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Come il vento tra i mandorli
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Cohen Corasanti, Michelle - Cohen Corasanti, Michelle

Come il vento tra i mandorli

Milano : Feltrinelli, 2014

Abstract: Palestina, metà degli anni cinquanta. Mentre il conflitto arabo-israeliano infiamma, Ichmad, dodici anni, un talento non comune per la matematica e un'ammirazione sconfinata per Albert Einstein, scopre per la prima volta cosa siano la violenza e la paura. La sua famiglia viene costretta dall'esercito israeliano a trasferirsi in un misero fazzoletto di terra rallegrato soltanto da una pianta di mandorlo, unica fonte di sostentamento e ristoro. Ma i problemi non sono finiti: quando il padre di Ichmad viene imprigionato con l'accusa di aver nascosto delle armi, spetta al primogenito prendersi cura della madre e dei fratelli. Ichmad deve trovare un lavoro, e in fretta. Suo unico conforto, il mandorlo in fondo al giardino. Anno dopo anno, ingiustizia dopo ingiustizia, i suoi fratelli soccombono all'odio verso Israele, invece Ichmad lotta per dare un senso a ciò che lo circonda e, grazie alla sua intelligenza matematica, vince una borsa di studio per l'università. Intanto il mandorlo resta lì, in fondo al giardino d'infanzia. Mentre la Storia fa il suo corso. Mentre Ichmad, ormai adulto, riesce a emigrare negli Stati Uniti nonostante l'opposizione della famiglia. Mentre capisce cosa siano l'amore e il lutto, la rabbia e il perdono. E, riappropriandosi delle proprie radici, finalmente ricomincia a sognare.

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Utente 10581
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"Prima che Israele murasse Gaza, i palestinesi attraversavano di continuo il Valico di Erez; cercavano un lavoro, sapete. Israele l'ha fatta diventare una miniera di manodopera a basso costo. Quella povera gente non aveva scelta, non potevano certo sviluppare un'economia per conto loro. E appena sono diventati del tutto dipendenti, Israele li ha tagliati fuori dal mondo" .
Una lettura "illuminante" dove il punto di vista degli israeliani e dei palestinesi viene messo a confronto. Quello che deve subire Ichmad e la sua famiglia è a dir poco agghiacciante, ma quando si ha un talento, allora poco importa se sei palestinese, quel talento alla lunga ti da la possibilità di entrare in quei posti riservati agli israeliani e da dentro quel sistema riesci pure a dare una lezione a tutti.
"Vorrei dedicare questo premio a mio nipote Khaled, che ha scelto la morte al posto di una vita priva di sogni e speranze. In suo nome, abbiamo istituito una fondazione che fornirà materiale scolastico, libri e opportunità. I docenti del Mit, di Harvard, Yale e Columbia hanno accettato di condividere l'impegno per far pressione su Israele, in modo che gli studenti meritevoli possano prendere il posto che spetta loro di diritto nelle scuole di tutto il mondo e dare il loro contributo, come ho dato io il mio. Vi invito a unirvi alla nostra causa".
Quando arrivi all'ultima pagina non puoi negare che tutti i personaggi, a loro modo, ti hanno lasciato qualcosa, non è un sentimento di sconfitta, ma di speranza. Chissà!

Il personaggio che più mi è piaciuto del libro è Baba, il padre del protagonista, perché nonostante le ingiustizie riesce a non cadere vittima dell’odio e della rabbia, ma – anzi - lascia un messaggio positivo al figlio e al lettore. Il protagonista lo descrive così: «Il coraggio, capii, non era la mancanza di paura: era mettere il bene di qualcun altro prima del proprio. Mi ero sbagliato: Baba non era un codardo. Non riuscivo ad immaginare come avremmo fatto a sopravvivere senza di lui». Oltre alla vita del protagonista - che grazie agli studi riesce ad emanciparsi - il romanzo racconta la storia della Palestina dagli anni Cinquanta ai giorni d’oggi e non lascia indifferenti davanti alle sofferenze del popolo palestinese, descritte tra l’altro da una scrittrice ebrea, impegnata sul fronte della lotta per i diritti umani.

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