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Quasi niente sbagliato
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Pavan, Greta

Quasi niente sbagliato

Torino : Bollati Boringhieri, 2023

Abstract: Brianza, terra dai confini incerti, paesaggio di asfalto e capannoni, provincia ricchissima, dove la religiosa devozione al lavoro sembra essere l'unico parametro riconosciuto per la definizione di rapporti e identità. Ma per Margherita, nata nel 1990 in una delle tante famiglie venete emigrate in Lombardia nel dopoguerra, il benessere è una chimera da contemplare da lontano. Sfiancata dal susseguirsi di lavori senza prospettiva e a cui sembra destinata solo in quanto donna, svuotata dalla minaccia costante della precarietà e svilita da un'umanità ambigua, fatta di personaggi in cui albergano a un tempo colpa e innocenza, per Margherita rimane solo il sogno della fuga. Coltiva l'ossessione di Milano, attraente come una terra promessa, e di un lavoro come giornalista, forse unica possibilità rimasta per provare a fare sentire la propria voce. E sola alternativa a quella violenza che, goccia dopo goccia, quasi niente, rischia di trasformarla in tutto ciò che ha sempre rifiutato. Con Quasi niente sbagliato Greta Pavan ha scritto un romanzo di formazione, un autentico spaccato generazionale, una storia sull'appartenenza e sull'affermazione di sé che prova a rispondere a una domanda esistenziale: se il male sia ciò che riceviamo o quello che ci portiamo dentro.

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Utente 29570
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La storia avrebbe anche un alto potenziale: si può dire che la narrazione in prima persona, rivolta al passato, abbia il vantaggio di darci l'illusione di leggere quasi un diario autobiografico, entrando direttamente nella mente di una persona che potrebbe esistere veramente (ci sono i millenial che odiano la loro vita di provincia e che immaginano vite con sullo sfondo una grande metropoli, costretti a subire il giogo del precariato e di un'esistenza infelice).
Nonostante questo, i racconti non hanno niente di speciale o di sconvolgente, tranne qualche momento in cui si percepisce una lieve tensione (si verifica però solo nei momenti in cui cessa il "flusso di coscienza" e la narrazione procede per dialoghi, quindi con discorso diretto). La storia insomma non decolla mai: alla maturazione della protagonista, Margherita, non è lasciato lo stesso spazio che invece è riservato ad alcuni aneddoti riguardanti prettamente la sua infanzia e adolescenza (che comunque non hanno niente di particolare).

I capitoli si chiamano quanti gli anni che la protagonista aveva in un dato periodo (il perché di questo non si sa, ma non dà al libro niente di eccezionale), e sostanzialmente il lettore non ha il tempo sufficiente a conoscere la Margherita adulta o ad affezionarsi ad altri personaggi (si conosce solo qualche membro della famiglia - la madre, il fratello, il padre con i suoi colleghi, la nonna, la zia e suo marito - più alcuni compagni di scuola e i datori di lavoro, tutti ugualmente piatti e senza sfumature).

Bocciato.

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