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Tutta la vita in un giorno
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Barra, Francesca <1978- >

Tutta la vita in un giorno

Milano : Rizzoli, 2014

Abstract: I nuovi poveri sono un piccolo popolo che cammina nelle nostre città senza fare rumore. Disoccupati, padri separati, persone fiaccate da un destino sadico e vigliacco: stanno in strada, nelle stazioni, nei dormitori, nei centri di accoglienza. Sono invisibili, soprattutto perché non vogliamo vederli. Ma sono un'umanità tanto quanto noi, e come noi soffrono, sognano, pensano, amano e si amano. Solo con molta più tristezza e rassegnazione. Compiendo un atto di coraggio, Francesca Barra ha condotto un'inchiesta, andando a vivere con - e come - i nuovi poveri per quasi un mese alla Stazione Centrale di Milano. Li ha conosciuti bene, ne ha esplorato il presente di strada e il passato normale, ha assaporato le loro emozioni. E in Tutta la vita in un giorno ha poi deciso di lasciare la parola ad Anto, un padre separato, e ad alcuni altri senzatetto per rendere il più possibile autentico il racconto della miseria metropolitana che, con la crisi, è andata investendo sempre più persone. Seguiamo così in queste pagine diverse storie, tutte intensissime, come quella di Tony, divenuto gigolò (anche) per poter fare la doccia, o quella di Gemma che, grazie al suo grande cuore, un giorno riesce a riscattare anni di nera disperazione.

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"Una notte, mentre dormivo su una panchina in muratura nel giardino dell'Università Bicocca di Milano, con i miei anfibi comprati per la "missione" posti sotto la testa, e un cappellino da baseball abbassato sugli occhi, è arrivata una guardia. Mi ha puntato la pila in faccia, svegliandomi di soprassalto. Ho atteso qualche secondo prima di realizzare che non era un sogno. No, mi trovavo lì per davvero, ed era per una scelta compiuta con incoscienza ed entusiasmo qualche settimana prima. Ho pensato che mi sarebbe bastato raccontare la verità per poter riposare ancora qualche ora in quel luogo accogliente e riparato. Ci ho provato ma la guardia mi ha interrotto subito. Mi ha guardato con occhi scivolosi e mi ha detto che non gliene fregava un cazzo di chi fossi. Che dovevo alzarmi e sloggiare. Perchè quello era il giardino di un'università, non una stazione. All'epoca non conoscevo Milano. Dove sarei potuta andare? Pensavo che sarei morta congelata, così mi sono buttata sulle spalle una coperta di lana cotta che avevo rimediato il pomeriggio in via Farini, dove distribuiscono i vestiti per i poveri. Erano le quattro del mattino. Io sono una donna. E a quella guardia, che di certo non mi avrà creduta, non è fregato nulla di svegliarmi, di farmi sloggiare lasciandomi da sola, smarrita e in pericolo, a cercare riparo altrove".
Tanti i personaggi di questo libro. C'è Antonio padre separato, Gemma che con il suo cuore buono arriva addirittura a Palazzo Marino, La Simo un trans che non riesce a trovare posto in alcun dormitorio in quanto non si sa se metterlo tra le donne o gli uomini, Aram, Maria, Matilde, Monsef, Aalok, Noori, Arnaldo. Ho provato tanta rabbia per l'inettitudine di Antonio e Gemma, fino a metà libro, mi stava antipatica. Ho capito solo dopo che li stavo giudicando con il mio inflessibile metro di giudizio. Di certo Antonio e Gemma non hanno scelto di vivere così, purtroppo loro sono alcune delle vittime di questa crisi che ha portato tante persone alla strada.
"La gente soffre. E ad aiutarla c'è una mutua solidarietà invisibile fatta di gente che, a sua volta, soffre"
Pienamente d'accordo!

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