Biblioteca Gallaratese

Gruppo di Lettura

 

 

E' lo storico Gruppo di Lettura (GdL) della biblioteca Gallaratese, da anni presenza fissa nel nostro calendario, condotto con passione e competenza da Luisa.

Il gruppo è numeroso, affiatato ed in continuo aumento. Ma anche attivo! Recentemente ha aderito ad un interessante progetto di condivisione delle letture con un gruppo di detenuti del carcere di Bollate e la sua vitalità è stata notata dal Premio Brancati 2018 che l'ha voluto nella sua prestigiosa giuria.

Ci si ritrova ogni due mesi, comodi in una saletta riservata, nel tardo pomeriggio, solitamente alle 17:30. 

 

CONTATTI:

Al momento le iscrizioni sono chiuse ma è sempre possibile chiedere informazioni al numero 02 884 64 270 oppure scrivendo una mail all'indirizzo c.bibliogallaratese@comune.milano.it

I LIBRI CHE ABBIAMO LETTO...

Vedi i titoli letti dal 2012 al 2015

COMMENTI ALL'ULTIMO LIBRO LETTO

Trama: Choko Kogito,74enne, uomo disturbato (soffre di vertigini), vive in uno stato confusionale che non gli permette di distinguere il confine tra realtà, sogno e ricordo. Afflitto da un passato irrisolto cerca di colmare il vuoto interiore cercando di scrivere “il romanzo dell’annegamento” per cancellare il suo senso di colpa (per non aver salvato il padre) vissuto quando, da bambino decenne, assisté impotente alla morte del padre travolto dalla corrente del fiume. Fu una disgrazia o un suicidio? Kenzaburo lascia la risposta al lettore. Kogito bimbo ritenne il padre un coraggioso intrepido eroe, salvo ricredersi quando, adulto, scoprirà che il genitore era un cospiratore contro il regime costituito e scappò da codardo su una barca per sfuggire all’arresto. Con le sue sole forze Kogito capisce che non riuscirà mai a scrivere il libro se non attingendo al contenuto della valigia rossa, custodita gelosamente dalla madre la quale, finché vivrà negherà di consegnarla al figlio. La madre dall’alto di un campo vide il naufragio della barca e la morte del marito e non volle mai confidare al figlio che lei fu testimone oculare di quella tragedia. Soltanto dopo dieci anni dalla morte della madre, Kogito accederà ai documenti, all’epistolario e a una cassetta registrata, il tutto contenuto nella valigia rossa e con la collaborazione di Unaiko, donna intraprendente che al pensiero fa seguire l’azione, riuscirà a scrivere una complessa sceneggiatura teatrale.
Tematiche: Paternità, non solo rivolta al padre annegato, ma estesa anche al figlio epilettico Akari, col quale romperà i rapporti per una frase “Tu sei uno stupido!” che li separerà per oltre sei mesi*. Smarrimento, ossessione di cancellare il senso di colpa, volontà di sistemare le cose prima della dipartita. Scorrere del Tempo, pensiero della morte, attaccamento alla vita.
Pregi: Percorso verso la libertà interiore, denuncia della violenza su donne e bambini, importanza delle donne giapponesi per la famiglia. Modi di pensare diversi Lotta per l’emancipazione sociale. Sdoppiamento della personalità: Kogito si identifica col padre. Soltanto unendo le forze spirituali e intellettuali si possono ottenere nella vita risultati positivi. Folklore e tradizioni.
Difetti: ritmo lento, romanzo noioso, prolisso, a volte ripetitivo. Kogito, troppo paternalistico, si fa riverire come un principe non solo dalla servitù ma soprattutto dalle persone che lo circondano. Il dramma di “Lanciando cani morti” di Unaiko, riduzione teatrale dal romanzo “Lo stato delle cose” di Soseki, distoglie il lettore dal vero filo conduttore del romanzo che è la storia della famiglia. Troppe malattie

Romanzo complesso e un po' faticoso da leggere per la corposità, le numerose ripetizioni e la difficoltà ad entrare in un mondo così lontano dal nostro. Ha diversi piani di lettura, la narrazione centrale in parte autobiografica ha come protagonista lo scrittore Kogito che a 74 anni ritorna nella valle dello Shikoku dove ha vissuto l'infanzia; è un viaggio nella memoria dove si aggrovigliano presente, passato e futuro. Kogito sente il bisogno di conoscere la verità su suo padre, annegato (preso dalla corrente) nel fiume a fine guerra nel '45, quando ormai il Paese era stato sconfitto dagli Alleati e K. aveva solo 10 anni; I versi scolpiti sulla lapide del padre composti dalla madre e da K. stesso racchiudono la loro storia familiare, intrecciata con la Storia del Giappone di fine '800 e '900. Temi centrali del romanzo sono la morte (salire nella foresta) - a cui una persona anziana come K dovrà prepararsi e preparare il figlio Akari disabile ed epilettico - ; il suicidio - non condannato dalla cultura giapponese - rituale come quello del generale Noji dopo la morte dell' imperatore Mejii (adorato come un dio) nel 1912, a cui ne seguirono molti altri; come morte onorevole, eredità persistente del codice dei samurai, che non contemplava la resa. Oe ci racconta del gruppo teatrale sperimentale The Caveman group che rappresenta nelle scuole il romanzo Il cuore delle cose di Soseki, che ama rappresentare le opere di K. pur essendo osteggiato dalla destra nazionalista; del saggio The Golden Bowl (il ramo d'oro) di Frazer e in particolare della leggenda del Re del bosco di Nemi alla base delle infauste scelte del padre di K. Numerose anche le citazioni di scrittori (Eliot in primis), di compositori, di altre opere dello stesso Oe. Questo romanzo, seppure prolisso mi ha appassionato perché mi ha dato la possibilità di scoprire la storia, la cultura, le leggende, la spiritualità del Giappone, ho trovato la lettura molto stimolante anche per la narrazione ricca di immaginazione, di descrizioni stupende della natura della foresta dello Shikoku e del fiume che vi scorre; dove sogni e ricordi si confondono, dove le verità si dispiegano nel corso del romanzo, ma non esiste una sola verità. Il fiume più lungo scorre dentro di noi. Solo risalendo la corrente, possiamo conoscere la verità (Oe)

 

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