Biblioteca Sormani

Il Palazzo nel Novecento

Nel 1930 il Comune di Milano acquistò il Palazzo dagli eredi Sormani Andreani Verri (il figlio di Alessandro Sormani Andreani e Carolina Verri, Pietro, alla morte della madre aveva aggiunto infatti al proprio cognome quello materno) con parziale destinazione ad uso di Museo di Milano, qui ospitato dal 1935 al 1940.
Il Museo aveva in dotazione, oltre alle suppellettili del Palazzo, una parte della collezione di quadri, stampe, mobili e ceramiche appartenuta a Luigi Beretta, e altre opere provenienti dalle raccolte "Vecchia Milano" (al Castello Sforzesco) e Bertarelli.
Nel 1940, con l'entrata in guerra dell'Italia, il Museo di Milano venne chiuso e le sue collezioni trasferite in luoghi più sicuri.

In seguito ai danni subiti durante la seconda guerra mondiale, il Palazzo venne ricostruito da Arrigo Arrighetti (1953-1956), architetto dell’Ufficio Tecnico del Comune che ebbe il difficile compito di riqualificare un edificio per buona parte distrutto.

Si intervenne seguendo un duplice criterio: la parte dell'edificio meno colpita fu restaurata nel rispetto della precedente strutturazione e fu adibita a ospitare gli uffici, alcune sale di studio, gli ambienti di rappresentanza; l'ala distrutta affacciata su via Guastalla fu invece rifatta secondo un progetto radicalmente nuovo e fu riservata ad accogliere la porzione vitale della Biblioteca: i magazzini librari, i cataloghi, la grande sala di lettura, i servizi.

Il nuovo progetto prevedeva come primo elemento di restauro la ricostruzione del corpo di fabbrica su via Guastalla. Lo scorcio prospettico dal corso di Porta Vittoria suggerì al giovane architetto l’idea di una facciata razionalista con aperture a ritmo fitto sulla via che mettesse in risalto l’architettura barocca dell’edificio storico riprendendone gli allineamenti principali:

una quinta grigia capace di inquadrare, senza disturbo, l'architettura barocca.

Dal giardino è visibile “la torre dei libri” che si presenta come un volume dalle pagine sfogliate.
La struttura della facciata a lamelle in cemento ha la funzione di proteggere i magazzini dei libri dai raggi solari.

Il nuovo edificio fu pensato per contenere circa cinquecento posti di lettura e un milione di volumi.
I lavori di ristrutturazione si protrassero fino al 1956 con l’adozione di alcuni accorgimenti tecnici, quali la chiusura con vetrate dei due portici sul cortile interno.

Alla riapertura, ricordata da una lapide murata nella parete di fondo dell’atrio di ingresso, la Biblioteca si presentava come una biblioteca, se non “la più bella d’Europa” come entusiasticamente la definiva “La Notte” (Una torta con due candeline per la più bella d’Europa, in La Notte, 4-5 marzo 1958, p. 8), certamente moderna e innovativa.
Il Sindaco di allora, Virgilio Ferrari, si compiaceva per la razionalità, la ricchezza delle attrezzature e per la funzionalità curata in ogni particolare.

persino, ad evitare il disturbo che possono arrecare le conversazioni sussurrate fra i lettori desiderosi di una breve sosta nel loro studio, una grande sala accoglie chi voglia dare ai propri nervi il conforto di una sigaretta o di una tazza di caffè.

Lo stabile si estendeva su una superficie di 7.000 metri quadrati e affacciava sul prestigioso giardino storico, che offriva ai frequentatori un esclusivo polmone verde di oltre 5.000 metri quadrati.