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La città autistica
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Vanolo, Alberto

La città autistica

EINAUDI, 06/02/2024

Abstract: Proviamo a immaginare un altro tipo di città, aperta alla differenza. Uno spazio dove ripensare l'incontro con le neurodiversità e dove sperimentare altri ritmi, relazioni, e modi di vivere. Una città cosí, orgogliosamente autistica, avrebbe molto da offrire a chiunque. Che cos'è una città "autistica"? È uno spazio per immaginare e sperimentare modi diversi di intendere le diversità, incluse quelle neurologiche, anche al di là del linguaggio delle categorie, delle diagnosi e delle disabilità. Il mondo ha bisogno di città del genere: "autistico" non va inteso in senso peggiorativo e la condizione di neurodiversità può offrire molto per progettare città piú vivibili e aperte. Costruire realtà urbane migliori significa anche sovvertire le categorie morali e i linguaggi comunemente associati all'autismo. Alberto Vanolo offre una serie di proposte provocatorie per la città autistica, una sorta di manifesto con principî generali per immaginare realtà urbane piú semplici e sostenibili, non solo per chi vive una condizione di neurodivergenza.

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Utente 10581
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La città autistica di Alberto Vanolo.

Non chiedetemi perché questo libro sia finito nella mia borsa, ma tantè…
Piccolino, scritto da chi conosce bene la tematica, va letto con molta calma, visto che gli spunti di riflessione sono tantissimi.
“Proviamo a immaginare un altro tipo di città, aperta alla differenza. Uno spazio dove ripensare l’incontro con le neurodiversità e dove sperimentare altri ritmi, relazioni, e modi di vivere. Una città così, orgogliosamente autistica, avrebbe molto da offrire.”
Il libro è diviso in capitoli, il primo si intitola “il potere delle categorie”.
“L’autismo è comunemente inteso come disturbo dello sviluppo caratterizzato da difficoltà delle interazioni sociali e nella comunicazione, oltre a interessi limitati e a comportamenti ripetitivi” […]
“L’autismo non è una malattia e non è sempre sinonimo di disabilità. Certamente può essere inabilitante, difficile o doloroso per molte persone e famiglie come ho sperimentato sulla mia pelle. Si possono però sviluppare differenti linee argomentative che sottolineano la necessità di un ripensamento della categoria e di una sua depatologizzazione.” […]
“L’autismo è un modo di essere, un’esperienza pervasiva che colora qualsiasi situazione, sensazione, pensiero, emozione o incontro. Non è possibile separare l’autismo dalla persona, e se anche fosse possibile, la persona che ne risulterebbe non sarebbe più la stessa”.
Spesso leggendo questo libro mi sono ricordata del film “Rain man” ma ho capito quanto l’associazione spesso non sia corretta, in quanto esistono molte forme di autismo e molte sfumature delle stesso.
Il secondo capitolo riguarda lo spazio.
“Le persone autistiche, in condizioni di stress, fragilità o eccesso di stimoli sensoriali, possono sovraccaricarsi fino a generare un crollo improvviso che può manifestarsi in maniere differenti, come urla fuori controllo, pianto inconsolabile, disperazione e, in generale, reazioni psicofisiche molto intense o addirittura violente”.
Ho pensato alla difficoltà di queste persone a vivere in una società piena di luci, suoni, rumori, dove la gente corre e non cammina, dove i tempi sono molto stretti. Mi ha fatto piacere però leggere anche che alcune catene di supermercati hanno predisposto fasce orarie “tranquille” con luci basse, niente musica, proprio per aiutare le persone autistiche ad avere un piccolo luogo dove poter vivere secondo i loro “modi”.
Il terzo capitolo riguarda la vita urbana, ma in questo caso c’è veramente ancora tanto lavoro da fare.
Il quarto capitolo che si intitola “Tattiche queer” sinceramente parlando non l’ho capito e ho fatto pure fatica a leggerlo.
L’ultimo capitolo “Per una città autistica”, l’autore fa tutta una serie di considerazioni e riflessioni per rendere le città più vivibili per tutti.
Spesso leggendo questo libro mi sono chiesta come sia vivere con ritmi diversi dai nostri, con modalità diverse, ma ovviamente ho fatto molta fatica ad immedesimarmi. Certo entrare in un supermercato senza musica e con le luci basse a me non cambia molto, ma sicuramente ad una persona autistica si. Spero che tanti altri supermercati in futuro inizino almeno a sperimentare questi “orari tranquilli” e chissà che magari non giovi pure a noi rallentare un pochino i nostri stili di vita.

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