuova vita, dopo la devastazione di tanto indicibile dolore. Ma oggi è riuscita a tornare nella sua terra d'origine, come donna nuova e come testimone diretta di un'epoca drammatica, consapevole di dover continuare a tenere alta la bandiera della legalità.

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Utente 10581
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"La paura arriva improvvisa, a volte senza un senso, ci paralizza, ma noi non dobbiamo lasciare che decida per noi, dobbiamo arrabbiarci con lei e mandarla via."
Avevo 22 anni quando dal Tg appresi che era stato ucciso un giudice che si chiamava Giovanni Falcone. All'epoca però, la mia vita era scandita da ascoltare la musica con le cuffie a tutto volume, ed uscire a divertirmi con gli amici. Quella notizia che fece il giro del mondo non mi colpì più di tanto. Le immagini del funerale invece furono una pugnalata al cuore. Ricordo ancora una giovane donna che, straziata dal dolore, dal pulpito di una chiesa gremita di gente, urlava "io vi perdono, però vi dovete mettere in ginocchio"
Da quel lontano 1992 da ragazzina spensierata sono diventata una donna adulta e quelle stragi mi hanno segnato profondamente perchè leggendo molti libri che parlano di quel periodo, mi chiedo come possa accadere che, mentre io ragazza spensierata del nord Italia vivevo la mia giovinezza con leggerezza, al sud si consumava una vera e propria mattanza.
Questo libro è una bellissima testimonianza di amore, amore per la propria terra martoriata, amore immenso per un figlio che è dovuto crescere senza un padre, ed amore infinito per un marito morto ammazzato in giovane età. Brava Rosaria Costa che si è messa in gioco scrivendo un libro che andrebbe letto soprattutto in tutte le scuole e poi anche da tutti noi, affinchè certi eventi drammatici non vadano nel dimenticatoio, come spesso accade.

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