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Noi, gli uomini di Falcone
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Pellegrini, Angiolo - Condoluci, Francesco

Noi, gli uomini di Falcone

Milano : Sperling & Kupfer, 2015

Abstract: Palermo, gennaio 1981. Il capitano Angiolo Pellegrini assume il comando della sezione Anticrimine dell'Arma dei carabinieri. Un ruolo scomodo: la mafia in Sicilia ha seminato una lunga scia di cadaveri eccellenti e tiene l'isola sotto scacco. Molto più di quanto si voglia ammettere. Unica speranza, un giudice palermitano che con alcuni colleghi ha fatto della lotta alle cosche la sua missione: Giovanni Falcone. Ha bisogno però di uomini fidati che portino avanti le indagini a modo suo. E Pellegrini non si tira indietro: mette insieme una squadra di fedelissimi - la banda del capitano Billy The Kid - e va a infilare il naso dove nessuno ha mai osato, guadagnandosi l'amicizia e la stima del magistrato. Mentre i viddani di Totò Riina e Binnu Provenzano falcidiano a colpi di kalashnikov le vecchie famiglie, carabinieri, polizia e magistrati si alleano in un'azione congiunta che culmina nel rapporto dei 162 e nell'estradizione di Tommaso Buscetta. Il maxiprocesso potrebbe essere il colpo decisivo, e invece... Questo libro ricostruisce dall'interno, a ritmo serrato, il periodo più drammatico ed eroico della guerra a Cosa Nostra: quello che vide uno sparuto gruppo di uomini coraggiosi combattere davvero e dare nuova speranza alla Sicilia; ma anche quello che vide cadere Dalla Chiesa, D'Aleo, Chinnici, Cassarà, Montana. Forse inutilmente, perché il vero nemico rimase senza volto: un oscuro, ambiguo potere politico... Prefazione di Attilio Bolzoni.

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"Con quelli che chiamate mafiosi, incassavamo un milione di lire al mese e gliene pagavamo centomila di pizzo. Ora il pizzo non lo paghiamo più, ma quando va bene incassiamo solo duecentomila al mese".
Perchè noi italiani siamo bravissimi a lamentarci della mafia, ma poi quando lo Stato fa il suo dovere, allora la si rimpiange.
"Mi tornò in mente quello che, a proposito dell'agguato, aveva detto Tommaso Buscetta: "la mafia ha ammazzato Dalla Chiesa per fare il favore a qualche politico che lo riteneva ingombrante e lo ha fatto a Palermo, dove il generale era stato mandato a combattere i mafiosi, così nessuno si sarebbe meravigliato del suo assassinio. Sarebbe sembrato "una cosa naturale" e così è stato".
Sono felice che escano libri che ricordino quegli anni. Anni dove lo Stato sembrava totalmente incapace di reagire ad una guerra sanguinosa che aveva messo a ferro e fuoco mezza Sicilia. Spesso ci si dimentica di tutti quei servitori dello Stato che sempre in quegli anni hanno sacrificato tutto per far sì che la guerra fosse vinta. Purtroppo quello che ne emerge in questo e altri libri è che quello stesso Stato che pur avendo tutte le possibilità per chiudere la partita, di fatto non la vuole chiudere del tutto, accontentandosi di una mezza vittoria.
Forse se ai tempi lo Stato avesse messo fine a tutto, oggi l'Italia sarebbe più libera dalla morsa mafiosa!

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