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Fiore di roccia
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Tuti, Ilaria

Fiore di roccia

Longanesi, 08/06/2020

Abstract: "È brava Ilaria Tuti a non scivolare nella china del sentimentalismo. È interessante la minuziosa attenzione che dedica al linguaggio, alle sue architetture e alla sua musicalità."Dacia Maraini"Il bel racconto di Ilaria Tuti, "Fiore di roccia", è veramente uno dei pochi romanzi che può reggere al confronto con i classici che si sono cimentati con la Grande Guerra."TTL, la Stampa"Ilaria Tuti costruisce un romanzo teso in cui nessuna parola è superflua, nessuna descrizione "decorativa": le piaghe sulle spalle martoriate delle ragazze, gli occhi "bui" dei soldati, un pasto misero consumato in silenzio, le lacrime trattenute e le poche risate sono le (bellissime) tessere di un mosaico epico e scarno insieme."Corriere della Sera"Una scrittura fortemente evocativa."The Guardian"Scrittura preziosa ed evocativa, uso attento del dialetto, ha il respiro di una testimonianza storica e nello stesso tempo di una parola raccontata e custodita nell'intimità."Stefania Auci, autrice de "I leoni di Sicilia""Quelli che riecheggiano lassù, fra le cime, non sono tuoni. Il fragore delle bombe austriache scuote anche i villaggi, mille metri più giù.Restiamo soltanto noi donne, ed è a noi che il comando militare italiano chiede aiuto: alle nostre schiene, alle nostre gambe, alla nostra conoscenza di quelle vette e dei segreti per risalirle.Dobbiamo andare, altrimenti quei poveri ragazzi moriranno anche di fame.Questa guerra mi ha tolto tutto, lasciandomi solo la paura. Mi ha tolto il tempo di prendermi cura di mio padre malato, il tempo di leggere i libri che riem­piono la mia casa. Mi ha tolto il futuro, soffocandomi in un presente di povertà e terrore.Ma lassù hanno bisogno di me, di noi, e noi rispondiamo alla chiamata. Alcune sono ancora bambine, altre già anziane, ma insieme, ogni mattina, corriamo ai magazzini militari a valle. Riempiamo le nostre gerle fino a farle traboccare di viveri, medicinali, munizioni, e ci avviamo lungo gli antichi sentieri della fienagione.Risaliamo per ore, nella neve fino alle ginocchia, per raggiungere il fronte. I cecchini nemici – diavoli bianchi, li chiamano – ci tengono sotto tiro. Ma noi cantiamo e preghiamo, mentre saliamo con gli scarpetz ai piedi. Ci aggrappiamo agli speroni con tutte le nostre forze, proprio come fanno le stelle alpine, i 'fiori di roccia'.Ho visto il coraggio di un capitano costretto a prendere le decisioni più difficili. Ho conosciuto l'eroismo di un medico che, senza sosta, fa quel che può per salvare vite. I soldati ci hanno dato un nome, come se fossimo un vero corpo militare: siamo Portatrici, ma ciò che trasportiamo non è soltanto vita. Dall'inferno del fronte alpino noi scendiamo con le gerle svuotate e le mani strette alle barelle che ospitano i feriti da curare, o i morti che noi stesse dovremo seppellire.Ma oggi ho incontrato il nemico. Per la prima volta, ho visto la guerra attraverso gli occhi di un diavolo bianco. E ora so che niente può più essere come prima." Con Fiore di roccia Ilaria Tuti celebra il coraggio e la resilienza delle donne, la capacità di abnegazione di contadine umili ma forti nel desiderio di pace e pronte a sacrificarsi per aiutare i militari al fronte durante la Prima guerra mondiale. La Storia si è dimenticata delle Portatrici per molto tempo. Questo romanzo le restituisce per ciò che erano e sono: indimenticabili.

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Conoscevo Ilaria Tuti per i suoi precedenti thriller, questo non lo è, ma è veramente un bel libro, soprattutto perché racconta un pezzo di storia che non conoscevo, quello delle portatrici carniche, le prime donne arruolate nell’Esercito Italiano durante la Grande Guerra per portare munizioni, farmaci e rifornimenti agli alpini che combattevano in trincea. Durante i loro viaggi giornalieri portavano nelle gerle fino a 30, a volte 40 chili, sfidando il gelo e i sentieri impervi. Agata, la protagonista del libro, è una di loro. Un personaggio inventato che si muove tra fatti realmente accaduti, simbolo di queste donne ingiustamente dimenticate, che combattevano per la libertà della loro terra.
«Ricambiate i saluti militari al vostro ritorno – mi intima – Portatrici vi chiamano. Vi considerano un reparto, e non a torto. Credo sia la prima volta nella storia di un conflitto armato». Mi volto verso gli uomini accucciati con i fucili in mano. I loro saluti rispettosi di poco fa non erano per il capitano. Erano per me. Per noi.

Utente 10581
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W le donne! Sotto forma di romanzo viene raccontato un pezzo di storia ambientata durante la prima guerra mondiale. Grazie all'autrice che ha deciso di raccontare questa storia si viene a conoscenza di un paesino chiamato Timau, in Carnia, al confine con l'Austria, abitato principalmente da donne. Ognuna con una storia alle spalle, decidono di raggiungere il fronte, dove si combatte, per portare viveri e munizioni. Inizia così un pellegrinaggio quotidiano, fatto da tanta fatica e sacrificio, ma con la convinzione di riuscire in qualche modo ad essere d'aiuto per una giusta causa: difendere il confine. Si impara anche una nuova parola "portatrici" perchè è così che vengono definite. E poi ci sono loro, le montagne, spettatrici silenziose di tutto quello che sta succedendo.

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