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Una vita da film
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Piazza, Giovanni <omonimi non identificati>

Una vita da film

Torino : Lindau, 2013

Abstract: La vita umana ha un senso? E se sì, quale? Da che cosa o da chi proviene? E che senso ha, o può ricevere, la nostra vita, l'unica che davvero ci appartiene? In uno stile chiaro e divulgativo, il testo va alla ricerca di possibili risposte con l'aiuto della filosofia e del cinema, considerate due attività sorelle, in costante e serrato dialogo tra di loro. Sette film famosi (Il Gladiatore; Carlito's Way; Se mi lasci ti cancello; Déjà vu; Oxford Murders; Una settimana da Dio; lo, robot) sollecitano e introducono altrettante riflessioni filosofiche sul mistero dell'esistenza che chiamano in causa Aristotele, Marco Aurelio, Leibniz, Nietzsche, Heidegger, Wittgenstein, e tanti altri ancora. I temi affrontati - la libertà e la necessità, la memoria e la progettualità, l'etica dei principi e quella delle conseguenze, la razionalità e il sentimento - sono argomenti cari al dibattito filosofico di ogni tempo, ma in questo caso sono considerati a partire dalla loro concreta incarnazione nelle vicende esemplari dei protagonisti dei film. Dall'indagine emerge quale filo rosso decisivo il concetto di biografia, una vita che da puro fatto biologico si trasforma in evento propriamente umano, il cui senso è affidato alla libertà e alla responsabilità di ciascuno.

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Buona scelta di film, peccato per l'impostazione ermeneutica che continua a sembrare l'unica a dover accompagnare ogni discorso di counseling filosofica. L'estetica cinematografica insomma è il pretesto per continuare la critica alla "credenza in verità assolute" di deboliana memoria, che però continuano ad emergere ovunque, sia quelle scientifiche in quello che chiamerei mediocosmo o normocosmo (non micro né macro) sia quelle morali: la vita e i film non fanno altro che convalidarle. Tanti sono gli esperimenti per andare al di là della fisica classica, altrettanti i tentativi umani per scrollarsi di dosso la morale tradizionale, ma intanto il sole domani sorgerà ancora a est, il buono sconfiggerà ancora il cattivo o comunque lo spettatore vi s'identificherà patirà s'immolerà, come nei migliori blockbusters hollywoodiani. A parte queste discutibili impostazioni metodologiche, l'esposizione è chiara e scorrevole; certo, poteva essere l'occasione buona per discutere il finale stonato di "Déjà vu" con l'improbabile viaggio nel tempo sovrapposto dei due Doug contemporanei; oppure la constatazione che noi anche nolenti dimentichiamo il passato, non c'è bisogno della Lacuna Inc. per cancellare interi emisferi cerebrali dai nostri ex, questo ahimè accade già spontaneamente in natura! Devo riconoscere comunque l'efficacia, la necessità, la bontà di questi scritti, di queste recensioni, di queste discussioni: l'importante è continuare a parlarne... e naturalmente parlarne insieme a un filosofo ci arricchisce sempre.

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