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Giovanni Falcone un eroe solo
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Falcone, Maria

Giovanni Falcone un eroe solo

[Milano] : Rizzoli, 2012

Abstract: 23 maggio 1992: la strage di Capaci, in cui persero la vita il giudice Giovanni Falcone, sua moglie Francesca e tre uomini della scorta, scosse l'Italia come un terremoto immane, segnando le coscienze e dimostrando l'urgenza di una reazione intransigente e senza tentennamenti contro la mafia, da parte delle istituzioni e della società civile. Da vent'anni Maria Falcone si dedica a mantener viva la memoria di suo fratello con un'attività intensa che serva a tutti, ma specialmente ai giovani, come educazione alla legalità. È un'opera meritoria perché fu proprio grazie al lavoro di Giovanni che lo Stato trovò finalmente il modo per combattere con efficacia il fenomeno mafioso. Eppure - come traspare nelle pagine di questo libro in cui Maria, affiancata dalla giovane giornalista esperta di mafia Francesca Barra, rievoca la vita di suo fratello - Giovanni Falcone si trovò molto spesso solo nel suo cammino. Solo quando insinuarono che si prendeva troppa confidenza con Buscetta. Solo quando i diari di Chinnici furono utilizzati per gettare ombre sul suo operato. Solo quando fu costretto a mettere i piedi sul sangue del mio amico più caro, Ninni Cassarà. E poi fu sempre solo perché rinunciò a una vita normale, tanto da doversi spesso tenere a distanza dall'adorata moglie Francesca, da cui pensò addirittura di divorziare pur di tutelarne l'incolumità. Premessa di Leonardo Guarnotta, ricordo di Loris d'Ambrosio, postfazione di Sergio Lari.

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"Al termine del lavoro, Giovanni e Paolo tornarono a Palermo. Il colmo fu che dovettero pagare le spese sostenute durante il soggiorno all'Asinara da loro e dalle famiglie nella foresteria d Cala d'Oliva, una casa di mattoni rossi a destra del porto. Come se si fosse trattato di una vacanza! E' scandaloso che proprio lo Stato chiedesse soldi a due fra i suoi maggiori difensori"

"All'indomani dell'attentato, mio fratello ricevette una telefonata da Giulio Andreotti, che proprio in quei giorni stava ricevendo l'incarico di formare un nuovo governo. Andreotti gli espresse la sua solidarietà. Commentandola, Giovanni confidò ad un amico:" ha chiamato Andreotti, ma il primo a portare la corona nei funerali di mafia è il mandante dell'assassino..."

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