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Rulli di tamburo per Rancas, di Manuel Scorza

 

"In quel crespuscolo, in quell'ipocrita crepuscolo, le parole non si contano. Per la prima volta il Recinto sbarrò il ritorno dei mandriani. Per entrare a Rancas le greggi dovettero allungare la strada di una buona lega. Rancas cominciò a mormorare. A cosa aspirava il Recinto? Che disegno nascondeva? Chi ordinava quella separazione? Chi era il padrone di quel filo di ferro?"

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Il libro

Rulli di tamburo per Rancas è il primo romanzo della "pentalogia" La Ballata di Manuel Scorza. Scorza decide di raccontare sotto forma di romanzo la lotta dei comuneros (i contadini indigeni) realmente avvenuta in Perù negli anni sessanta. Molti personaggi del libro (Héctor Chacón, per esempio) sono realmente esistiti. Il romanzo (insieme a tutta la pentalogia) viene considerato dagli indios il racconto epico delle loro gesta.

 

L'autore

Manuel Scorza Torres (Lima, 1928 – Madrid, 1983) è stato uno scrittore e politico peruviano. Iniziò la sua formazione culturale e politica in Perù, anche se a soli 20 anni, a causa della sua febbrile attività politica, fu costretto all'esilio. Soggiornò per molti anni in Messico, Uruguay e Spagna. Ritornato in Perù dopo oltre un decennio, Scorza fu costretto nel 1968 ad un secondo esilio, sempre a causa del suo impegno politico a favore delle comunità indigene. Soggiornò a Parigi dove fu lettore di letteratura ispanoamericana alla Scuola Nazionale Superiore di Saint Cloud. Morì nel 1983in un incidente aereo.

 

Curiosità

L'opera letteraria di Scorza è tutta incentrata sulla difesa della causa degli indigeni e delle comunità contadine del Perù. Con l'obiettivo di difendere l'identità e i diritti del suo popolo, Scorza scrive una pentalogia conosciuta come "La Ballata" (la Balada), o anche "Guerra silenziosa", con la quale, combinando sapientemente poesia, racconti popolari e storia, racconta la lotta senza tempo dei contadini per recuperare le proprie terre, sottratte dalle multinazionali minerarie e dai fazenderos latifondisti. In questo scenario prendono corpo le epiche lotte contro il recinto, che giorno dopo giorno e avanzando con la sua barriera di acciaio e filo spinato, sottrae campi agli indios contadini e le rivolte di questi ultimi, represse con il sangue. Qui trovi approfondimenti sulle conseguenze dell'estrazione mineraria da parte della Cerro de Pasco Corporation.

 

Recensioni

Non è tanto un roboante rullo di tamburo quello che ci colpirà nella lettura delle vicende delle comunità oppresse di Rancas: sarà piuttosto un sommesso chiacchiericcio sulle più disperate tragedie, che non cessa dopo la morte, ma di sé alimenta all'infinito l'ottusa ribellione di chi non sente ragioni dalle multinazionali, e a esse oppone il suo strenuo carnevale, un'anticamera incantata e istintiva alle più fondamentali prerogative umane. Molto ben rappresentata e molto vivida, la sopraffazione.

Lidia, 24 anni

 

Per quanto le prime pagine siano state abbastanza complesse, capitolo dopo capitolo è stato semplice entrare nel meccanismo del romanzo, tanto da arrivare a un punto in cui non riuscivo più a metterlo giù. Lo stile molto visivo e la trama, che riporta a fatti realmente accaduti, rendono la lettura interessante, così come la presenza di personaggi memorabili - come il contadino Fortunato. Ciò che mi è rimasto di più, però, è un forte senso di rabbia: nei confronti dei soprusi subiti dalle comunità andine, verso il dottor Montenegro e tutti i funzionari corrotti, verso l'indifferenza... Alcuni momenti sono stati un pugno nello stomaco, soprattutto all'avvicinarsi della conclusione. Un romanzo corale, un universo di persone che lottano.

Rebecca, 23 anni