Biblioteca Sormani

Il Palazzo nel Cinquecento

Nel passato il luogo dove oggi sorge la Biblioteca era un sito suburbano in prossimità della Porta Tosa, lungo la strada esterna della cerchia muraria medievale e non lontano dal vivace Borgo della Fontana dove, tra mulini e baracche di lavandai, si estendevano gli orti che rifornivano il mercato del Verziere.
La proprietà si affacciava sulla piazzetta della Porta Tosa, aveva un vasto giardino retrostante che confinava con quello, altrettanto ampio, del Collegio della Guastalla ed era delimitata ai lati dallo stradone che correva lungo il corso del Naviglio, oggi via Francesco Sforza, e dalla via che portava al Collegio.

Che un edificio di dimensioni più ridotte rispetto a quelle attuali esistesse già nel Cinquecento è testimoniato da una lapide risalente al 1737, ancora oggi visibile nell’atrio della Biblioteca.
Nella lapide il Conte Cesare Monti, uno dei proprietari più illustri del Palazzo, ricorda che questo fu proprietà di Giovanni Battista Castaldo (1493-dopo il 1565), validissimo condottiero nella guerra contro i Turchi in Transilvania.
La lapide riporta le armi, con stemma gentilizio ornato dei Gigli di Francia, corona e scettro, del Giovanni Battista o Giambattista Castaldo, marchese di Cassano, conte di Binasco e di Piadena, generale imperiale che si distinse anche nella battaglia di Pavia e nel sacco di Roma del 1527.

Giovanni Battista, essendo molto in auge e stimato dalla nobiltà regale europea, fu il primo ad avviare consistenti lavori edilizi per trasformare la proprietà in una dimora di un certo decoro. Non si conosce la precisa entità degli interventi, ma probabilmente riguardarono l’unificazione di diversi caseggiati attigui, la creazione di una nuova facciata del palazzo padronale e vari abbellimenti.

Nella seconda metà del Cinquecento, ai Castaldi succedono i Medici di Marignano. La nipote di Giovanni Battista Castaldo, Livia (1564-1609), che ereditò dal padre Ferrante Castaldi il patrimonio familiare comprensivo del Palazzo in Porta Tosa, si unì infatti in matrimonio col cugino Gian Giacomo II dei Medici di Marignano (1558-1599).
È plausibile ipotizzare che un intervento di rifacimento del palazzo, motivato da esigenze di prestigio sociale, si debba attribuire proprio a Gian Giacomo II e alla moglie Livia. La nobile famiglia milanese dei Medici di Marignano a quel tempo era infatti molto importante. Tra i suoi membri vale la pena ricordare Giovanni Angelo Medici, eletto papa nel 1559 col nome di Pio IV, promotore dell’arte e dell’architettura milanese, committente del Palazzo dei Giureconsulti e del sepolcro gentilizio in Duomo, e il famoso capitano di ventura Gian Giacomo Medici, detto il Medeghino (1498-1555) - “piccolo Medici”, in dialetto milanese - cui si devono i lavori di abbellimento del Castello di Melegnano (Marignano).

Da una notizia riportata in Ascanio Centorio degli Hortensi sembra che nel 1559 nel Palazzo si svolsero una sontuosa festa e un torneo, con apparati effimeri di Leone Leoni, per solennizzare la pace di Cateau Cambrésis tra Francia e Spagna.

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