Biblioteca Sormani

Dal biscione alla civetta

Ci piace qui riportare il testo dell’allora direttrice della Biblioteca, Annamaria Rossato, in premessa al Catalogo “Un ex libris per un cinquantennio”, Milano 2007.

Quando nel 1956 la Biblioteca fu trasferita dal Castello Sforzesco a Palazzo Sormani, un dono particolare fu destinato alle autorità e agli invitati che parteciparono alla cerimonia d’inaugurazione della nuova sede: un ex libris commemorativo disegnato da Mauro Fondi, il bibliotecario-artista che aveva seguito le vicende della ricostruzione postbellica della Comunale.

Abbandonata la corona ducale che lo sovrastava, il biscione visconteo, già presente nei timbri che contrassegnavano i libri dell’Istituto, lasciava fluire dalle fauci molteplici fogli stampati, che Fondi aveva sostituito all’araldico fanciullo ingollato: la “Casa del libro” voluta dal Comune, la biblioteca eclettica descritta da Giuseppe Soldati nell’articolo dedicato all’apertura della nuova sede comunicava così il proprio offrirsi, la sua vocazione a profondere sapere ed opportunità di conoscenza a quanti volessero varcare la sua soglia.

La Biblioteca confermava, con quel dono, la propria sensibilità verso un genere tanto strettamente connaturato al libro. A tale proposito mi piace ricordare la cura che veniva applicata – negli anni difficili in cui si ricostituivano le raccolte distrutte dai bombardamenti dell’agosto 1943 – alla preparazione dei volumi affinché prendessero la fisionomia di unità bibliografiche: “il taglio delle pagine se intonsi, l’aggiustatura se deteriorati o sfasciati, la copertura di protezione o la legatura in tela o similpelle, l’apposizione dell’ex libris e dell’etichetta o le impressioni dorate a ferro sul dorso”. Il contrassegno della Biblioteca andava ad aggiungersi ai timbri e alle etichette presenti sui volumi donati dopo la guerra o recuperati dai depositi esterni risparmiati dalle bombe. A mezzo secolo di distanza quei timbri e quei cartellini si sarebbero rivelati di fondamentale importanza per ricostruire la storia della formazione del nostro patrimonio bibliografico e per identificare pezzi appartenenti a fondi che si ritenevano completamente persi.

Pochi mesi dopo l’inaugurazione della Biblioteca a Palazzo Sormani, l’Istituto organizzava, in collaborazione con il Centro Italiano Ex libris, una mostra, cui dedicava un articolo Luigi Filippo Bolaffio nella rivista ufficiale del Comune, della quale era responsabile Renato Pagetti, il futuro direttore della Biblioteca. Nell’esposizione erano presentate molte opere sugli ex libris e oltre duecento pezzi originali di una cinquantina di artisti, fra cui Enrico Vannuccini che nel 1987 avrebbe donato la sua raccolta al nostro Istituto.

A quella prima esposizione molte altre ne sarebbero seguite, mentre i volumi della Biblioteca suggerivano ai lettori la necessità dell’applicazione e dell’impegno attraverso il nuovo ex libris recante una civetta che ammoniva: “oportet studuisse”. Nel codice comunicativo di chi provvedeva all’incollatura dell’etichetta, ben presto il notturno sapiente rapace ed il suo giallo supporto divennero “il pappagallo”, fonte di vivaci discussioni e di accuse reciproche fra gli addetti ai depositi librari, in caso di sua assenza nelle opere da collocare.

Gli anni trascorrevano. Le giornate riservavano continue scoperte e sorprese, come quell’annotazione manoscritta “Questo libro è di mia madre Mad:na Camila Casarena Pinardi nel giorno di setembre” in un’edizione delle Imprese militari et amorose del Giovio trovata su una bancarella da un bibliotecario studioso della materia: il messaggio di proprietà più elementare per un’opera ispiratrice di tante raffinate possibilità exlibristiche.

Il venticinquesimo anniversario della Biblioteca nella nuova sede suggeriva di celebrare l’avvenimento anche attraverso un concorso internazionale per un nuovo ex libris. Senza soppiantare il “pappagallo”, ormai entrato a pieno titolo nel lessico della “Sormani”, uno degli esemplari partecipanti al concorso fu utilizzato per la donazione Eugenio Montale. Le esigenze legate ad una semplificazione del trattamento fisico del materiale librario fecero successivamente abbandonare l’uso generalizzato di questa etichetta, mentre si studiavano scelte opportune per contrassegnare particolari serie.

L’Istituto avrebbe comunque mantenuto un’attenzione costante all’ex libris organizzando sistematicamente mostre e stimolando nuove creazioni per sottolineare particolari momenti celebrativi. Così è stato per il bicentenario della prima venuta di Stendhal a Milano; così abbiamo voluto per ricordare il mezzo secolo della Biblioteca a Palazzo Sormani.

Grazie al prezioso contributo di Cristiano Beccaletto e di Giulia Chiesa – conservatore della Sezione Manoscritti e Centro Stendhaliano – che hanno curato questa iniziativa, possiamo presentare una variegata iconografia di quello che è diventato un “luogo” della città.

La Biblioteca pensata dagli artisti che hanno generosamente aderito al nostro invito, da loro percepita o desiderata, comunica ancora una volta, attraverso un ex libris, i propri valori, la propria storia, la propria funzione.

 

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