MERCOLEDì GDL PARCO

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Divorare il cielo - Paolo Giordano

Spunti di riflessione del gruppo di lettura 'Voci nel parco' - Biblioteca Parco Sempione

Tutto inizia a metà degli anni ‘90 in una masseria della località pugliese di Speziale, dove vive una coppia con tre ragazzi adolescenti, di cui solo uno è il figlio biologico, che vengono cresciuti secondo principi ispirati a credenze religiose inconsuete e al contatto diretto con la natura.

Teresa, ragazzina torinese che passa le estati a Speziale nella villa della nonna poco distante dalla masseria, diventa parte della piccola comunità ed è irresistibilmente attratta da Bern, il più carismatico dei tre ragazzi.

La vicenda si dipana per quasi vent’anni ed è ricostruita dalla voce di Teresa, a cui si aggiunge in alcuni punti quella di Tommaso, un altro ragazzo del terzetto.

Alcune partecipanti hanno trovato il romanzo emozionante, incalzante come un giallo per le vicende, anche tragiche e criminose, che sono ricostruite tassello per tassello senza risposte lasciate in sospeso, come in un’architettura perfetta, riconducibile forse alla formazione di matrice scientifica dell’autore.

I personaggi sono stati definiti ragazzi sbandati, negativi, e per questo da alcune di noi la lettura non è stata apprezzata.

Tuttavia, Bern, considerato il focus di una storia corale, rappresenta il desiderio di vita e l’aspirazione ad una ascesa verso l’alto, anche se la sua fusione totale con la natura del finale, lo porta materialmente a scendere nelle profondità di una grotta.

La vicenda affronta tanti temi, ma irrinunciabili: amicizia maschile, ambientalismo, fecondazione eterologa, appartenenza a un gruppo, dipendenza psicologica, corruzione, genitorialità.

I protagonisti non riescono a sviluppare in senso positivo i loro ideali, anche per carenze di supporti idonei da parte della società, ma Teresa porterà avanti, pur con grande fatica, il suo grande amore per Bern, lasciandoci con una riflessione sui personaggi maschili, che sembrano, invece, tutti avvitati su sé stessi.

R: Il treno dei bambini - Viola Ardone

Spunti di riflessione del gruppo di lettura Voci nel Parco - Biblioteca Parco Sempione

Il romanzo è stato molto apprezzato dal gruppo sia per la tematica affrontata, sconosciuta alla maggior parte dei presenti, sia per la scrittura scorrevole e fresca con alcune incursioni dialettali che hanno alleggerito la lettura.
L’intento pedagogico della scrittrice è evidente : “fare memoria” ma anche sottolineare il valore “rivoluzionario” della solidarietà.

Riportando le parole di una partecipante del gruppo: ”Ancora una volta Viola Ardone prende spunto da un fatto vero per parlare di solidarietà, di relazioni umane, della sua città devastata dalla guerra, di attaccamento alla propria cultura e alle proprie radici, prima attraverso la voce di Amerigo bambino la cui parlata con intonazioni dialettali rende il libro vivace e divertente e poi con la sofferenza mai sopita di un Amerigo ormai adulto che solo con la morte della madre, provata dalla miseria per tutta la vita, ma anaffettiva, riesce a far pace con lei e con se stesso.”

Emblematica del rapporto tra la madre e il figlio è la frase di congedo di Amerigo davanti alla tomba: "Quello che non ci siamo detti non ce lo diremo più, ma a me è bastato saperti dall’altra parte di quei chilometri di strada ferrata, per tutti questi anni, con le braccia strette a croce sul mio cappottino. Per me è lì che resti. Aspetti, e non vai via“.

Una cosa divertente che non farò mai più - David Foster Wallace

Spunti di riflessione del Gruppo di Lettura Voci nel Parco - Biblioteca Parco Sempione

1996. A David Foster Wallace viene commissionato dall’Harper’s Magazine un reportage sulle crociere extralusso: Una cosa divertente che non farò mai più è il libro che ne nasce, il resoconto di sette giorni lungo le coste caraibiche a bordo di una meganave.

C’è chi tra i lettori ha riso, tanto. Per il linguaggio tagliente, la funambolica inventiva lessicale, per le note a piè di pagina utilizzate dall’autore come un complemento alla narrazione.
C’è chi invece ha riso meno. Per l’umorismo fantozziano, che inizialmente fa ridere e poi disperare, per le annotazioni che interrompono la lettura rendendola meno scorrevole.

Al di là delle valutazioni sullo stile, tutto il gruppo ha apprezzato l’abilità di Wallace nel ritrarre la disperazione sociale di questi luoghi di alienazione, che danno noi turisti in pasto all’imperativo del “divertimento”.
Wallace usa la satira al meglio di sé stessa, come uno strumento di (auto)consapevolezza mediato dal riso nonché dalle nevrosi e ipocondrie del protagonista. Un’autoironia molto apprezzata, che non fa degli altri un bersaglio ma che include Wallace medesimo, e dunque tutti noi lettori, nel gregge che anela al suo posto al sole, al lusso, all’eccesso, all’anestesia almeno per una settimana all’anno.
Lo sbarco -ha detto un partecipante- è ovunque, lo sbarco della globalizzazione che invade il terzo mondo facendone un prodotto di consumo; un’invasione che è inquinamento e decomposizione, come nel passaggio citato da una lettrice: la pelle abbronzata che si squama e cade, così come fanno i rifiuti lasciati dalla meganave in una scia che sporca il blu del mare.

Insoddisfatti, famelici, annoiati, indifferenti alle condizioni di chi su quelle navi lavora. Pagina dopo pagina ci siamo divertiti, ma non lo faremo mai più: scesi dalla nave del libro insieme a Wallace abbiamo guadagnato una terraferma di consapevolezza e lasciato al largo un delirio di (cit.) Assolutamente Niente.

Bugiarda - Ayelet Gundar-Goshen

Spunti di riflessione del Gruppo di lettura Voci nel Parco - Biblioteca Parco Sempione

Un urlo proveniente da un cortile sul retro di una gelateria fa accorrere le persone che si trovano nei dintorni, che si trovano davanti una ragazza in lacrime e un uomo che la strattona. La situazione sembra chiara: aggressione di natura sessuale e la ragazza, vittima in realtà di pesanti insulti verbali, non ha la forza di negare la presunta violenza.
Questa bugia iniziale travolge i personaggi, che sono portatori, a vari gradi, di menzogne, inganni, segreti.
La protagonista diventa un personaggio mediatico, ricevendo finalmente l’attenzione di cui sentiva un disperato bisogno.

Allora, qualcuno ha suggerito, mentono tutti perché hanno bisogno di essere “visti”, riconosciuti per quello che sono, ascoltati, amati nonostante le singole piccolezze?
La scrittrice, psicologa di professione, mette nelle pagine di questo romanzo, permeato da una buona dose di ironia, una grande quantità di pensieri, sentimenti; c’è una vera e profonda evoluzione del sentire dei personaggi principali.
Il romanzo ci interroga sul mentire: è solo un comportamento riprovevole e condannabile o è anche altro? Qualcuno ha ricordato che nell’evoluzione delle specie la capacità di ingannare è fattore di sopravvivenza, qualcun altro che la parola “menzogna” deriva da "mens" e le bugie sono parte dello sviluppo mentale e sociale dell’essere umano.

Aniko - Anna Nerkagi

Spunti di riflessione del gruppo di lettura 'Voci nel parco' - Biblioteca Parco Sempione

In questo breve ma intenso romanzo, in parte autobiografico, sono tanti i temi sollevati dall’autrice e che sono stati evidenziati dai partecipanti al gruppo di lettura.
Aniko, giovane donna ventenne ultima discendente di una tribù nenec, torna al villaggio natale quando scopre della morte della madre. È l’occasione per riabbracciare il padre che non vede da molti anni ovvero da quando si è allontanata per conseguire un’istruzione su volontà del governo russo.
Il ritorno segna inevitabilmente un contrasto tra le radici e il desiderio di una vita moderna e appagante: emerge qui di bisogno di andarsene da un ambiente chiuso e opprimente ma anche il senso del dovere nei confronti del padre e della cultura a cui appartiene. “Il rientro la mette di fronte ad una possibilità di scelta che per il momento sospende… Non vuole rinnegare il proprio sé ma nemmeno i propri affetti”.
Contrasti che sono senz’altro riconducibili e insiti alla condizione dei migranti: in questo caso, la minoranza etnica ha un rischio altissimo di estinzione della lingua (da intendersi più nei numerosi dialetti che vengono parlati dai neneti), dei riti e delle capacità assodate da centinaia di anni.
Grandi protagonisti del romanzo sono gli animali con cui i nenec convivono: uomini e animali sono pari, le emozioni sono vissute da entrambi su uno stesso livello: la dignità e il rispetto di ciascuno sono preservati.

Nella frase finale leggiamo: “ […] Che cosa aveva voluto dirgli il lupo? Perché l’aveva fissato? Aleska non sapeva dare una risposta a quelle domande, ma nei meandri del suo cuore cominciò a nutrire un grande rispetto per il giovane lupo che si era allontanato con tanta dignità, senza riconoscere il potere dell’uomo e senza umiliare sé stesso. Sì, forse era andata così…”.
Ed è proprio dal rispetto che è scaturita un’ultima riflessione: ovvero come sia possibile una condivisione dell’esistenza tra due mondi così diversi, umano e animale, quando invece ancora oggi assistiamo ad una guerra ormai decennale tra Israele e Palestina “dove ciascuna parte non riconosce la dignità dell'altro e quindi non ne ha rispetto?”

La variante di Lüneburg - Paolo Maurensig

Spunti di riflessione del gruppo di lettura 'Voci nel parco' - Biblioteca Parco Sempione

Un uomo ha un conto in sospeso con un altro uomo, apparentemente sparito nel passato dello sterminio ebraico. Un giallo in cui la vittima ha, per rintracciare il carnefice, l'ossessione per gli scacchi e l'aiuto di un giovane ragazzo appassionato del gioco.

Questo giallo storico è stato apprezzato dal gruppo di lettura: il tema scacchistico, solo all'inizio ostico per qualcuno, ha ben sostenuto l'intreccio giallo, amalgamandosi con la trama storica. Gli episodi ambientati in un campo di concentramento, volutamente pochi, hanno una verità e una forza che li rende a tratti difficili da affrontare, ma altrettanto sentiti e necessari.
Emerge netto, nella drammaticità del contesto, il tema della scelta. Quella scelta che ogni mossa degli scacchi di per se stessa impone, quella scelta che è della vita di ciascuno, perché "se non fossimo costretti a scegliere saremmo immortali". Non è cosa sui cui si riflette, nel tramestio della vita di ogni giorno, ma è così.
In un giallo in cui il narratore è insieme interno e onnisciente, in cui "l'esecuzione capitale differita nel tempo" è dichiarata fin dalle prime pagine, il pezzo del cavallo -cavallo dei neri, per esattezza- diventa quasi un 'cavallo di Troia', il mezzo per stanare un nemico trinceratosi dietro una falsa identità.
Commoventi per tutti le foto che il protagonista conserva incorniciate sul suo pianoforte, quei sommersi della scacchiera della Storia.

R: Almarina - Valeria Parrella

Spunti di riflessione del Gruppo di Lettura Voci nel Parco - Biblioteca Parco Sempione

Lutto e maternità mancata di un’insegnante del carcere minorile di Nisida, Elisabetta, sfociano nella capacità di tornare ad amare grazie all’intesa con la studentessa Almarina, che dà giustamente il titolo a questo romanzo.

Chi ha avuto occasione di entrare in un carcere, ha trovato la lingua difficile, evocativa, sintetica ma capace di rendere la sensazione che si prova al momento della chiusura delle porte; per qualcuno lo stile è ruvido, il linguaggio crudo e troppo intimistico.

Accade veramente: a volte i ragazzi collocati negli istituti vengono spostati senza preavviso, generando un senso di provvisorietà negli educatori a riguardo del futuro dei ragazzi e del senso del proprio lavoro. Il libro è in questo senso un richiamo alla responsabilità sociale e alla riflessione sul peso della burocrazia di fronte alle situazioni di sofferenza e disagio.

Il libro è stato letto anche come un atto d’amore verso Napoli, con i numerosi riferimenti a luoghi particolari della città.

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