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Sono io che l'ho voluto
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Collu, Cynthia - Collu, Cynthia

Sono io che l'ho voluto

Milano : Mondadori, 2015

Abstract: Se è vero che ogni famiglia infelice lo è a suo modo, quella di Miriam e Sebastiano appare dal di fuori normalmente infelice: tra loro qualche discussione, la frustrazione di fondo per una modesta vita borghese, a volte liti furiose seguite da silenzi devastanti (quanto possano essere devastanti i silenzi, Miriam lo impara presto a sue spese); poi, finalmente, la sospirata riappacificazione. Sebastiano la porta fuori a cena, le regala un oggetto desiderato o un viaggio. A Miriam questo basta per andare avanti senza porsi domande. Ma a poco a poco la vera natura di Sebastiano viene a galla. Se Miriam lo contraddice e cerca di farsi valere, lui risponde ignorandola, ostile, fino a che lei sente la propria volontà assottigliarsi e cede, scusandosi. Ai silenzi subentrano ben presto le parolacce, le offese, i pugni gonfi di lui che minacciano, che fanno paura, l'umiliazione di un possibile tradimento. Miriam subisce e perdona perché si sente colpevole: in fin dei conti è Sebastiano che la mantiene, che l'ha preferita a sua sorella Sara l'eterna rivale - lui che l'ha resa madre. Ma quando resta sola col piccolo Teodoro e deve lottare contro il cumulo delle incombenze quotidiane e soprattutto contro il bisogno di sonno che la tortura, ecco che i suoi fantasmi ritornano, facendola sentire ancora una volta non all'altezza. Fino a quando un avvenimento imprevisto la aiuterà a risalire dagli inferi e a riscattarsi.

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Utente 10581
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Rabbia e quella che ti accompagna per tutto il libro. Purtroppo il personaggio di Miriam subisce passivamente le violenze sia fisiche che psicologiche del marito, per cui verso di lei puoi solo provare rabbia per la sua inettitudine. Ma facile dare un giudizio simile se non si è mai provata una situazione del genere.
Il marito Sebastiano invece lo prenderesti a schiaffi dalla prima all'ultima pagina, ma forse in fondo è anche lui una vittima di una madre che non gli ha prestato le giuste attenzioni. Certo il suo comportamento è ingiustificabile, ma non è forse nella famiglia che spesso si va a ricercare la causa dei nostri problemi?
C'è poi Teodoro, il loro unico figlio di tre anni, vittima innocente della passività di Miriam e dell'aggressività di Sebastiano. Per lui non puoi che provare tenerezza, un'infinita tenerezza.
Finisci il libro e sebbene continui a provare rabbia, dentro di te si va avanti la consapevolezza che subire sia violenza fisica che psicologia sia devastante e che tu, al suo posto, avresti fatto le stesse identiche cose. Inutile negarlo.

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