Biblioteca Sormani

Il Giardino

Nella parte retrostante il Palazzo, dominata dalla facciata in stile neoclassico di Benedetto Alfieri, si estende il giardino, che nel 2019 è stato intitolato all'editore Alberto Mondadori (1914-1976).

 

- visita virtuale del giardino -

La sistemazione del giardino risale alla fine del Settecento, quando la famiglia Andreani affidò il progetto a Leopoldo Pollack, architetto austriaco allievo di Giuseppe Piermarini e amato dalla nobiltà milanese, per la quale realizzò fastosi palazzi secondo lo stile neoclassico diffuso nelle corti europee del tempo, tra cui spicca villa Belgiojoso, ora sede della Galleria d'Arte Moderna di Milano.

Il progetto segue lo stile romantico dei giardini all’inglese, che si caratterizza per una disposizione apparentemente casuale e “disordinata” degli elementi che lo compongono, tra i quali ricorrono vialetti tortuosi, dislivelli, pendenze, false rovine, macchie d’alberi disposte irregolarmente.

All’epoca il giardino aveva dimensioni maggiori di quelle attuali e confinava con quello dell’attiguo Collegio della Guastalla, da cui fu separato nei primi decenni del Novecento, con l’apertura della via Andreani e la costruzione di edifici residenziali lungo di essa.
Il giardino originario seguiva il corso allora scoperto del Naviglio ed era abbellito da alture artificiali, boschetti e addirittura da un piccolo corso d’acqua attraversato da un ponticello.

Negli anni immediatamente successivi alla sua sistemazione originaria il giardino fu la sede lombarda dell’Accademia dell’Arcadia, movimento letterario che si diffuse in Italia durante tutto il Settecento e che propugnava un ideale poetico di semplicità classica in risposta a quello che era considerato il “cattivo gusto” del Barocco. Il gruppo milanese si riunì nel giardino per alcuni anni, dopo essere stato ospitato per breve tempo nei giardini del vicino Palazzo Trivulzio e prima di trasferirsi presso il conte Pertusati.

Testimone di questo periodo è la statua ancora presente nella parte terminale del giardino, che riflette un gusto tardobarocco/rococò, nella postura teatrale e nella trattazione morbida delle superfici. Eseguita con ogni probabilità da Carlo Beretta (1687-1763) come allegoria religiosa per il Duomo di Milano, venne modificata nei dettagli iconografici per farne un soggetto profano.

Nella parte centrale del giardino si trova un gruppo di sculture, la cosiddetta “Caccia al cinghiale”, opera novecentesca dello scultore Agenore Fabbri (1911-1998). Realizzato nella tecnica della terracotta a gran fuoco, il gruppo fu creato dall’artista per la Triennale di Milano del 1949, dove venne acquistato dall'Amministrazione Comunale, che nel 1955 lo destinò alla nascente Biblioteca. Fu lo stesso scultore a occuparsi personalmente della complessa ricollocazione delle statue nel giardino.
Il gruppo è composto da tre figure disposte secondo i vertici di un triangolo: due uomini a cavallo armati di lance nell’atto di cacciare un poderoso cinghiale. La lotta feroce e l’accentuato dinamismo del gruppo suggeriscono una riflessione dolente sul tema della vita e della morte, che scaturisce dalla drammatica esperienza della guerra da poco conclusa, tema che segna l’opera e la sensibilità dello scultore, come quelle di tutta una generazione di artisti.

Altre due statue di ignota attribuzione e provenienza sono ospitate nella parte occidentale del giardino.

Sulla facciata del Palazzo prospiciente il giardino, a lato dei gradini d'accesso, una targa, collocata nel 2015, ricorda Elda Scarzella Mazzocchi, che nella Milano liberata del 1945 creò qui il Villaggio della Madre e del Fanciullo, in seguito trasferito nel quartiere QT8.

Dal 2017 il giardino ha ospitato il prototipo della struttura "Lanterna di parole" di Sabrina Maroncini e Marco Micheletti, vincitrice del concorso di idee "Design verde" nell'ambito del progetto "Parco delle Lettere". Il 24 luglio 2023 la struttura è stata investita dalla caduta di un platano e una magnolia, in seguito alla tempesta di pioggia e vento abbattutasi sulla città. Parte del tronco del platano è stata lasciata in situ a testimoniare e simboleggiare gli effetti sempre più drammatici del cambiamento climatico sull'ambiente.

Il 25 novembre 2023 nel giardino è stata inaugurata una Panchina Rossa, simbolo diffuso del contrasto alla violenza sulle donne.