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Lo sconosciuto n. 89
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Leonard, Elmore

Lo sconosciuto n. 89

Torino : Einaudi, 2011

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Abstract: Jack Ryan ha fatto mille mestieri e combattuto una lunga guerra contro l'alcol. Finalmente, a quasi quarant'anni, sembra aver trovato la sistemazione ideale, l'ufficiale giudiziario. Ma accettando un incarico apparentemente banale, Jack si trova immerso in una storia più grande di lui. Un certo Mr Perez, che si occupa di individuare società per azioni con utili da capogiro, incarica Ryan di rintracciare Robert Leary jr, sparito senza lasciare tracce e senza mai riscuotere i ricchi dividendi che gli spettavano. A Jack bastano poche ricerche per intravedere il ginepraio nel quale si sta cacciando: Leary è un delinquente psicopatico, e c'è qualcun altro che lo cerca, per saldare vecchi conti ancora aperti. Sarebbe meglio tirarsi indietro e tornare alla vita di sempre, se non fosse per Lee, la moglie di Leary: una bionda alcolizzata che chiede aiuto a Ryan, offrendogli l'occasione per riscattare il suo passato.

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Utente 35548
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Parla come mangi

Dei 4 romanzi letti di Leonard - che mi erano piaciuti sufficientemente, senza però soddisfare il mio godimento per le crime novel -, questo è quello che più ha lasciato il segno.

Leonard è famoso per i suoi dialoghi. In questo genere di storie, tra criminali di strada e non in colletto bianco, hanno un peso importante, mi piace molto sguazzare in mezzo a tipi loschi, sentirmi partecipe dei modi di essere di questi personaggi senza necessariamente che vengano resi macchiette fini a se stesse - macchiette, appunto, che poi ahimè è quello che percepisce il lettore occasionale.

Nelle letture precedenti questo aspetto legato ai dialoghi non lo avevo avvertito, qui invece l'ho percepito sin da subito. Non che Leonard abbia costruito chissà quale trama, e a dirla tutta presenta una storia per certi verso meno allettante di tante altre: Ryan fa l'ufficiale giudiziario, non è un criminale ma un ex alcolizzato, deve rintracciare un tipo - lo sconosciuto del titolo - che ha ereditato delle azioni. Tutto qui. Ma qui sta proprio il punto: Leonard ha reso vero quel poco che ha messo in scena, più umanità, più percezione delle singolarità, più realismo. La tensione circola dall'inizio alla fine, ma in maniera che dimostra stile da parte dell'autore: la usa come collante per il tutto, in maniera discreta, non la getta a effetto per acchiappare lettori.

Sapendo che è stato estimatore (io anche) di quell'Higgins di Eddie Coyle - Le virgolette fanno la storia… Il dialogo fa i personaggi e i personaggi sono l’intreccio - non posso non riconoscere che Leonard ha assimilato la sua lezione sui dialoghi, e infatti quel che conta più qui sono proprio loro, come a teatro, un teatro di strada di qualche angolo di mondo in cui il microcosmo diventa l'universo.
Io ho letto la versione in italiano, mi baso su quella, ma il fatto che il traduttore sia Luca Conti mi conforta.

Sto esagerando? Indubbiamente sì, e non voglia farla fuori dal vaso con questo romanzo col rischio di diventare noioso. Ma non sono un lettore occasionale di crime novel, quindi non mi rivolgo a tutti, solo a chi apprezza il genere, e di quel genere senza troppi lustrini che racconta angoli, appunto, non sociologia del crimine; anche se poi sono proprio questi angoli che danno da mangiare alla Sociologia.

Mi chiedevo se sarei mai riuscito a entrare nel mood di Leonard, sulla carta aveva tutte le carte in regola perché io riuscissi ad apprezzarlo. Ecco, diciamo che comincio a farlo da qui e ora.

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