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Favola in bianco e nero
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Corona, Mauro <1950- >

Favola in bianco e nero

Milano : Mondadori, 2015

Abstract: Nel poetico e tenebro mondo boschivo di Mauro Corona, non è raro imbattersi in una favola. Ma non è scontato che si tratti di una favola idilliaca, perché è proprio quando la narrazione si avventura nel fantastico che l'autore trova l'occasione per far emergere con forza la sua vena più caustica e dissacrante. E questa volta è chiaro più che mai: Ho scritto una fiaba cattiva sul Natale, perché il Natale è una festa cattiva dove si scoprono i cattivi che fanno i buoni. Se con Una lacrima color turchese ci aveva portato ad accettare lo straordinario, ovvero l'eccezionale scomparsa del Bambin Gesù, fuggito dai presepi di tutto il mondo per provocazione, in questo suo ideale seguito si spinge ancora più in là, sfidandoci ad accogliere il diverso. Favola in bianco e nero si apre, infatti, con la prodigiosa apparizione di due statuine del Bambin Gesù, una con la pelle bianca e l' altra con la pelle nera, che si materializzano, inaspettatamente, allo scoccare della mezzanotte in tutte le case del mondo. La reazione che si scatena, però, è piuttosto prevedibile, perché tutti cercano di rimuovere la statuina di colore; del resto, la tradizione vuole che Gesù abbia la pelle bianca, nessuno è in grado di tollerare una simile anomalia.

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"Alle ore 20,11 termino questo quadernino. E' il 16 settembre 2015. Ho scritto una fiaba cattiva sul Natale, perchè il Natale è una festa cattiva dove si scoprono i cattivi che fanno i buoni. Punto. Oggi ancora più che mai, a Natale sbucano i cattivi, gli intolleranti, i razzisti eccetera. Ma anche a Capodanno, Pasqua, nelle feste comandate e nelle quattro stagioni. Tutti i giorni. Questa fiabucola mi ha permesso di esprimere il mio stato d'animo che non interessa a nessuno. Togliermi sassolini dalle scarpe."
Questa non è una fiabucola e nemmeno una fiaba, ma tutta una serie di considerazioni che partono da un evento: la presenza di un Bambin Gesù nero, assieme a quello bianco. E se in Africa questo evento viene accettato, nel resto del mondo no. Ecco allora che l'autore inizia una serie di considerazioni personali che mi sento di condividere.
"Quando la gente del paese si svegliò, quale non fu lo sbalordimento nel constatare che le statuine dei pargoli santi erano stavolta due. Uno di pelle bianca, candida come la neve che copriva il paese, l'altro con la pelle color cioccolato. Entrambi vicini, uno accanto all'altro, sulla paglia magra della vita. Tutti e due con le braccine aperte, pareva si tenessero per mano."

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