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Un albero cresce a Brooklyn
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Smith, Betty

Un albero cresce a Brooklyn

Vicenza : Neri Pozza, 2016

Abstract: È l'estate del 1912 a Brooklyn. I raggi del sole illuminano il cortile della casa dove abita Francie Nolan, riscaldano la vecchia palizzata e le chiome dell'albero che riparano la dimora dei Nolan. Alcuni a Brooklyn lo chiamano l'Albero del Paradiso perché è l'unica pianta che germogli sul cemento e cresca rigoglioso nei quartieri popolari. Quando nuovi stranieri poveri arrivano a Brooklyn e, in un cortile di vecchie e tranquille case di pietra rossa, i materassi di piume fanno la loro comparsa sui davanzali delle finestre, si può essere certi che lì, dal cemento, sbucherà prima o poi un Albero del Paradiso. Francie, seduta sulla scala antincendio, lo guarda contenta, poiché oggi è sabato, ed è un bel giorno a Brooklyn. Il sabato gli uomini ricevono la paga e possono andare a bere e azzuffarsi in santa pace. Il sabato lei, bambina irlandese di undici anni, come tutti i bambini del suo quartiere, fa un salto dallo straccivendolo. Insieme a suo fratello Neeley, Francie raccoglie pezzi di stagnola che si trovano nei pacchetti di sigarette e nelle gomme da masticare, stracci, carta, pezzi di metallo e li vende in cambio di qualche cent. Attraverserà prima Manhattan Avenue, e poi Johnson Avenue, dove si sono stabiliti gli italiani, e infine il quartiere ebraico fino a Broadway. Poi tornerà a casa, dove forse troverà sua madre, rientrata dal lavoro. Lungo il tragitto forse qualcuno le ricorderà che è un peccato che una donna così graziosa come sua madre, ventinove anni, capelli neri e occhi scuri, debba lavare i pavimenti per mantenere lei e gli altri piccoli Nolan. Qualcun altro magari le parlerà di Johnny, suo padre, il ragazzo più bello e più attaccato alla bottiglia del vicinato, qualcuno infine le sussurrerà mezze parole sull'allegro comportamento di sua zia Sissy con gli uomini. Francie ascolterà e ogni parola sarà per lei una pugnalata al cuore, ma troverà, come sempre, la forza per reagire, poiché lei è una bambina destinata a diventare una donna sensibile e vera, forte come l'albero che, stretto fra il cemento di Brooklyn, alza rami sempre più alti al cielo.

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Spunti di riflessione del Gruppo di Lettura del giovedì - Biblioteca Parco Sempione

Il romanzo di Betty Smith vuol essere un bellissimo affresco della Brooklyn di inizio secolo.
La descrizione del quartiere popolato da individui provenienti da paesi diversi pone l’accento su molti aspetti : primo fra tutti la fatica della povertà da cui è arduo il riscatto. Una povertà che non è “miseria senza soluzione” se lo raffrontiamo con un altro grande romanzo qual’è Le ceneri di Angela di Frank McCourt. Un riscatto che, in questo romanzo, avviene solo tramite l’”istruzione” (parola che non a tutti è piaciuta). È grazie all’istruzione che la protagonista, Francie Nolan, riesce a superare “il gap dell’isolamento”. A volte però è necessario costruire una realtà anche tramite una bugia, in grado di essere più accettabile: “la menzogna arriva quando abbisogna” riporta un nostro lettore.

Un altro aspetto del libro è senz’altro la questione dell’immigrazione: Brooklyn è un quartiere ghettizzato, gli espatriati sono considerati in modi diversi, in base alla provenienza. La condizione di immigrato in terra straniera non rende tutti uguali ma anzi stratifica le differenze. Quel sogno americano è in realtà un’utopia per la maggior parte degli abitanti di Brooklyn.

L’analisi dei personaggi è precisa e dettagliata ed ogni relazione è ben descritta. In particolare il rapporto tra Francie e la madre Katie: se a volte appare conflittuale (la predilezione per il figlio, preferenze che “se le vive tutte”) in altre risulta alquanto moderno (la confessione della mancata notte con il ragazzo militare).
Insomma un libro che è piaciuto alla maggior parte dei partecipanti.

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