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Finché avrò voce
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Joya, Malalai

Finché avrò voce

Milano : Piemme, 2010

Abstract: Malalai era ancora tra le braccia della mamma quando i russi hanno invaso l'Afghanistan. E aveva solo quattro anni quando la sua famiglia si è rifugiata in Pakistan. Poi sono venuti la guerra civile negli anni Novanta, la presa del potere dei talebani, la guerra al terrore degli americani. Quando, dopo il crollo del regime talebano, Malalai ha la possibilità di entrare a far parte dei delegati della Loya Jirga, il gran consiglio afgano che dovrebbe governare il nuovo corso, si ritrova in realtà seduta a fianco degli aguzzini di sempre. Lo sgomento non dura che un attimo. Si alza. Chiede la parola. E proprio lei, una donna, dice le verità che nessuno aveva mai detto. La legittimità e la legalità di questa assemblea esordisce risoluta vengono messe in dubbio dalla presenza dei criminali che hanno ridotto il nostro Paese in questo stato. Sono le persone più contrarie alle donne. Dovrebbero essere condotti davanti a tribunali nazionali e internazionali. Se anche potrà perdonarli il nostro popolo afgano dai piedi scalzi, la nostra storia non li perdonerà mai. In aula scoppia il putiferio. Dal giorno del suo intervento, Malalai è oggetto di continue minacce di morte e di continui tentativi di attentati. È stata infine espulsa illecitamente dal parlamento dove è stata eletta. Ormai vive una vita blindata, cambia casa ogni giorno, è costretta a girare con il burqa, proprio lei che lo combatte da sempre. La sua storia e quella tormentata del suo Paese si intrecciano.

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Utente 10581
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Malalai è una ragazza davvero coraggiosa. Grazie al supporto della famiglia e delle tante persone che credono in lei riesce ad entrare nel parlamento afgano, dove ha il coraggio di denunciare tutti i membri che ne fanno parte. Personaggi corrotti, che hanno commesso crimini orribili, e che purtroppo, spalleggiati dagli Stati Uniti, siedono a capo di quel parlamento.
Dopo il suo discorso, la sua vita è cambiata. Colpevole di aver detto una verità molto scomoda. E’ sopravvissuta a molti attentati, spesso è costretta a cambiare abitazione e la scorta, è costitutita da poche, ma fidatissime persone.
Quello che viene descritto in questo libro è a dir poco sconcertante e si capisce che gli Stati Uniti hanno la loro buona parte di colpa, iniziando una guerra voluta fortemente da Bush e portata avanti da Obama in nome di una democrazia che fatica molto ad essere attuata in un paese dove la gente non vuole affatto l’aiuto degli americani, ma vuole poter riappropriarsi del proprio territorio in maniera del tutto autonoma.
345 Pagine lette tutte d’un fiato dove spesso non credi a quello che stai leggendo, eppure è proprio quello che sta accadendo in Afghanistan nel silenzio più totale.
Qui alcuni link per poter approfondire:

http://www.rawa.org/index.php

http://sites.google.com/site/circoloisolotto/progetto-alfabetizzazione-con-opawc

http://www.iwaweb.org/

Qui invece si può vedere il famoso intervento di Malalai al parlamento afgano che le ha causato l’espulsione:

http://www.youtube.com/watch?v=iLC1KBrwbck

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