Biblioteca Valvassori Peroni

Marina Abramovic

Marina Abramovic è una delle personalità più conosciute, controverse e influenti dell'arte contemporanea, sacerdotessa e progenitrice della performing art, quell'arte performativa, effimera, che opera tra esibizione e arte visiva, in cui l'artista utilizza come strumenti di espressione il proprio corpo e il tempo.
Marina ha dato visibilità a una forma d'arte che è nel "qui e ora", avvalendosi delle energie che si creano tra le persone: per la sua indagine artistica sono fondamentali palcoscenici, colori, simboli.
L'artista ha avuto e continua ad avere con l'Italia un rapporto privilegiato: secondo Marina: «piaccio più agli italiani che ai norvegesi perché le mie performance sono molto emotive». E in Italia, a partire dalla partecipazione a Contemporanea, a Roma nel 1973, hanno avuto luogo molte delle sue performance più significative.
Nel 1997 ha vinto il Leone d’oro come miglior artista della XLVII Esposizione d’arte di Venezia, con la sua perfomance durata 4 giorni e 6 ore: Balkan Baroque inno materico alla stupidità di tutte le guerre e alle loro incancellabili conseguenze.

Visita il sito di MAI - Marina Abramovic Institute

 

 

Marina Abramović ; con James Kaplan
Attraversare i muri : un'autobiografia
Bompiani Overlook, 2016 411 p. - 8 pagine di illustrazioni
T2424611 AFF 709.2 B ABRA

«Avevo fatto esperienza di una libertà assoluta; avevo sentito che il mio corpo era senza limiti e confini; che il dolore non aveva importanza. Ed era inebriante.»

«Marina Abramovic è la performance/conceptual artist più celebrata al mondo ed è probabilmente l'unica dotata di sense of humor» The Sunday Times

«non avrei mai potuto attraversare i muri da sola...» Marina Abramovic

Una celebrazione di quasi cinquant'anni di performance art rivoluzionaria. Figlia di genitori comunisti, eroi di guerra sotto il regime di Tito nella Jugoslavia postbellica, Marina Abramovic fu cresciuta secondo una ferrea etica del lavoro. Agli esordi della sua carriera artistica internazionale viveva ancora con la madre e sotto il suo totale controllo, obbedendo a un rigido coprifuoco che la costringeva a rincasare entro le dieci di sera. Ma nulla poté placare la sua insaziabile curiosità, il suo desiderio di entrare in contatto con la gente e il suo senso dell'umorismo. Tutto ciò che ancora oggi la contraddistingue e dà forma alla sua vita. Al cuore di "Attraversare i muri" c'è la storia d'amore con il collega perfomance artist Ulay: una relazione sentimentale e professionale durata dodici anni, molti dei quali passati a bordo di un furgone viaggiando attraverso l'Europa, senza un soldo. Un legame che arrivò al drammatico epilogo sulla Grande Muraglia cinese. La storia di Marina Abramovic, commovente, epica e ironica, parla di un'incomparabile carriera artistica che spinge il corpo oltre i limiti della paura, del dolore, dello sfinimento e del pericolo, in una ricerca assoluta della trasformazione emotiva e spirituale. Esso stesso straordinaria performance, "Attraversare i muri" è la rappresentazione vivida e potente della vita di un'artista eccezionale.

 

Marina Abramović / Lena Essling
The cleaner

english edition
Berlin : Hatje Cantz, 2017
T2169319 GEN Q 1535
Catalogo della mostra a Palazzo Strozzi 2018

Campeggia un curioso macchinario dall’aspetto antidiluviano: è The Cleaner, un vetusto modello di lavatrice acquistato dai genitori di una Marina Abramović ancora bambina, quando ben poche famiglie potevano permetterselo. Spinta dalla curiosità, la bambina mise una mano nella macchina, schiacciandosi prima un dito e poi l’intero braccio, in una prolessi che anticipò il suo futuro, costante sfidare i limiti fisici per comprendere le cose.

L’oggetto si intitola The Cleaner, titolo della retrospettiva che Palazzo Strozzi ha didato nel 2018 alla “nonna della performance” (come si è autodefinita Abramović) e che attesta la necessità di fare un bilancio di mezzo secolo di produzione, mettendo da parte ciò che non è più utile per fare spazio al nuovo. Un repulisti che si colloca tra il buonsenso della massaia e l’essenzialità buddista, in quell’equilibrio tra vocazione popolare e tensione trascendente che caratterizza tutto il suo lavoro.

Leggi anche: Marina Abramović in "History"

 


a cura di Emanuela De Cecco, Gianni Romano
Contemporanee : percorsi e poetiche delle artiste dagli anni Ottanta a oggi
Milano : Postmediabooks, 2002
375 p. ; 21 cm.
TD696544 NIG 709.04 CONT

In questo libro vengono presentati documenti e immagini di artiste quali Cindy Sherman, Francesca Woodman, Ana Mendieta, Marina Abramovic, Annette Messager, Sherrie Levine, Jenny Holzer, Barbara Kruger, Guerrilla Girls, Rebecca Horn, Yayoi Kusama, Kiki Smith, Sophie Calle, Nan Goldin, Marlene Dumas, Rosemarie Trockel, Mona Hatoum, Doris Salcedo, Zoe Leonard, Sue Williams, Karen Kilimnik, Andrea Zittel, Eva Marisaldi, Sam Taylor-Wood, Pipilotti Rist, Grazia Toderi, Tacita Dean, Shirin Neshat, Gillian Wearing, Vanessa Beecroft, Rineke Dijkstra, Elke Krystufek, Margherita Manzelli, Tracey Moffatt, Luisa Lambri, Eija-Liisa Ahtila, Kara Walker, Ghada Amer, Lucy Orta, Soo-Ja Kim

 

 

Il corpo dell'artista
a cura di Tracey Warr ; introduzione di Amelia Jones

London : Phaidon, 2006
203 p. : ill. ; 30 cm
TD412719 VEN 709.04 CORP

Questo libro raccoglie alcuni dei protagonisti più importanti che hanno usato il proprio corpo per creare arte, partendo da artisti fondamentali come Marcel Duchamp e Jackson Pollock, passando per quelli degli anni '60 come Carolee Schneemann, Rudolf Schwarzkogler e Yoko Ono, e degli anni '70 con Chris Burden, Ana Mendieta, Vito Acconci, Marina Abramovic, fino ad arrivare al presente, con le opere di Matthew Barney, Yasumasa Morimura, Mona Hatoun e altri ancora. Amelia Jones, autrice dell'Introduzione e una delle massime autorità mondiali del settore, offre un quadro generale del tutto esaustivo delle performance e degli artisti inserendoli nel contesto storico della loro epoca.

 

 

Il diavolo del focolare : Marina Abramovic ...
Milano : Electa, 2006
205 p. ; 28 cm
659203 DOC.P.755

La casa, la donna, le realtà che forse più sono cambiate in questi ultimi sento anni. Cosa è successo da quando dopo una preistoria incominciata a finire dopo la seconda metà del secolo scorso, la donna si è conquistata uno spazio non più confinato a quello che era una casa/prigione? Trentacinque grandi artiste ci fanno riflettere su spazi, luoghi, nascondigli, simboli del territorio domestico.

 

 

a cura di Francesca Baiardi
Dr. Abramović

Milano : Feltrinelli, 2012
92 p. ; 21 cm.
TD404424 OGL 709.2 MARI

Che cos’è una performance? La performance è un’espressione artistica nata a metà del ‘900. Non è un dipinto, una scultura o una qualsiasi forma d’arte comune, ma un’azione, un movimento che l’artista crea davanti al un pubblico proprio come avviene a teatro: divenendo in tal modo attore, scenografo, sceneggiatore ed ideatore della sua stessa opera. La grande artista serba Marina Abramovic, incontrastata regina della performance-arte, dall’inizio della sua carriera ha utilizzato il suo corpo come materia artistica; traumatizzante e di forte impatto emotivo, ha infranto i modelli tradizionali delle arti visive. Fra le sue diverse opere, The artist is present, può essere considerata la tappa più importante della sua vita. E’ la stessa Abromovic a dichiarare: “quello che posso dire è che questa performance mi ha cambiata a livello profondo; per me può solo avvenire che il mio lavoro cambi la mia vita e non l’opposto. (…) l’aspetto interessante della situazione è che il pubblico osserva se stesso e l’osservatore diventa osservato (…) dobbiamo esplorare altri modi di comunicare” In Dr. Abramovic, a cura di Francesca Baiardi, pp. 96, allegato al dvd Marina Abramovic: The artist is present, 2012, Feltrinelli Real Cinema. Nessuna scenografia, nessun allestimento e niente oggetti alle pareti. Veramente un rigoroso essenzialismo della rappresentazione, la sola “presenza”. La personale al MoMA di New York, avvenuta dal 14 marzo al 31 maggio 2010, durante tutta la durata della quale l’artista stava immobile, in silenzio, seduta davanti a un tavolo per molte ore al giorno. Incontrare lo sguardo del suo silenzioso interlocutore, che come in un solenne rituale, le si avvicina lentamente e le si siede di fronte, per tutto il tempo che desidera, diventa un dialogo silenzioso, intenso, a volte commovente che non lascia indifferenti, diventa l’arte “presentata” e non “rappresentata”. L’artista diventa opera d’arte, assoluta. In questo processo l’artista include il pubblico, l’altro, e nel suo osservarlo, induce l’altro a osservar-si. Ed è in questo incontro che la sua opera può esistere.

«Nel corso di quell’ultimo mese, il fatto di stare seduta nell’atrio acquistò un significato diverso. Non è solo il fatto di sapere che mi avvicinavo al termine. Non si trattava più della fine. Mi riferisco al fatto che la performance era durata così a lungo che era diventata la vita stessa»  Citazione da "Attraversare i muri"

 

Marina Abramovic, Glenn Ligon, Mary Reid Kelley
History

Halle/Saale : Arthaus Musik, 2014
1 DVD-Video (55 min.)
VGD12918 VIG 709.2 ART

In questo video gli artisti Marina Abramovic, Glenn Ligon e Mary Reid Kelley concentrano la loro attenzione sugli eventi storici, mettono in discussione alcuni fatti comunemente accettati sulla "realtà storica" e creano racconti basati su esperienze personali. Marina Abramovic compare in un nuovo video realizzato in collaborazione con il celebre video artista Charles Atlas

 

 

 

a cura di Valentina Valentini
Intervalli tra film video televisione : Yoko Ono, Alexander Kluge, Marina Abramovic, Silvia & Chérif Defraoui

Palermo : Sellerio,
1989 129 p. ; 24 cm
532162 GEN.N.3427

Catalogo della mostra Taormina Arte 1989 IV Rassegna Internazionale del Video d'Autore Numerosi i contributi storico-critici, tra i quali segnaliamo: "I film di Yoko Ono", di John G. Hanhardt; "Archeologia del video. Dal cinema sperimentale all'arte video", di Vittorio Fagone; "Lo sguardo e il fenomeno", di Alessandra Cigala; "Il videotape, un mezzo di navigazione", di Franck Gillette; "Il mondo dei desideri è multiforme", di Meinhard Prill.

 

 

a cura di Diego Sileo ed Eugenio Viola
Italian works

Milano : 24 ORE Cultura, 2012
205 p. ; 29 cm §
372160 VAL 709.2 ABRA
Fa parte di: The Abramovic method

Il catalogo è diviso in due volumi.

Il primo, Italian Works, raccoglie - per la prima volta - tutti i lavori realizzati in Italia da Marina Abramovic, con testi inediti di Renato Barilli, Achille Bonito Oliva, Germano Celant, Gillo Dorfles, Antonello Tolve e Angela Vettese.

 

Il secondo, The Abramovic Method, è incentrato unicamente sul processo che ha portato alla creazione del Metodo Abramovic e include tutte le fasi di questo percorso, dall'allestimento all'esperienza diretta di chi l’ha vissuto.

 

 

 

 

 

 

Directed by Matthew Akers
Marina Abramović : the artist is present : the hardest thing is to do something which is close to nothing

Milano : Feltrinelli, 2012
1 DVD-Video (105 min) + 1 volume ( “Dr. Aramovic” 92 p.)
DVD 7276 V00020353
VED12230 VEN 709.2 ABRA

Nel 2010, in occasione della retrospettiva che il MoMA dedicò a Marina Abramovic, più di 750mila persone aspettarono in fila fuori dal museo per avere la possibilità di sedersi di fronte all'artista e di comunicare con lei senza dire una parola, in una performance senza precedenti durata più di settecento ore. Una celebrazione di quasi cinquant'anni di performance art rivoluzionaria. Incontrastata regina della performance art e della ricerca d'interazione con il pubblico, capace come nessun altro di sfidare i limiti del corpo umano, la grande artista serba Marina Abramovic in un documentario prodotto dal canale televisivo via cavo americano HBO. Instancabile e infaticabile, Marina lo è fin dagli inizi della sua carriera. Sperimentale, anche. Nella sua costante ricerca ha sopportato dolore fisico, spossatezza oltre il pensabile, e ha anche rischiato la vita. Grande, incontrastata imperatrice della performance art, Abramovic ha ricevuto numerosi premi, tra cui il Leone d'oro alla Biennale del 1997 per la stupefacente installazione Balkan Baroque. Il film è stato presentato al Sundance e al Festival di Berlino.

 

 

The lovers - Abramovic e Ulay: la trasformazione dell'amore nell'arte

 

 

Marina Abramović : *Estasi
a cura Giuseppe Frangi
Novate Milanese : Casa Testori, [2019]
69 p. : ill. ; 26 cm T2369308
GEN O 23111

Estasi è una mostra-percorso che presenta i tre video del ciclo The Kitchen. Homage to Saint Therese. I video documentano le performance che Marina Abramovic ha tenuto nel 2009 nelle cucine dell'ex convento di suore clarisse, a Gjion, in Spagna. L'artista ha tratto ispirazione per i tre video dalla lettura dei Diari di Santa Teresa d'Avila, una delle grandi figure del cattolicesimo. La scelta della cucina come ambientazione deriva proprio dalla descrizione che Teresa fa di alcune sue estasi mistiche, avvenute proprio mentre era occupata tra pentole e cibo. I tre video rappresentano un percorso: dalla meditazione sulla condizione umana, Vanitas, si passa al terremoto interiore documentato in Carrying the Milk, per approdare all'estasi vera e propria con Levitation. Nella cucina Marina Abramovic trova anche ricordi autobiografici: era quello il luogo delle confidenze con la nonna Milica che avevano segnato la sua infanzia.

«Quando mi sono trovata nella cucina del convento è come se avessi visto un miracolo davanti a me: mi sono accorta che era un lavoro che stava già nella mia testa»


Murgia, Michela - Tagliaferri, Chiara
Morgana : storie di ragazze che tua madre non approverebbe

Milano : Mondadori, 2019 238 p. ; 21 cm
T2352052 ACC 920.72 B MURG

Controcorrente, strane, pericolose, esagerate, difficili da collocare. E rivoluzionarie. Sono le dieci donne raccontate in questo libro e battezzate da una madrina d’eccezione, la Morgana del ciclo arturiano, sorella potente e pericolosa del ben più rassicurante re dalla spada magica.

Moana Pozzi, Santa Caterina, Grace Jones, le sorelle Brontë, Moira Orfei, Tonya Harding, Marina Abramovic, Shirley Temple, Vivienne Westwood, Zaha Hadid. Morgana non è un catalogo di donne esemplari; al contrario, sono streghe per le donne stesse, irriducibili anche agli schemi della donna emancipata e femminista che oggi, in piena affermazione del pink power, nessuno ha in fondo più timore a raccontare. Il nemico simbolico di questa antologia è la “sindrome di Ginger Rogers”, l’idea - sofisticatamente misogina - che le donne siano migliori in quanto tali e dunque, per stare sullo stesso palcoscenico degli uomini, debbano sapere fare tutto quello che fanno loro, ma all’indietro e sui tacchi a spillo. In una narrazione simile non c’è posto per la dimensione oscura, aggressiva, vendicativa, caotica ed egoistica che invece appartiene alle donne tanto quanto agli uomini. Le Morgane di questo libro sono efficaci ciascuna a suo modo nello smontare il pregiudizio della natura gentile e sacrificale del femminile. Le loro storie sono educative, non edificanti, disegnano parabole individuali più che percorsi collettivi, ma finiscono paradossalmente per spostare i margini del possibile anche per tutte le altre donne. Nelle pagine di questo libro è nascosta silenziosamente una speranza: ogni volta che la società ridefinisce i termini della libertà femminile, arriva una Morgana a spostarli ancora e ancora, finché il confine e l’orizzonte non saranno diventati la stessa cosa.

 

Michele Dantini racconta
Performance e Body art: l'azione diventa arte : Abramovic, Beuys, Nitsch, Naacke, Nauman
regia di Michele Calvano

Roma : La repubblica-L'espresso, 2014
1 DVD-Video (71 min) + 1 fascicolo (15 p.)
ACD 12439 ACC 709.04 CAFF

 

 

 

 

Westcott, James
Quando Marina Abramovic morirà
traduzione di Irene Inserra e Marcella Mancini
Monza : Johan & Levi, 2011
350 p. ; 23 cm.
TD424909 VEN 700.92 B ABRA

Belgrado 1974. Marina Abramovic dà fuoco a una monumentale stella a cinque punte, simbolo del regime di Tito, e ci si distende dentro fino a svenire per asfissia. Napoli 1975. Uno spettatore le punta al collo una pistola carica: l'artista ha sfidato il pubblico a usare su di lei, risolutamente passiva, uno qualsiasi degli oggetti disposti su un tavolo. New York 2002. Marina vive per dodici giorni in un'abitazione pensile allestita alla Sean Kelly Callery. Digiuna. L'unico nutrimento è l'avido sguardo degli astanti che la osservano bere, dormire, lavarsi e urinare.
Tra la schiera di spettatori c'è James Westcott: è il suo primo incontro con "la nonna della Performance Art", come lei ama definirsi, e l'incipit di "Quando Marina Abramovic morirà", biografia intima di un'artista che da quarantanni gioca con la morte mettendo il proprio corpo al centro di performance divenute leggendarie. Agli esordi, lanciarsi nell'arte performativa significa per Marina ribellarsi a un'esistenza "militarizzata", tiranneggiata da una madre che le impone diktat culturali comunisti e non la bacia mai. Cruciale per il decollo da Belgrado è l'unione artistica e sentimentale con il fotografo tedesco Ulay, con cui avvia una collaborazione tanto ardita quanto fruttuosa. A bordo di un furgone Citroen trasformato in casa mobile, la coppia gira l'Europa esibendosi in pezzi che mettono a nudo una simbiosi culminata nel prolifico "Nightsea Crossing".

 

Leggi anche: EduFlix - Festeggia settant'anni Marina Abramovic, simbolo della performance europea