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Il libraio di Kabul
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Seierstad, Åsne

Il libraio di Kabul

Milano : Sonzogno, 2003

Abstract: Quando l'autrice, giovane giornalista norvegese, entra a Kabul al seguito delle truppe alleate, una delle prime persone che incontra è Sultan Khan, il libraio. Con lui, nella sua bottega, inizia a parlare di letteratura, di cultura, della situazione del Paese, ma anche della sua famiglia, talmente rappresentativa del mondo afgano che Åsne pensa di poterla raccontare in un libro. Così, per tutta la primavera successiva alla caduta dei Talebani, viene accolta a casa Khan e diventa la figlia bionda del libraio di Kabul. È testimone di amori proibiti, di matrimoni combinati, di reati e punizioni, di ribellioni giovanili, e della severità con la quale la società islamica detta ancor oggi i modi in cui ciascuno deve vivere la propria vita.

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Utente 10581
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Questa è una storia vera, raccontata da una giornalista che per certo periodo ha vissuto con la famiglia di Sultan Khan. Il libraio di Kabul esiste veramente ed è un uomo odioso, prepotente e dittatore! L'ho odiato con tutta me stessa e gli auguro che prima o poi gli affari gli vadano talmente male da dover essere lui dall'altra parte delle barricata. Ha talmente potere questo uomo da decidere pure le sorti di tutte le altre persone che gli ruotano intorno, figli in primis, sorelle in secundis ed aiutanti poi. Decide quale figlio far studiare e quale invece mandare a lavorare, quale marito sia giusto per tizia caia o sempronia e poco importa se a loro non va bene. Quello che Sultan dice è legge e va eseguita. Che dire poi del povero Farim? Cacciato dalla libreria solo per un capriccio. Eh sì perchè quando hai una certa influenza puoi anche decidere che, se quel ragazzino che ti aiuta in libreria non ti va più bene, lo mandi a casa senza se e senza ma. Orribile poi la storia del falegname. Condannato a 3 anni di carcere per aver rubato nella libreria 200 cartoline. Con 7 figli da sfamare, una moglie ammalata ed un padre anziano, a nulla sono valse le suppliche di non sporgere denuncia. Ma anche in questo caso Sultan Khan che non ha voluto nemmeno ascoltare le suppliche che gli venivano dalla famiglia, ha deciso che, per evitare altri furti in futuro, quella denuncia e quella punizione dovevano essere da monito per tutti.
La condizione delle donne poi fa rabbrividire. Costrette a sposare uomini che non conoscono e valutate in base a quanti figli mettono al mondo, non hanno alcun potere decisionale. La storia di Leila poi mi ha lasciato l'amaro in bocca. Questa ragazza, l'ultima di una lunga serie di figlie è costretta a fare la serva di tutta la sua famiglia. Il suo sogno più grande sarebbe quello di diventare insegnante e di andarsene da un ambiente familiare che la soffoca, ma questo suo sogno, purtroppo, non si realizzerà mai.
Di famiglie come quella di Sultan Khan ce ne sono tante altre in Afganistan, questa è stata raccontata e chissà quante altre ce ne sarebbero da raccontare.

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