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L'animale che mi porto dentro
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Piccolo, Francesco <1964- > - Piccolo, Francesco <1964- >

L'animale che mi porto dentro

Torino : Einaudi, 2018

Abstract: «Quello che tenevo compresso dentro di me, nell'ora di educazione fisica o durante i film di Maciste, o certe sere quando andavo a dormire e avevo paura, era l'angoscia di dimostrare di essere maschio. Doverlo far vedere a tutti, ogni ora, ogni giorno, ogni settimana. E ogni volta misurare la mia inadeguatezza». «Se c'è qualcosa che mi dispiace molto, se ho un dolore fisico, se ho una scadenza, se devo risolvere un tarlo interiore, se ho dei dubbi, se ingrasso, se mi colpisce un lutto molto doloroso, se faccio un incidente per strada - ignoro; ignoro tutto. Vado avanti, non voglio intoppi. Continuo». Quella che Francesco Piccolo racconta è la formazione di un maschio contemporaneo, specifico e qualsiasi. Il tentativo fallimentare, comico e drammatico, di sfuggire alla legge del branco - e nello stesso tempo, la resa alla sua forza. La lotta indecidibile e vitale tra l'uomo che si vorrebbe essere e l'animale che ci si porta dentro. Perché esiste un codice dei maschi; quasi tutte le sue voci sono difficili da ripetere in pubblico, eppure non c'è verso di metterle a tacere. Tanti anni passati a cercare di spegnere quel ronzio collettivo per poi ritrovarsi ad ascoltarlo, nel proprio intimo, nei momenti più impensati. «Dentro di me continuerò sempre a chiedermi: siete contenti di me? sono come mi volevate?» In un mondo da sempre governato dai maschi, capirli è la chiave per guardare più in là. Per questo il racconto si nutre di tutto ciò che incontra - Sandokan e Malizia, i brufoli e il sesso, l'amore e il matrimonio, l'egoismo e la tenerezza - in un andamento vivissimo ma riflessivo, a tratti persino saggistico, che ci interroga e ci risponde, fino a ridisegnare il nostro sguardo.

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L'ANIMALE CHE MI PORTO DENTRO, DI FRANCESCO PICCOLO, p. 192

Uno scrittore, cresciuto negli anni settanta a Caserta, ragiona sulle cause profonde del suo istinto aggressivo, appunto l’animale che porta dentro di sé, nascosto dal risvolto normale della sua personalità.
La sua vita alle medie e alle scuole superiori ci si rivela attraverso le prime avventure con le ragazze, le squalifiche sul campo di basket per il pessimo carattere, l’ostilità verso il padre, l’inerzia verso il mondo degli adulti e soprattutto verso lo studio e la lettura, fino a quando le cose cambieranno, e si ritroverà a leggere e a scrivere, formarsi una famiglia, diventare uno scrittore affermato.

Non propriamente una biografia, il libro sembra piuttosto una confessione in cui il lettore è chiamato a testimone intimo della psiche ripartita del protagonista nel suo sforzo lucido di spiegarsi attraverso espedienti ausiliari, da accenni a trame di romanzi di avventura come Le tigri di Mompracen, a film come Malizia, ai personaggi (padre e figlio Sarratore) dei libri di Elena Ferrante che fungono da alter ego del protagonista.

E' certo un’ opera difficile per la crudezza talvolta spiazzante, al limite del turpiloquio, del linguaggio, eppure interessante perché nel suo viaggio a ritroso nel tempo il protagonista risponde alle domande sulla definizione del genere maschile, della virilità, sul modo di sfuggire ai condizionamenti del branco e all’ossessione per il desiderio che sono stati i punti di riferimento della sua crescita come per tutti gli uomini. Neanche i personaggi dei libri, soprattutto gli uomini quando protagonisti, restano estranei alle
imposizioni delle convenienze sociali.

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