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Gesù è più forte della camorra
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Manganiello, Aniello - Manzi, Andrea

Gesù è più forte della camorra

Milano : Rizzoli, 2011

Abstract: Ci sono due modi di intendere la missione apostolica in un territorio difficile come Scampia: uno è chinare la testa, non esporsi, parlare solo se interrogati; l'altro è quello del padre guanelliano don Aniello Manganiello. Consiste nel vivere fianco a fianco con gli abitanti del quartiere e condividerne i problemi, spostandosi sempre a piedi perché in macchina non puoi verificare se il tuo passo è cadenzato su quello dei ragazzi. Sin dal primo giorno, don Aniello presta aiuto ai malati di Aids e ai tossicodipendenti, conduce battaglie sociali a favore di famiglie troppo frettolosamente etichettate come malavitose, visita le case di camorristi veri e li ascolta, ne ottiene la fiducia e talvolta vede persino compiersi conversioni e ripensamenti radicali. Con questi metodi, però, diventa un personaggio scomodo: nel quartiere è oggetto di continue minacce, fuori si fa nemici nell'Amministrazione comunale e negli alti ranghi ecclesiastici, a suo giudizio non sufficientemente impegnati - nonostante i proclami - dalla parte dei più deboli. Nel 2010, dopo l'ennesimo scontro, la Congregazione dei padri guanelliani rompe gli indugi e decide di allontanare don Aniello dal suo rione, riportandolo a Roma, in una parrocchia del borghese quartiere Prati, dove aveva operato per anni. Gesù è più forte della camorra è il diario dei sedici anni napoletani di don Aniello, ma è anche un richiamo forte a chi propone parole nobili ma si tiene lontano dalla realtà del quartiere.

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Utente 10581
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Bassolino e la Iervolino non mi sono mai piaciuti, ed in questo libro li avrei presi tutti e due a sberle! Anche il Cardinale Sepe non mi è mai piaciuto! Gianfranco Fini invece è stata una “piacevole sorpresa”. Carenza da parte del Comune, da parte della Regione, da parte dello Stato ed un prete che si adopera non senza poche difficoltà per levare i ragazzi dalla strada, una strada piena di insidie. Mi verrebbe da dire “meno male che c’è la Chiesa”, ma la Chiesa, purtroppo ha le sue pecche ed il comportamento avuto con Don Aniello non mi è piaciuto affatto.In territori così disagiati, bisognerebbe lasciare preti come lui, che negli anni hanno creato tutta una serie di iniziative concrete per combattere la criminalità organizzata.
In questo libro Don Aniello parla dei suoi 16 anni a Scampia, delle difficoltà incontrate, delle intimidazioni ricevute, della difficoltà di coinvolgere le istituzioni, che spesso fanno finta di non vedere e di non sentire, ma anche della voglia di riscatto, di dare un segno molto forte, che dovrebbe essere esempio per tutti, e cioè di “imporre” uno stile di vita sano basato soprattutto sulla solidarietà e sull’aiuto reciproco e continuo.
Poi l’allontanamento da Scampia, si dice per colpa di alcune interviste rilasciate che alla Curia non sono piaciute affatto, oppure perché stava diventando un personaggio “scomodo” viste le sue continue denunce e minacce ricevute, oppure semplicemente perché la Chiesa ha applicato la regola ferrea in base alla quale nessun sacerdote può stare nello stesso posto per troppo tempo.
Io credo che a volte si possa pure chiudere un occhio.
Il passaggio da Scampia a Roma è stato schiacciante, troppa la differenza di stile di vita, a contatto con la gente e a lottare quotidianamente inventandosi di tutto e di più da una parte ed una vita più monotona e tranquilla dall’altra.
Infine l’ epilogo, scritto nell’ultima pagina del libro che vorrei riportare:
“la testimonianza di fede e di civismo in questo libro non piace a qualcuno. Direi che il testo che avete appena finito di leggere, cari lettori, ha cominciato a produrre effetti per me tanto negativi già prima che andasse in stampa e in libreria.
Sono addolorato, ma non vinto.
Il dolore mi ha indotto, però, ad allontanarmi per qualche tempo dalla parrocchia di San Giuseppe al Trionfale e a fare ritorno, da metà gennaio 2011, nella mia terra. Ho bisogno di silenzio, preghiera e riflessione, in questi luoghi dove mia madre mi ha insegnato ad abbandonarmi nelle mani di Dio e mi ha trasmesso il valore del perdono.
Per quanto tempo sarò qui a riflettere?
So che Dio anche questa volta mi indicherà la strada.”

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