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La sarta di Mary Lincoln
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Chiaverini, Jennifer

La sarta di Mary Lincoln

Vicenza : Neri Pozza, 2014

Abstract: 1860. Novembre. Mancano poche ore al risultato delle elezioni per il sedicesimo presidente degli Stati Uniti d'America e a Washington la tensione è altissima. Le strade brulicano di uomini che fanno la spola fra taverne e alberghi in cerca di notizie o si assiepano davanti alle porte dell'ufficio del telegrafo. Le sale dei circoli che costellano il quartiere della Casa Bianca sono già piene di passanti accorsi numerosi per approfittare del whisky offerto gratuitamente. Soltanto una donna di colore, Elizabeth Keckley, si affretta a tornare alla sua pensione di mattoni rossi stringendo al petto il suo cesto da cucito. È una sarta specializzata in eleganti abiti femminili alla moda. A Saint Louis, dopo anni di sacrifici e risparmi, è riuscita a comprare la libertà per sé e per il figlio George, studente in una lontana università dell'Ohio. Si è trasferita a Washington, la capitale federale dell'Unione, animata da un solo intento: continuare a garantire al figlio quell'istruzione che a lei è stata preclusa. Bravissima a confezionare i corpetti complicati e aderenti per i quali le dame del tempo impazziscono, Lizzie vede la sua fama accrescersi e farsi largo a poco a poco tra i circoli più in vista della città. Finché un giorno non si trova al cospetto di una donna sulla quarantina dai capelli scuri, con una bella carnagione e limpidi occhi azzurri che denotano acume e intelligenza: Mrs Mary Lincoln, la moglie del presidente appena eletto, la first lady nota per le sue bizze.

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Utente 10581
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"Il giorno delle elezioni, a metà pomeriggio, Elisabeth Keckley si affrettò a tornare alla sua pensione, un edificio di mattoni rossi in Twelfth Street dove aveva preso in affitto due stanze sul retro. Quando usciva di casa portava sempre con sè il documento comprovante la sua condizione di schiava affrancata, ma il giorno dell'elezione presidenziale desiderava trovarsi al sicuro, al chiuso, molto prima del coprifuoco".
Bella l'idea di intrecciare una parte di storia americana, con la vita di Mary Lincoln, vista dagli occhi di una sarta di colore, che grazie al suo talento nel confezionare vestiti arriva alla Casa Bianca.
Il racconto che ne esce è talmente ben scritto che sembra di essere dentro il racconto stesso.
Il libro inizia nel novembre del 1860 e finisce nel 1901, quarant'anni di storia, di vittorie, di sconfitte, di schiavi che una volta liberi faticano a capire il significato della parola libertà, di cambiamenti e della fatica di accettarli, di amicizie ritrovate, e di amicizie perdute. Leggere nel 2014 che una ragazza di colore ha comperato la propria libertà fa davvero uno strano effetto, eppure il libro scorre di riga in riga e di pagina in pagina fino all'epilogo finale. Consigliatissimo!

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