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Le ragazze, di Emma Cline

 

     

 

 

"Alzai gli occhi per via delle risate, e continuai a guardare per via delle ragazze. Notai prima di tutto i capelli, lunghi e spettinati. Poi i gioielli che brillavano al sole. Erano in tre, così lontane che vedevo solo la periferia dei loro lineamenti, ma non importava: capii subito che erano diverse da tutte le altre persone del parco. […] Le ragazze dai capelli lunghi sembravano scivolare su tutto quello che le circondava, figure tragiche e isolate. Come una famiglia reale in esilio."

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Percorsi

 

Il libro

Il romanzo si svolge contemporaneamente nel passato e nel presente, la protagonista, Eve (voce narrante adulta) racconta la sua storia portandoci al tempo in cui era solo una quattordicenne figlia di genitori separati e dalla personalità “debole”, una madre che vuole ritrovare la giovinezza perduta nelle mode new age della San Francisco di fine anni Sessanta e di uomini pronti a sfruttare le sue insicurezze, un padre che vuole rifarsi una vita con una ragazza giovane che gli procura qualche emozione.

Le ragazze è un romanzo di esordio, è una storia di formazione scritta da una giovane americana, Emma Cline che, partendo da un fatto di cronaca (la storia di Charles Milles Manson, il pregiudicato che nel 1969 aveva fondato una comune composta soprattutto da ragazze con storie difficili alle spalle e che insieme a loro si era macchiato di crimini efferati), ha messo in scena il percorso di crescita di una adolescente esasperandone le insicurezze, i bisogni, il disincanto precoce.

 

Evie, che aveva a disposizione ogni cosa: agi, soldi, una casa con piscina, un’amica del cuore, si trova a rinunciare volontariamente a ogni bene in favore di una promessa. Quella di poter diventare come Suzanne (la ragazza dai capelli neri): libera (e libertina), bella e senza paure. Dimagrisce a vista d’occhio, indossa abiti usati e logori, fuma erba e droghe varie, cercando nello sballo un momento di felicità. Si lascia convincere a fare (e farsi fare) quasi tutto, e anche alla fine saranno altri a decidere per lei.

 

 

L'autrice

La scrittrice, classe 1989, porta in dote il mito della California in cui è nata, anche se la sua adolescenza ha ben poco del misticismo da piscina deserta alle due di pomeriggio: Cline viene dalla California del nord più umbratile e boschiva, favorevole ai campeggi libertari, alle comuni.

Della sua gioventù si sa che ha cercato di fare l’attrice, ha avuto un fidanzato hippie con cui ha viaggiato in autostop e prima di iscriversi a un corso di creative writing è stata a lungo indecisa sulla forma che avrebbe assunto la sua vita. Di queste informazioni esistono poche conferme e quasi mai retrodatate nel tempo: Emma Cline non ha Instagram e non ha Twitter, la sua pagina Facebook e il sito ufficiale sono gestiti da terzi e rivelano la stanchezza e l’opacità della promozione di prassi.

Con questa biografia e i numeri che attirano morbosità e persecuzione, Emma Cline non è stata liquidata come un caso commerciale, ma come un’esteta. E lo è: una pittrice della parola, una control freak della forma. Eppure, c’è in lei qualcosa quasi di militante nel modo in cui cerca di capire come si diventa ragazze.

(biografia tratta dall'articolo "La forma di Emma Cline", pubblicato su Lettera '43 il 26/09/2016)

 

Recensioni

Accadde nel 1969 in  California e portò in primo piano, nello choc generale, il falimento dell’utopia hippy , i rischi di una  giusta rivolta libertaria, ma fatta senza identità e naufragata fra alcool e droghe. Ma in questa storia c’era di più, c’era un agghiacciante delirio, che porta Manson e i suoi all’omicidio,avendo perso ogni rapporto con la realtà  e con gli altri esseri umani: durante il processo Susan Atkins, la «sexy Sadie» della «Famiglia» di Manson si difese dicendo, «come può essere sbagliato se è stato fatto con amore?».

(Simona Maggiorelli, 26 settembre 2016 su Left)

https://left.it/2016/09/26/nella-mente-di-chi-uccise-sharon-tate-le-ragazze-di-emma-cline/

Emma Cline ripercorre tramite Eve l’intera vicenda di Manson, senza risparmiare nulla, con una crudezza ed una efferatezza da narratrice “navigata”.
Il protagonista della sua storia, alter ego di Manson è Russell, un uomo in verità neppure così degno di quel carisma che lo circonda, un uomo che decontestualizzato appare come mediocre, senza talenti, persino brutto eppure, eppure per quelle ragazze è il centro dell’ universo, un universo nero, fatto di abusi sessuali, di sacrifici ad una causa che è in realtà la causa di uno solo, di un pazzo.

 

Emma Cline ripercorre tramite Eve l’intera vicenda di Manson, senza risparmiare nulla, con una crudezza ed una efferatezza da narratrice “navigata”.

Il protagonista della sua storia, alter ego di Manson è Russell, un uomo in verità neppure così degno di quel carisma che lo circonda, un uomo che decontestualizzato appare come mediocre, senza talenti, persino brutto eppure, eppure per quelle ragazze è il centro dell’ universo, un universo nero, fatto di abusi sessuali, di sacrifici ad una causa che è in realtà la causa di uno solo, di un pazzo.

(Elisabetta Favale, 5 aprile 2'017 su Linkiesta)

https://www.linkiesta.it/it/blog-post/2017/04/05/le-ragazze-di-emma-cline/25444/

 

Enormi squat hippy infestati dai pidocchi, dove tutto sembrava sul punto di marcire. La liberazione dalle regole sociali, dalla famiglia, l'educazione, i soldi, le gerarchie spacciata come mistico cammino verso la realizzazione da ambiziosi millantatori in cerca di seguaci. Il consumo di droghe, dall'apertura delle menti al loro perpetuo ottundimento. L'ambiguo confine tra comunità e setta - un problema ricorrente nella società americana. L'iniziazione al sesso, un rituale tribale spacciato per libero amore. Perfino la musica, da aggregatore universale a ossessiva chiave per il successo.

(Michele Lauro, 22 ottobre 2016 su Panorama)

https://www.panorama.it/cultura/libri/emma-cline-le-ragazze-la-recensione/