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La frontiera
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Leogrande, Alessandro

La frontiera

Milano : Feltrinelli, 2015

Abstract: C'è una linea immaginaria eppure realissima, una ferita non chiusa, un luogo di tutti e di nessuno di cui ognuno, invisibilmente, è parte: è la frontiera che separa e insieme unisce il Nord del mondo, democratico, liberale e civilizzato, e il Sud, povero, morso dalla guerra, arretrato e antidemocratico. È sul margine di questa frontiera che si gioca il Grande gioco del mondo contemporaneo. Leogrande ci porta a bordo delle navi dell'operazione Mare Nostrum e pesca le parole dai fondali marini in cui stanno incastrate e nascoste. Ci porta a conoscere trafficanti e baby-scafisti, insieme alle storie dei sopravvissuti ai naufragi del Mediterraneo al largo di Lampedusa; ricostruisce la storia degli eritrei, popolo tra i popoli forzati alla migrazione da una feroce dittatura, causata anche dal colonialismo italiano; ci racconta l'altra frontiera, quella greca, quella di Alba Dorata e di Patrasso, e poi l'altra ancora, quella dei Balcani; ci introduce in una Libia esplosa e devastata, ci fa entrare dentro i Cie italiani e i loro soprusi, nella violenza della periferia romana e in quella nascosta nelle nostre anime: così si dà parola all'innominabile buco nero in cui ogni giorno sprofondano il diritto comunitario e le nostre coscienze. Quanta sofferenza. Quanto caos. Quanta indifferenza. Da qualche parte nel futuro, i nostri discendenti si chiederanno come abbiamo potuto lasciare che tutto ciò accadesse...

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Utente 10581
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Non mi è mai capitato di metterci così tanto per finire un libro. Di solito li mollo subito, ma questo... questo ha un qualcosa che ti costringe ad andare avanti, a leggere anche con calma tutto quello che c'è scritto. E di cose scritte ce ne sono molte. Le più dure da digerire sono quelle che riguardano le torture o i pestaggi che i profughi subiscono nel silenzio più totale.
“Erano le conseguenze delle torture subite nelle carceri irachene: diceva di essere stato costretto a sedersi ripetutamente con le mutande abbassate su una bottiglia di vetro. All'inizio, davanti al riso degli aguzzini, aveva provato vergogna. Ma poi un dolore acuto si era sostituito al senso di nausea quando in due lo avevano afferrato per le spalle e lo avevano schiacciato sul collo della bottiglia. Era stato proprio per quello che, qualche mese dopo, aveva ottenuto l'asilo politico in Italia. Shorsh era a tutti gli effetti una vittima di tortura.”
“Era umida e faceva schifo. Sentivo il sangue spandersi nella mia bocca, colare sulle mie labbra, impregnarmi, sporcarmi. Il pezzo di carne di maiale era sul manganello e cercavano di infilarmelo in bocca. Erano tre, o forse quattro. Non ricordo quanti erano. L'occhio mi faceva male perchè mi avevano tirato un pugno. Ricordo solo che spingevano per aprirmi la bocca, mi tenevano fermo. Il fatto è accaduto di notte, nei corridoi di un Cpt, un Centro di permanenza temporanea per stranieri da rimpatriare perchè sprovvisti di permesso di soggiorno”.
Questo libro è una sorta di viaggio intervista tra quelle persone che scappano dalla guerra e le cause storico politiche che li spingono a scappare.
Si parla di Mare Nostrum, del fallimento di Frontex, del rimbalzo continuo di competenze e responsabilità, della cattiva gestione dei vari centri di accoglienza, di tutte quelle persone che ce l'hanno fatta e di tutte quelle che sono morte, di muri o fili spinati che obbligano i migranti a cambiare rotta, di Grecia, Turchia, Balcani ed anche di Italia.
“Quella parola indica una linea lunga chilometri e spessa anni. Un solco che attraversa la materia e il tempo, le notti e i giorni, le generazioni e le stesse voci che ne parlano, si inseguono, si accavallano, si contraddicono, si comprimono, si dilatano. E' la frontiera. Per molti sinonimo di impazienza, per molti altri di terrore. La frontiera corre sempre nel mezzo. Di qua c'è il mondo di prima. Di là c'è quello che deve ancora venire, e che forse non arriverà mai.
Finisci il libro, riguardi la copertina ed il titolo ora acquista tutt'altro significato!

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