Una cosa divertente che non farò mai più
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Materiale linguistico moderno

Wallace, David Foster

Una cosa divertente che non farò mai più

Titolo e contributi: Una cosa divertente che non farò mai più / David Foster Wallace ; traduzione di Gabriella D'Angelo e Francesco Piccolo

4. ed

Pubblicazione: Roma : Minimum fax, 2017

Descrizione fisica: 151 p. ; 21 cm.

ISBN: 9788875218379

EAN: 9788875218379

Data:2017

Lingua: Italiano (lingua del testo, colonna sonora, ecc.)

Paese: Italia

Fa parte di: Sotterranei ; 19

Nomi: (Traduttore) (Traduttore) (Autore)

Classi: 813.54 NARRATIVA AMERICANA IN LINGUA INGLESE, 1945-1999 (21)

Dati generali (100)
  • Tipo di data: monografia edita in un solo anno
  • Data di pubblicazione: 2017
  • Target: adulti, generale
Testi (105)
  • Genere: fiction

Sono presenti 4 copie, di cui 4 in prestito.

Biblioteca Collocazione Barcode Stato Prestabilità Rientra
Biblioteca Villapizzone VIL 813 N WALL
(Ristampa: 2017)
T2437207 In prestito 27/06/2024
Biblioteca Accursio ACC 813 N WALL
(Ristampa: 2018)
T2223116 In prestito 21/07/2024
Biblioteca Gallaratese GAL 813 N WALL
(Ristampa: 2018)
T2382925 In prestito 02/04/2024
Biblioteca Valvassori Peroni VAL 813 N WALL
(Ristampa: 2018)
T2382926 In prestito 29/07/2024
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Spunti di riflessione del Gruppo di Lettura del giovedì - Biblioteca Parco Sempione

Incontratosi in trasferta -presso l’Archivio di Triennale Milano- il gruppo di lettura ha aperto… con la noia! Perché se a diversi lettori il libro ha divertito moltissimo, per l’indubbio talento stilistico e narrativo di Wallace, ad altri invece ha annoiato: che sia per le note -quasi un ipertesto-, che sia per l’impianto da reportage, c’è chi lo ha finito a fatica o lo ha abbandonato.
O che sia per un effetto voluto, per contagiare il lettore con quella noia che pervade la vacanza in crociera e da cui la macchina del divertimento organizzato (cit.) cerca disperatamente di salvare il cliente senza riuscirvi; tra balli serali, cibo a sfinimento, tiri al piattello, giochi di prestigio il risultato è di una tristezza e una disperazione mortifera.

Il tutto però con la verve di un Wallace, la cui personalità brillante, nevrotica e depressa, non viene celata al lettore ma emerge generosamente dalle pagine del racconto. Chi ha letto altro di lui lo ha riconosciuto. Può sembrare infatti che Wallace si tiri fuori, lui rockstar della letteratura contro il gregge di turisti faciloni, ma non è così. Wallace si mette in gioco, non risparmia autoironia e autocritica, si fa coinvolgere per vedere, anche su se stesso, l’effetto che fa questo precipitato di lusso e vizio americano.

Non è un bell’effetto, ma l’importante è accorgersene per tempo e scendere.

Spunti di riflessione del Gruppo di Lettura Voci nel Parco - Biblioteca Parco Sempione

1996. A David Foster Wallace viene commissionato dall’Harper’s Magazine un reportage sulle crociere extralusso: Una cosa divertente che non farò mai più è il libro che ne nasce, il resoconto di sette giorni lungo le coste caraibiche a bordo di una meganave.

C’è chi tra i lettori ha riso, tanto. Per il linguaggio tagliente, la funambolica inventiva lessicale, per le note a piè di pagina utilizzate dall’autore come un complemento alla narrazione.
C’è chi invece ha riso meno. Per l’umorismo fantozziano, che inizialmente fa ridere e poi disperare, per le annotazioni che interrompono la lettura rendendola meno scorrevole.

Al di là delle valutazioni sullo stile, tutto il gruppo ha apprezzato l’abilità di Wallace nel ritrarre la disperazione sociale di questi luoghi di alienazione, che danno noi turisti in pasto all’imperativo del “divertimento”.
Wallace usa la satira al meglio di sé stessa, come uno strumento di (auto)consapevolezza mediato dal riso nonché dalle nevrosi e ipocondrie del protagonista. Un’autoironia molto apprezzata, che non fa degli altri un bersaglio ma che include Wallace medesimo, e dunque tutti noi lettori, nel gregge che anela al suo posto al sole, al lusso, all’eccesso, all’anestesia almeno per una settimana all’anno.
Lo sbarco -ha detto un partecipante- è ovunque, lo sbarco della globalizzazione che invade il terzo mondo facendone un prodotto di consumo; un’invasione che è inquinamento e decomposizione, come nel passaggio citato da una lettrice: la pelle abbronzata che si squama e cade, così come fanno i rifiuti lasciati dalla meganave in una scia che sporca il blu del mare.

Insoddisfatti, famelici, annoiati, indifferenti alle condizioni di chi su quelle navi lavora. Pagina dopo pagina ci siamo divertiti, ma non lo faremo mai più: scesi dalla nave del libro insieme a Wallace abbiamo guadagnato una terraferma di consapevolezza e lasciato al largo un delirio di (cit.) Assolutamente Niente.

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