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Non ci avete fatto niente
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Montinaro, Tina - Urbinati, Ilaria

Non ci avete fatto niente

DE AGOSTINI, 02/05/2023

Abstract: Antonio Montinaro è un ragazzo vivace, che odia le ingiustizie e non sa stare con le mani in mano. Per questo, quando entra in polizia, non si accontenta degli incarichi più semplici ma impara in fretta e chiede di essere trasferito a Palermo, negli anni in cui la lotta alla mafia è più accesa che mai e la città è in guerra. Lì ci sono uomini impegnati a cambiare le cose e Antonio, innamorato del proprio lavoro, vuole fare la sua parte: presto diventerà uno degli agenti più fidati della scorta di Giovanni Falcone. Sempre in Sicilia conoscerà Tina, sua moglie. È proprio lei a raccontare in questo libro la storia di Antonio, che credeva nella giustizia e nello Stato, morto coraggiosamente per difendere il giudice Falcone, e i diritti di tutti noi, nel maggio più buio della storia italiana.

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Utente 10581
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E' proprio vero che non si è mai finito di imparare. Ringrazio l'autrice per aver scritto questo libro e avermi fatto conoscere la figura di suo marito, uomo di scorta del giudice Falcone. Grazie alla sua testimonianza sono venuta a conoscenza del "Giardino della Memoria".
"Non è stato facile realizzarlo, ci abbiamo messo venticinque anni, ma battaglia dopo battaglia, alla fine ci siamo riusciti. Grazie al comune che ha ceduto il terreno, ai fondi della Regione e dell'Anas, grazie a un gruppo di architetti palermitani, che ha regalato all'Associazione Quarto Savona Quindici il progetto, oggi nel luogo della strage c'è un giardino.
"Per noi adulti questa pagina buia della storia italiana e siciliana rappresenta una parte della nostra vita, un evento che ricordiamo e che ci ha segnato e cambiato. Non è lo stesso per le nuove generazioni. Per un ragazzo di vent'anni, la strage di Capaci è una pagina di storia, un evento del passato, di cui non ha memoria viva. Per un bambino di dieci anni rappresenta un evento ancora più lontano, la cui conoscenza dipende dalla buona volontà e dall'impegno dei docenti e di noi adulti. Se vogliamo che questa memoria lasci un segno anche nei più giovani, non possiamo limitarci a organizzare manifestazioni di facciata alle quali ragazzi e bambini prendono parte come potrebbero partecipare a una lezione di scuola. Serve il contributo attivo di tutti, serve una memoria che sia carica delle emozioni che possano trasmettere per primi coloro che hanno vissuto quei momenti."
Ecco perchè l'autrice gira le scuole, parla con i ragazzi, affinchè non solo il ricordo di suo marito sia sempre presente nella memoria di tutti, ma anche per far conoscere una parte di storia che solo chi l'ha vissuta la può raccontare.

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